Intervista a Lisa Vozza e Maurizio D’Incalci

Come nascono le medicine

di Lisa Vozza

Ci giravo intorno da anni, fra scalette abbozzate e idee lasciate a mezzo. Volevo capire perché un antibiotico nuovissimo avesse salvato la vita a una mia cara zia e perché nessun farmaco avesse fatto lo stesso per un mio giovane cugino. Volevo capire di più da dove vengono le medicine, come si sviluppano e come funzionano. Finalmente l’idea giusta, “Maurizio, hai voglia di spiegarmi un po’ di cose sul tuo lavoro?”.

Maurizio di cognome fa D’Incalci e di mestiere è farmacologo. All’Istituto Mario Negri dirige il dipartimento di oncologia ed è fra i pochi ricercatori italiani ad avere portato dall’idea alla clinica un farmaco antitumorale. A questo farmaco, che viene dal mare e si chiama trabectedina, Maurizio ha dedicato la vita.

Così abbiamo cominciato a scrivere “Come nascono le medicine. Un capitolo al mese, per diversi mesi, avanti e indietro dal Mario Negri con il provvidenziale Passante ferroviario. Ma da dove cominciare?

Siamo partiti dal sottotitolo, una scienza molto imperfetta. Imperfetta perché? Perché tutte le scienze lo sono, ma la scienza dei farmaci lo è di più. Perché sviluppare un medicinale è un percorso a ostacoli in un mare di cose che non conosciamo e non governiamo. Perché non sappiamo come funzioni la maggioranza delle medicine, e anche il nostro corpo è ancora un grande sconosciuto. Perché anche quando le cose vanno bene, quando si capisce che cosa c’è da riparare, e si trova un composto che funziona, e il composto si dimostra tollerabile ed efficace negli animali e nell’uomo, ed è approvato e diventa un farmaco che arriva in farmacia, be’, quel farmaco è per molti aspetti ancora un mistero. Perché non c’è un uomo, una donna, un bambino uguale a un altro, e perché non c’è un effetto uguale a un altro o un’intolleranza uguale a un’altra. Perché nella sperimentazione di un farmaco ci sono molte più incertezze che certezze.

Che cosa non sapevo all’inizio di quest’avventura? Non sapevo che la maggior parte dei farmaci non guarisce e non ripara, ma cura solo sintomi (ma curare anche solo i sintomi può fare la differenza fra la vita e la morte. Pensate al diabete e all’insulina).

Non sapevo che ci sono medicine che salvano vite che abbiamo rischiato di non salvare, perché il farmaco non pareva abbastanza efficace o sembrava troppo tossico, e lo si stava per abbandonare, insieme alle vite in attesa, se non per il coraggio di medici che hanno pensato che no, che così non andava affatto bene, che una soluzione per la tossicità la si sarebbe trovata, e infatti così è stato.

Non sapevo che le regole che ci siamo dati, come società, per approvare i farmaci dicono molto su di noi, animali paurosi e contraddittori. Da sani vogliamo farmaci perfetti, che guariscono e non lasciano traccia del loro passaggio; da malati vogliamo farmaci subito, anche se imperfetti, perché non possiamo aspettare. È un po’ come volere la botte piena e la moglie ubriaca: dobbiamo decidere che cosa è più importante.

Non sapevo che i farmaci tradizionali non sono peggiori di quelli a bersaglio molecolare. Innanzitutto perché tutti i farmaci se funzionano hanno un bersaglio, anche se spesso non lo conosciamo. Poi l’idea di progettare un farmaco conoscendo il bersaglio da mirare è una gran bella idea, ci da più soddisfazione, ma di solito la realtà è più complicata. Magari accanto a quel bersaglio, in quell’isolotto che ci pare di conoscere così bene, c’è un arcipelago di circuiti e molecole sconosciute che del nostro farmaco si fanno beffe. O c’è un’enzima, nel fegato, che ha deciso di fare a pezzi il nostro composto. Insomma, l’importante è che un farmaco sia sicuro e funzioni. Se poi lo abbiamo progettato con il massimo del sapere o è venuto fuori un po’ per caso, alla fin fine non è così importante.

Un farmaco nuovo, che arriva in farmacia, efficace e sicuro, è una specie di miracolo, tanto è difficile trovare risposte se non certe, almeno soddisfacenti a tutti quei perché e non sapevo. Ma è un miracolo che a volte succede, dopo decenni di studi, tantissimi soldi e un po’ di fortuna.

Nel libro abbiamo scritto di più e di meglio. Potete leggerlo a partire dal primo capitolo e dalla bella introduzione di Silvio Garattini, disponibili sul sito delle Chiavi di lettura. Pare che non sia neanche noioso. I primi a dircelo sono stati Matteo e Michele D’Incalci, i figli di Maurizio. I figli di solito coi genitori sono sinceri, almeno per le cose che riguardano i genitori. Però i dubbi ci restavano, perciò l’abbiamo fatto leggere un po’ in giro. Commenti utili, esperti e generosi sono venuti da Ilaria Fuso Nerini, Andrea Ballerini, Carlo Patrono, Silvio Garattini. Poi una redazione attenta e puntigliosa è venuta da Donata Cucchi, la prima lettrice completamente digiuna dal mestiere che si è entusiasmata. Dobbiamo a Donata l’idea di provare a vendere qualche copia anche in farmacia. Un altro grande grazie a Maura Montani che ci ha assistito con pazienza.

Appena uscito il libro, Andreas Gescher, un farmacologo amico di Maurizio, ha deciso di provare a tradurlo in inglese. Per ora abbiamo letto i primi due capitoli, di gran lunga migliori dell’originale. Grazie Andreas. Se persuaderemo un editore della Perfida Albione a darci una chance, sarà merito tuo.

Negli occhi ho qualche decina di post it colorati che decoravano il nostro libretto, nelle mani di una professoressa del liceo scientifico di Gioia del Colle. Ogni colore un’annotazione, un commento, un’idea da trasmettere ai suoi ragazzi appassionati e curiosi di scienza. Ragazzi e prof che ho conosciuto grazie a Michele Pellegrino, Donato Valenzano e Maurizio Bruno, agenti pugliesi della Zanichelli che con gran cuore e passione mi hanno portato in giro a presentare il libro in ben sette scuole in due giorni. La prima presentazione l’avevamo fatta a Genova a ottobre, al Festival della Scienza, con Maurizio, quando eravamo ancora incerti e insicuri. Verrà qualcuno? A chi importerà delle medicine? Si annoieranno a morte? La saletta della Feltrinelli era piena e ci hanno fatto un mucchio di domande.

Uno dei regali di questo libro è stato conoscere meglio Maurizio, persona profonda, simpatica, divertente, ironica. Maurizio ha voluto scrivere questo libretto pensando anche ai medici, i biologi, i chimici, che a volte hanno intuizioni geniali di come si potrebbe inventare un farmaco. Intuizioni che però a volte hanno bisogno di qualche passaggio sottile e cruciale per fare la differenza fra una meravigliosa idea biologica e la realtà concreta di un farmaco.

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Commenti [2]

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  1. Prof. Giorgio Baioni

    domando al Sig. Bagnoli se fosse possibile organizzare un ciclo di conferenze di presentazione del libro di Lisa Vozza e Maurizio D’Incalci nella mia Scuola è in altre della provincia di Ravenna.

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    • Redazione

      Gentile Prof. Baioni, grazie del commento. La faremo contattare direttamente alla sua scuola dal funzionario Zanichelli di riferimento per la sua zona.

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