La vita segreta delle formiche

Una formica da sola non è una formica.

Edward O. Wilson

 

Durante i pochi secondi necessari per leggere queste quattro righe:
40 esseri umani e 700 milioni di formiche stanno nascendo sulla Terra;
30 esseri umani e 500 milioni di formiche stanno morendo sulla Terra.

Esergo del romanzo Formiche (1992) di Bernard Werber.

 

 

Potremmo dividere l’umanità in due categorie, in base alla reazione che ognuno ha di fronte a un gruppo di formiche: una parte di noi è assalita da sentimenti di belligeranza e fastidio, e irrora di veleno ogni creaturina piccola e nera o rossa che vede, nonché il perimetro della propria abitazione, posseduto dal timore che un’orda di questi insetti malvagi potrebbe fare crollare tutto da un momento all’altro, o svuotare la dispensa. Un’altra parte, invece, mette mano alla lente di ingrandimento e le osserva mugugnando di soddisfazione.

Se ti ritrovi nella prima categoria di persone, è molto probabile che tu non abbia mai letto un libro sulle formiche. E poiché le formiche continueranno ad abitare la Terra per molti milioni di anni dopo la scomparsa del genere umano, tanto vale conoscerle bene. Non per distruggerle – sarebbe impossibile, oltre che dannoso – ma per ammirarle.

Vi hanno mai detto che avete il cervello di una formica per dirvi che siete scarsamente intelligenti? Ecco. Terminata la lettura, forse, potrete prenderlo come un complimento.

 

Dove sono finiti tutti i semi di girasole?

Un giorno di primavera mi posi questa domanda davanti alla mangiatoia per uccelli. Era vuota, e non potevano essere state le cince perché in primavera, prese dalle cure parentali, il loro consumo di semi è molto ridotto rispetto all’inverno.

Dopo alcune indagini, la risposta poteva essere solo una, ed era una risposta a dir poco strabiliante: li avevano rubati le formiche. La parte strabiliante però viene ora: con i miei occhi vidi alcune decine di grosse formiche scure aggirarsi nel piatto della mangiatoia (formiche mietitrici del genere Messor, forse della specie Messor structor, ma non metterei la mano sull’acido formico), ognuna con un seme lungo il doppio del proprio corpo, portarlo sul ciglio del ripiano che dava sul vuoto e lasciarlo cadere giù. Perché lo facevano? Guardai tre metri più un basso: i semi caduti si stavano muovendo, diligentemente incolonnati. Una volta sceso in giardino, non trovai semi muniti di zampe, ma un’altra squadra di operaie che avevano afferrato con le potenti mandibole quei semi più pesanti e grossi di loro per trasportarli al nido, posto a circa cinque metri di distanza sotto un grande masso, nell’aiuola delle piante aromatiche (come scoprirò poi, il masso svolge la funzione di un radiatore).

Com’era possibile? Come avevano fatto a organizzarsi?

In attesa che un mirmecologo – cioè uno studioso di formiche – veda ciò che ho visto io e conduca esperimenti ad hoc, visto che a quanto pare il comportamento appena descritto è stato osservato nelle formiche tagliafoglie sudamericane, ma non nelle nostrane Messor, possiamo leggere un libro straordinario che racconta tutto ciò che di rilevante gli scienziati sanno oggi su questi insetti sociali capaci di fare cose prodigiose, anche se – sembra incredibile – ancora molto rimane da scoprire.

Si intitola Il formicaio intelligente – Come vivono e che cosa possono insegnarci i più sociali tra gli insetti (Zanichelli, 2018, 272 pp., euro 13,80) e lo ha scritto Donato Antonio Grasso, zoologo, etologo e mirmecologo dell’Università di Parma, qui alla sua prima riuscitissima prova editoriale come autore di divulgazione scientifica, dopo aver lavorato su due libri sacri della mirmecologia mondiale intitolati Formiche (traduzione) e Il superorganismo (supervisione e introduzione), entrambi editi da Adelphi e scritti da Edward O. Wilson e Bert Hölldobler.

 

La formica, ovvero il superorganismo

Insetti dell’ordine degli imenotteri aculeati (come le vespe, dalle quali si sono evolute), ad oggi si conoscono circa 13.200 specie di formiche, sparse in tutti gli habitat terrestri tranne i poli.

Si calcola che a ogni essere umano corrisponda più di un milione di formiche, per un totale di formiche nel mondo che si aggira attorno ai 10.000.000.000.000.000 di individui (dieci milioni di miliardi).

Ma cos’è un individuo, nel mondo delle formiche? Una formica esiste in virtù della colonia di appartenenza, colonia suddivisa a sua volta in caste. Non esiste una formica “lupo solitario” e come ha scritto E.O. Wilson: «una formica da sola non è una formica».

Fondatrice della colonia è la regina: la regina è la madre e non un capo, non prende decisioni tranne quelle relative alla quantità e al tipo di individui da procreare per il fabbisogno della colonia. Normalmente una regina vive tra i 15 e i 20 anni, ma in alcune specie può vivere anche 30 anni.

Le formiche operaie sono sterili e di gran lunga la più numerose. Hanno taglie molto diverse fra loro, alle quali corrisponde una diversa mansione. Le major possono essere soldato, ma nel caso delle Messor, per esempio, hanno la funzione di trasportare e triturare i semi più grandi, che poi le intermedie e le minor sminuzzeranno ulteriormente all’interno del nido.

Alcune hanno mandibole così grandi e potenti che vengono utilizzate dai nativi del centro America per richiudere tagli e ferite, dove ogni punto di sutura corrisponde a una formica: avvicinata la testa alla ferita, la formica chiude le mandibole a una velocità anche di 300 km/h. Staccandole la testa dal corpo, si ottengono ottimi punti di sutura cosparsi di antibiotici naturali.

La formica si adopera, vive e muore per il benessere delle sue sorelle e fa parte a tutti gli effetti di un superorganismo, cioè un organismo diviso in più corpi.

Scrive Donato Grasso:

Il superorganismo è un’unità biologica che, pur avendo molti attributi di un organismo, nella gerarchia dell’organizzazione biologica si trova un gradino al di sopra di esso. Infatti, gli elementi fondamentali dei superorganismi non sono in questo caso cellule e tessuti, ma animali che agiscono in stretta collaborazione. Come in tutti i sistemi complessi costituiti da molte parti interagenti, anche le proprietà dei superorganismi derivano dalla diversificazione e integrazione delle parti e vanno oltre la banale somma delle singole parti. [p. 32]

Mentre ci sembra più semplice comprendere, per esempio, la “collaborazione” tra il nostro apparato circolatorio e il nostro sistema muscolare, meno immediata è la comprensione di come possa funzionare – per giunta alla perfezione – un superorganismo quale è ogni colonia di formiche, piccola o enorme che sia.

Questo calco di un nido di formica mietitrice americana mostra bene la complessità che può raggiungere il lavoro congiunto di molte migliaia di individui della stessa colonia.

 

Un superorganismo capace di costruire nidi profondi anche 8 metri (sic!), con migliaia di camere collegate tra loro, per una superficie totale che può superare i 70 metri quadrati.

Per costruire questi nidi centinaia di migliaia di operaie hanno dovuto spostare e rimaneggiare 40 tonnellate di terreno senza l’intervento di alcun capocantiere. [p. 59]

Utilizzando l’espressione coniata dal biologo evoluzionista Richard Dawkins, il nido delle formiche è parte del loro fenotipo esteso: come la diga di un castoro o la tela di un ragno è una manifestazione del programma genetico (genotipo) dell’organismo. [p. 54]

Il segreto sta nel loro complesso sistema di comunicazione.

 

Il genio delle formiche

Se le api danzano, le formiche esalano. Ogni formica, infatti, è una piccola centrale biochimica produttrice di feromoni, attraverso circa 80 ghiandole finora conosciute (ma a quanto pare c’è ancora molto da scoprire) poste in ogni parte del corpo, che secernono lungo il tragitto migliore per raggiungere una fonte di cibo (il primo scienziato a provarlo è stato, naturalmente, Edward O. Wilson). Secondariamente utilizzano anche tambureggiamenti, sfregamenti e stridulazioni.

Come scrive Grasso: «Le parole chiave sono algoritmo decisionale, network e autorganizzazione.» [p. 157]

Ma questo è nulla. Grazie alla lettura del Formicaio intelligente, scopriamo molto altro. Per esempio, le formiche sono capaci di:

  • apprendere, come i mammiferi;
  • automedicarsi, grazie all’ingestione di precise sostanze;
  • usare prodotti disinfettanti per mantenere il nido sano e pulito;
  • “vaccinarsi” per prevenire le epidemie;
  • evitare la “farmacoresistenza”, dosando quantità e qualità dei composti chimici;
  • trasformarsi, loro malgrado, in zombie;
  • sacrificare la propria vita per il benessere della colonia;
  • ingannare, depredare, dichiarare guerra;
  • creare zattere galleggianti con i loro corpi uniti;
  • allevare “bestiame” (gli afidi);
  • coltivare (funghi);
  • produrre sostanze chimiche utilissime alla nostra medicina.

Questi sono solo alcuni dei punti toccati da Donato Grasso nel suo affascinante libro, di facile e piacevole lettura per tutti.

Si scoprono talmente tante cose straordinarie da rimanere incollati alle pagine, come se stessimo leggendo un romanzo thriller (di qualità). Una di queste (come se non bastassero le precedenti), è che il superorganismo è ancora più super di quanto si creda. Non è infatti composto solo dalle formiche, ma anche dai batteri e dai funghi simbionti che le formiche hanno imparato a sfruttare (e viceversa) nel corso di più di 100 milioni di anni di coevoluzione.

Le formiche, quindi, non sono solo unità cooperative in un sistema complesso (la colonia), ma ciascun individuo è una confederazione di partner mutualisti che rendono il superorganismo un organismo ancora più super. [p. 109]

 

Allevatrici e giardiniere

“Trofobiosi” significa vita che nutre.

È questo il termine con cui si definisce quella particolare relazione mutualistica in cui uno dei partner fornisce cibo all’altro in cambio di una serie di servigi, primo fra tutti la protezione dei nemici. Il 40% dei generi di formiche include specie che intrattengono rapporti trofobiotici con altri insetti. [p. 110]

In particolare con gli Emitteri, ordine di insetti al quale appartengono gli afidi, cioè le “mucche” delle formiche (spesso portate al “pascolo” fisicamente, letteralmente), che da queste sono spinte a succhiare linfa dalle piante per poi produrre melata, ovvero le loro dolci deiezioni di scarto che troviamo nei supermercati vicino ai vasetti di miele. In cambio gli afidi ricevono protezione dai predatori.

Ma non è tutto. Le formiche hanno inventato l’agricoltura circa 60 milioni di anni prima dell’uomo. Oltre alle famose formiche tagliafoglie, così chiamate perché raccolgono foglie adatte a coltivare i funghi alla base della loro dieta (non mangiano come noi il corpo fruttifero, bensì le ife), esistono formiche dedite a monocolture di specie vegetali.

A sinistra un piccolo manipolo di formiche tagliafoglie; a destra alcune ife all’interno di un formicaio (immagini: shutterstock.com)

Come racconta Grasso, esistono migliaia di specie di piante che vivono in simbiosi con le formiche: a loro affidano la dispersione dei propri semi (piante mirmecocore) oppure alloggio al loro interno e vitto (piante mirmecofite) in cambio di protezione da predatori o piante concorrenti: sono i cosiddetti giardini del diavolo, aree dove stranamente vive una sola specie di pianta, «una sorta di hotspot di “non-biodiversità»: un mistero svelato solo nel 2005, una delle tante cose prodigiose che potrete leggere in questo libro, al quale vi rimando per scoprire di cosa si tratta.

Terminata la lettura, il vostro flacone di insetticida vi sembrerà proprio ciò che è: un oggetto anacronistico. Come una ruspa nel mezzo della foresta pluviale.

Chi dovesse appassionarsi alle formiche, magari dopo la lettura del Formicaio intelligente, sappia che non è né rimarrà mai solo: il sito formicarium.it, per esempio, molto frequentato da esperti e appassionati italiani, mette a disposizione materiale, consigli e addirittura guide che insegnano – punto per punto – come costruire un formicaio da tenere in casa. Per avere sempre sotto gli occhi la meraviglia di questi straordinari insetti sociali.
Cliccando qui, invece, puoi trovare il video dell’intervista a Donato Grasso della trasmissione Geo (Rai 3).

 

Altri libri consigliati

Edward O. Wilson – Bert Hölldobler, Formiche (Adelphi, 1997, 350 pp., euro 36)

Bibbia dei mirmecologi di tutto il mondo, tradotto da Donato Grasso, se ne consiglia la lettura nel caso in cui Il formicaio intelligente sia piaciuto. Contiene anche questo brano:

A nostro parere, il vantaggio competitivo che portò all’ascesa delle formiche quale gruppo predominante in tutto il mondo è la loro esistenza coloniale estremamente evoluta e caratterizzata dal sacrificio del singolo. Sembra che, in alcune circostanze, il socialismo funzioni davvero – è solo che Karl Marx considerò la specie sbagliata. [p. 28]

 

Edward O. Wilson – Bert Hölldobler, Il superorganismo (Adelphi, 2011, 602 pp., euro 49)

Con questo notevolissimo e denso tomo (curato e introdotto da Donato Grasso) l’asticella si alza parecchio, e richiede lettori abbastanza esperti. Le formiche sono sempre protagoniste, ma a loro si uniscono – per descrivere il concetto del superorganismo – gli altri insetti eusociali, ovvero api e termiti (che non sono formiche, ma blatte). Dopo decenni di lavoro, trova qui compimento lo studio sistematico della sociobiologia, definita per la prima volta nel 1975 proprio dal grande Edward Wilson.

 

Julian Huxley, La vita segreta delle formiche (Franco Muzzio editore, 2003, 162 pp. euro 12)

Interessante libro di “archeologia mirmecologica” scritto dal fratello del famoso scrittore Aldous Huxley. Basti pensare che nel 1930, quando lo scienziato Julian Huxley scrisse Ants, tradotto in italiano come La vita segreta delle formiche, le specie conosciute erano appena 3500.

 

Bernard Werber, Formiche (Longanesi, 1992, 320 pp., fuori catalogo)

Così come il lavoro di ricerca di Bernd Heinrich svolto sui corvi ha ispirato un romanzo, così Wilson e soci hanno ispirato questo curioso romanzo che oscilla tra zoologia mirmecologia, fantascienza, horror e giallo.

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