L’eterno ritorno di Viskovitz

“Non andare dagli uomini, resta nella foresta! Va’ piuttosto dagli animali! Perché non vuoi, come me, essere – un orso tra gli orsi, un uccello tra gli uccelli?”
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi 1976, p. 5.

 

Ora che il mistero sull’identità di Elena Ferrante è stato svelato, rimane l’altro grande mistero della letteratura italiana: che fine ha fatto Alessandro Boffa? Cosa starà facendo in questo preciso istante? In quale parte del globo si colloca oggi? E soprattutto: scriverà mai un altro libro?

Chi è Alessandro Boffa? Una domanda strana, a ben pensarci, in questi tempi di diffusa sovraesposizione social, e l’unica alla quale si può tentare vagamente di rispondere. Chi è Alessandro Boffa lo dice lui stesso nel suo unico scritto reperibile in rete. È in inglese, autobiografico, in una pagina che ha molti anni, almeno secondo gli standard della rete. Si trova nel sito del suo editore americano, Penguin Random House, qui.

Sandro Boffa è un ex biologo che vive tra Roma e la Thailandia. Il luogo di nascita (Mosca) e altri indizi inducono a pensare che sia proprio lui l’Alessandro figlio di Giuseppe Boffa, senatore della Repubblica italiana e “primo giornalista italiano a partire per l’URSS del dopoguerra”.

Ma soprattutto, Alessandro Boffa è l’autore di un solo, piccolo, grande libro, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1998 e ormai tradotto in più di venti paesi: Sei una bestia, Viskovitz (Garzanti, 139 pagine, euro 9), un classico contemporaneo che riesce a mescolare perfettamente letteratura e scienza, umorismo e profondità, riuscendo a fare ridere a crepapelle senza nulla togliere a una ossessiva precisione biologica e etologica. Nella sua forma canina, dice Viskovitz di una femmina di cane lupo: “Aveva un musetto dolicocefalo a pelo fulvo, bianco al massetere e alla giogaia, orecchie alte, labbra abbondanti, canne nasali lievemente montonine, stipa accentuato e tartufo bruno. Mantello rosso bruno focato, quasi rosa nel sottopelo. Lombo arcuato, groppa obliqua, spalla lunga, natica dritta, ventre retratto, grassella accentuata, petto sceso, garretti aperti, metacarpi appiombati. Era davvero un corpo, cinognosticamente parlando, superbo nelle proporzioni e nell’ordinamento delle masse, esemplare nel formato e nei profili” [p. 97].

Impresa quanto mai rara soprattutto in Italia, dove le opere letterarie scientificamente precise, attendibili e credibili, pare che, da un punto di vista editoriale, non abbiano ragione d’essere (affronteremo ancora, in futuro, questo binomio raro ma prezioso di letteratura italiana e scienza).

 

Molto piacere, Viskovitz

Sei una bestia, Viskovitz è suddiviso in 20 capitoli (più un brevissimo prologo), 20 racconti lunghi da una a quindici pagine circa. In ogni racconto compaiono gli stessi personaggi: il nostro eroe Viskovitz, il grande amore Ljuba e Lara, l’altra. Poi i tre amici Zucotic, Petrovic e Lopez (nei nomi, le uniche tracce della Russia dove è nato l’autore). Ma se i nomi sono sempre uguali, in ogni racconto i personaggi sono completamente diversi. Viskovitz infatti è:

  • Pinguino, per il quale “mettere nero su bianco” significa fare altri pinguini;
  • Ghiro, che vede come vera vita il sonno, e la veglia come incubo necessario per nutrirsi, accumulare grasso e poter tornare finalmente in letargo;
  • Lumaca, ossessionata dal sesso e colpevolmente ermafrodita, figlio/a di mammababbo e di babbomamma;
  • Mantide, che perde letteralmente la testa per Ljuba;
  • Fringuello, che pensa di essere più sveglio del cuculo, uccello parassita;
  • Alce, che finalmente diventa “Vostra Alcezza”, ma scopre a caro prezzo quanto possano essere logoranti le responsabilità di un maschio dominante;
  • Scarabeo stercorario, che scopre ben presto quanto sia dura la competizione per accaparrarsi la materia, la Sostanza, unica ossessione e ragione di vita: il letame.
  • Maiale, in Cina, dedito alle porcherie e alle porcate come da insegnamenti materni precocemente interrotti (“cacciai il grifo nel truogolo per non sentire i rumori della mattazione”), innamorato della intellettuale e sapiente Lju-Ba, che nel dialetto locale significa “perla tra i porci”. Eredita una fortuna e ha tutte le intenzioni di diventare Presidente degli Stati Uniti;
  • Topo da laboratorio, di straordinaria intelligenza il cui nome significa Very Intelligent Superior Kind Of Very Intelligenty and Talented Zootype;
  • Pappagallo, che vive male in una società dove tutti ripetono a… pappagallo;
  • Pesce, che riflette a fondo su comunicazione e linguaggio, che nel mondo dei pesci coinvolge danze complesse e facilmente fraintendibili;
  • Scorpione, nel deserto del Mojave, che vorrebbe essere gentile, ma il suo corpo è programmato per uccidere, più violento e letale, in quanto paruroctonus mesaensis, di un western di Tarantino;
  • Formica, che sogna di diventare regina, ma si ritrova soldato malnutrito, con “interi somiti atrofizzati e deformi”. Invisibile alle altre formiche, volgerà a proprio vantaggio l’handicap, diventando imperatore guerrafondaio e schiavo del culto della propria personalità: “Che me ne faccio di un amico quando posso avere milioni di schiavi?”;
  • Camaleonte, che si chiama “Visko?”, perché non è sicuro di nulla, nemmeno dell’identità dei propri simili. “Chi sono io?”. “Dipende dal contesto”, risponde il padre;
  • Cane, illuminato in una pagoda tibetana, ex cane antidroga, ora tossicodipendente attento ai propri chakra;
  • Tenia, parassita senza difetti;
  • Squalo, spietato, che discute con il figlio vegetariano Junior, il quale si rifiuta di fare del male al prossimo;
  • Ape, bellissima e perfetta, con invidiabili palpiger, submento e tromba, “il più fuco” di tutti, alle prese con l’importante competizione del Volo Nuziale. Il premio? Mischiare i propri cromosomi con quelli della regina, che tutto può;
  • Spugna, vegetale zoofita in balia di continui cambi di sesso e delle correnti marine: “Anche mia figlia mi aveva messa incinta. Ero la suocera di me stessa, maledizione, la suocera di me stessa!!!”;
  • Leone, a Ngorongoro, in crisi per via dell’affermarsi del matriarcato e stressata star del parco, continuamente fotografata e filmata: una gazzella di Thompson lo implora di essere sbranata, ma lui non si abbassa a simili schifezze e la accompagna nel Serengeti, dove ci sono ancora leoni in grado di strappare carne viva;
  • Microbo, l’inizio di tutto, l’inizio della vita eterotrofa sulla Terra, con quella Voce che gli ordina di diventare bestia…

Esordiente ormai da quasi vent’anni, Boffa ha scritto un piccolo capolavoro che parla dei grandi temi della Vita (ovvero Amore & Morte), dell’Amore (ovvero scambio di DNA, costi quel che costi) e della Morte (ovvero Vita, per chi resta).

Viskovitz è il patrimonio genetico che si evolve, mosso dall’anelito di una vita possibilmente meno miserabile (“La nostra idea di divertimento era sedimentare in compagnia di coacervati e proteinoidi”, dice Viskovitz microbo). E una delle strategie per uscire dalla miseria esistenziale sembra essere il sesso, grazie al quale – con un effimero premio in piacere – i propri geni vengono trasferiti alle generazioni successive (“È stupefacente come un po’ di ormoni riescano sempre a ingannarci. In questo universo, in cui tutto è instabile ed effimero, nulla è più evanescente dell’amore tra cani. Nessuna illusione è più breve. È per questo, credo, che abbiamo bisogno di altri idoli, altri padroni” [p. 107]).

Alessandro Boffa in compagnia di un cammello

È anche un libro (pubblicato, ricordiamolo, nel 1998) che anticipa idee che possiamo ritrovare in opere uscite successivamente. Lo squalo vegetariano (pp. 113-14) è l’idea alla base del film di animazione Shark Tale (2004). Lo scorpione che perde i propri cari e indagando sulle uccisioni scopre che gli indizi portano sempre a se stesso, è un’idea che ritroviamo nel secondo lungometraggio di Christopher Nolan Memento (2000). E il topo intelligente che si nutre di libri (p. 62), anticipa il libro di grande successo Firmino (2006), scritto da Sam Savage.

Infine, questo è un libro che gioca in modo spesso geniale con il nostro mondo di animali-uomini schiavi del piacere e del potere, fra sfrenata comicità e malinconia, in un alternarsi fecondo di registri, fra l’alto e il basso. L’uomo, il mammifero mancante nelle specie animali di questi racconti, è presente ovunque, con la sua capacità di scrivere Sei una bestia, Viskovitz, di leggerlo come abbiamo appena fatto, e di trasmettere conoscenza. Infine, di comprendere, in una improvvisa presa di coscienza, ciò che ogni animale sa già senza avere alcun bisogno di saperlo: che forse, il senso della vita è la vita. E la vita è bella, certo, ma può essere anche molto dura. Per tutti. Spugne comprese.

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