Rachel Carson saluta la primavera

Il dovere di sopportare ci dà il diritto di sapere.

Edmond Rostand

 

Ripulire la politica è essenziale per liberarsi dall’inquinamento.

Al Gore

 

 

In uno dei suoi romanzi più amati, l’ucronia fantascientifica 22/11/’63, Stephen King usa il trucco narrativo di un varco temporale che permette al protagonista Jake Epping di andare avanti e indietro nel tempo, dal presente del 2011 al passato del 9 settembre 1958, e viceversa. Grazie a questo varco, collocato ovviamente in una cittadina del Maine, il protagonista si rende conto che potrebbe fermare la guerra del Vietnam neutralizzando Oswald, cioè evitando l’assassinio di John F. Kennedy… La descrizione minuziosa di quel periodo è magistrale, e un elemento del paesaggio che colpisce il lettore appassionato di natura è la presenza degli olmi. Olmi bellissimi sui quali King indugia più volte, se non ricordo male gli unici alberi citati nel romanzo. Non è un caso.

 

Rachel Carson (1907-1964) è stata una zoologa e biologa marina statunitense. Nel 1936 fu la seconda donna a essere assunta a tempo indeterminato dal Bureau of Fisheries (Dipartimento per la Pesca), poi diventato United States Fish and Wildlife Service. Non ebbe figli, né compagni stabili, e la sua vita fu segnata da fin troppi lutti famigliari. Non sappiamo cosa stesse facendo Rachel il 9 settembre 1958. Probabilmente, da poco si era trasferita nelle campagne del Maryland, in una casa acquistata grazie al successo della sua trilogia sul mare (in Italia è stato tradotto Il mare intorno a noi) che nei primi anni Cinquanta le permise di licenziarsi dal suo impiego fisso al Dipartimento per dedicarsi unicamente alla scrittura. Nel nuovo e suggestivo ambiente rurale aveva iniziato a scrivere quello che doveva rimanere il suo libro più famoso, così famoso che, in modo del tutto diverso dalle vicende fantascientifiche narrate in 22/11/’63 di Stephen King, cambiò realmente la storia dell’Occidente.

Il libro si intitola Primavera silenziosa e fu pubblicato negli Stati Uniti il 27 settembre 1962, dopo circa quattro anni di lavoro. Nel maggio del 1963, con notevole tempismo, venne pubblicato anche in Italia dalla allora giovane casa editrice Feltrinelli che oggi, dopo circa 15 anni di assenza dagli scaffali delle librerie, lo ha meritoriamente ripubblicato (Universale Economica Feltrinelli, 332 pagine, euro 10,00. Tit. or. Silent Spring, traduzione di Carlo Alberto Gastecchi), consentendo, a chi lo volesse, di salutare la primavera in modo insolito.

 

                  

La copertina della prima (a sinistra) e dell’ultima (a destra) edizione italiana di Primavera silenziosa

 

Primavera silenziosa è un saggio di divulgazione scientifica che descrive, documentandoli, i pericoli derivanti dall’abuso di insetticidi come il DDT (Dicloro-Difenil-Tricloroetano) e dei suoi simili: clordano, eptacloro, dieldrina, aldrina ed endrina, i quali possono essere anche 400 volte più tossici del DDT. Carson suddivide gli insetticidi moderni, sintetici, fra idrocarburi clorurati (ai quali appartiene il DDT) e insetticidi a base di fosforo, maggiormente degradabili ma dalla tossicità imprevedibilmente elevata a causa di sinergie non controllabili fra più composti (i più famosi: parathion e malathion). Poi ci sono gli erbicidi, come i devastanti e cancerogeni composti arsenicali (ancora oggi, l’arsenico è presente nelle acque – giudicate potabili –  di molti acquedotti e della maggior parte delle acque minerali in commercio).

Nella tesi di fondo della Carson non è contemplato il proposito di cancellare dalla faccia della terra insetticidi ed erbicidi, ma quello di documentare i rischi gravissimi del loro abuso, in agricoltura in particolare e nell’ambiente in generale. L’idea, insomma, è semplicemente di usarne il meno possibile.

Il lettore dovrà superare un piccolo e necessario scoglio iniziale, visto che le sostanze indagate dalla Carson sono presentate con una particolare attenzione alla loro composizione chimica. Oltre a questo, il lettore dovrà accettare una traduzione a volte un poco datata, la stessa della prima edizione, con espressioni foscoliane come “pagare il fio”, “li trascinano seco”, “raccolti colà danneggiati”, ma al contempo precisa da un punto di vista scientifico e naturalistico, e con una ottima scorrevolezza nella maggior parte del testo. A parte queste piccolezze, il resto del libro apre al racconto minuzioso e documentato di numerosi casi, episodi, storie di avvelenamenti, in quello che sembra diventare un vero e proprio viaggio nella tossicità ambientale del ricco Occidente. Un tossicità creata dall’uomo in modo insensato.

Fin dalle prime pagine si coglie il clima socioculturale dal quale Primavera silenziosa è nato. L’istantanea precisa del periodo postbellico che ha portato all’umanità due novità prodigiose e terribili, nate grazie ai massicci investimenti in denaro ed energie lavorative che la Seconda guerra mondiale impone: la bomba atomica e il parallelo sviluppo della grande industria chimica (ricordiamo lo Zyklon B della Bayer per le camere a gas dei nazisti, un insetticida a base di acido cianidrico).

In un tale contesto è fisiologico che, negli anni Sessanta americani in cui operava la Carson, la scienza non godesse di grande fiducia e gli scienziati fossero visti, nel peggiore dei casi, come pazzi senza scrupoli al servizio di grandi industrie dominate da altri pazzi senza scrupoli. Anche il potere insetticida del DDT fu non a caso scoperto nel 1939 da un chimico svizzero, Paul Hermann Müller, che per questo nel 1948 vince il Premio Nobel per la medicina, e da quel momento il DDT verrà usato a tonnellate per contrastare la malaria e subito dopo adottato in agricoltura per sterminare gli insetti giudicati nocivi. Quest’ultimo punto è il cuore del libro.

 

Prendiamo il caso del Clear Lake, un lago di montagna californiano habitat prediletto del Chaoborus astictopus, un insetto simile alla zanzara, ma che non punge e non fa nulla per meritare la morte, a parte ronzare attorno agli umani intenti a pescare e a occupare spazio. Nel 1949 si decide, e ci si prepara allo sterminio. Si usa il DDD, parente stretto del DDT, “ma apparentemente meno nocivo per la vita dei pesci” [p. 63]. Le acque del lago vengono trattate con piccole quantità di insetticida. Sembra che tutto sia andato bene, ma la creatura torna, e nel 1954 viene ripetuto il trattamento, aumentando un po’ le quantità. Nessuna traccia, finalmente, della fastidiosa bestiola. E  a tutti quegli svassi morti, cosa è successo?

Lo si scoprì poco dopo. Nel lago erano stati immessi 0,02 parti per milione (p.p.m.) di insetticida, davvero poco, a ben guardare. Però il fitoplancton conteneva 5 p.p.m. di DDD e i pesci erbivori che si nutrivano di fitoplancton, invece, arrivavano a contenerne 300 p.p.m., che non è poco. Quelli carnivori che si nutrivano dei pesci erbivori, addirittura 2500. E gli svassi morti? In media avevano in corpo 1600 p.p.m. di veleno, quantità ben più che letale.

Ecco spiegato in breve, da Rachel Carson, il bioaccumulo, fenomeno che non si limita all’immediatezza della somministrazione, ma si propaga come l’esplosione di un morbo lungo tutta la catena alimentare, dagli organismi più piccoli ai più grandi, e continua a farlo per molto tempo dopo i trattamenti. Del migliaio di svassi che popolavano il Clear Lake ne rimasero vivi una trentina, i quali peraltro nidificarono inutilmente, perché le loro uova erano sterili.

Va da sé, che tutto questo coinvolge anche la salute degli esseri umani. Vale la pena di riportare un brano dell’Introduzione di Al Gore al libro, scritta nel 1994: “Dalla pubblicazione di Primavera silenziosa la quantità di pesticidi usati nelle sole aziende agricole è raddoppiata a un miliardo e cento milioni di tonnellate l’anno e la produzione di sostanze chimiche nocive è aumentata del quattrocento per cento. […] le leggi della scienza non osservano i confini della politica. Avvelenare la catena alimentare in un qualunque punto in definitiva avvelena la catena alimentare ovunque” [p. 11].

Oltre alle molte persone morte per esposizione ai veleni dopo poche ore dal contatto (agricoltori e dipendenti di aziende agricole, soprattutto), nel libro incontreremo il bioaccumulo altre volte, per esempio con quei “veri e propri accumulatori biologici” [p. 120] di veleni filtrati nel terreno che sono i lombrichi, una delle prede principali dei pettirossi. Nella settantina di ettari dell’Università del Michigan, dove vivevano circa 370 pettirossi, ne morirono la maggior parte, e i pettirossi rimasti erano incapaci di riprodursi. Proprio come gli svassi e, a quanto pare, come noi esseri umani. Sessant’anni fa? No, oggi, come risulta da un recente reportage della trasmissione televisiva Presa diretta, intitolato Ciao maschio, dove vengono indagati gli effetti degli ftalati a cui siamo esposti quotidianamente, e di tutte quelle sostanze definite interferenti endocrini. Fra gli effetti conosciuti: cancro e sterilità. Tra quelli sconosciuti… chi vivrà vedrà.

Come la piccola goccia che, con il suo continuo stillicidio, scava la roccia, i veleni entrano a contatto con il nostro corpo da quando nasciamo fino all’ora della morte determinando, talvolta, conseguenze funeste. Ciascuna di queste ripetute esposizioni – anche se di modesta entità – contribuisce al progressivo aumento di sostanze chimiche nel nostro corpo e di conseguenza al cosiddetto avvelenamento cumulativo. Forse nessuno di noi può dirsi immune da tale dilagante contaminazione, a meno che non abbia trovato il modo di vivere in una condizione di inimmaginabile isolamento. Il cittadino medio, adescato dai venditori melliflui e dai persuasori occulti, soltanto in rari casi comprende quanto siano minacciose le sostanze di cui sta circondandosi; il più delle volte le usa senza neanche rendersene conto”, scrive Rachel Carson a pagina 186 di Primavera silenziosa, dimostrando non solo di essere una grande scrittrice, ma anche di aver trovato un varco temporale che dal 1962 l’ha condotta alla primavera del 2017 e, forse, oltre.

Ma perché nel 1962 in mezza America morirono tanti pettirossi? La gente trovava i loro corpicini senza vita nel proprio giardino, e una signora del Michigan, in una lettera, scrisse: “Possiamo immaginare una cosa più triste ed orribile di una primavera senza il canto del pettirosso?” [p. 127].

Un indizio è all’inizio di questa recensione, e ha a che fare con gli olmi. La famosa moria degli olmi, o grafiosi, che uccise tra gli anni Quaranta e Settanta, negli Stati Uniti e in Europa, quasi tutti gli alberi adulti di questa specie. La grafiosi dell’olmo fu causata da un fungo ascomicete portato in giro, di albero in albero, da alcune specie di coleotteri detti della corteccia, perché il loro ciclo biologico è strettamente legato agli olmi, sotto la cui corteccia vivono e si sviluppano le larve. Le spore del fungo si depositano sul corpo del coleottero che da adulto si sposta verso altri olmi, e le conseguenze non solo possiamo immaginarle, ma vederle: non ci sono quasi più olmi. Personalmente ne conosco solo uno, centenario, al centro di una piazzetta di un borgo abitato da sei persone, nell’alto Appennino tra le provincie di Modena e Bologna. È un olmo isolato, ed è per questo, forse, che sta bene. Simbolo vivente dei danni che può creare la logica della monocoltura.

Negli Stati Uniti, per contrastare la moria, trattarono con DDT intere cittadine, viali alberati, giardini privati e pubblici. Il DDT penetrò nella corteccia e nelle foglie degli alberi. Le foglie caddero, divennero humus grazie a batteri e lombrichi, e a quel punto la catena alimentare fu compromessa per molti anni. Alla fine furono censite 63 specie diverse di uccelli morti, e tutti si ritrovarono immersi in un silenzio innaturale e inquietante. Fra gli uccelli vivi, gli organi riproduttivi erano compromessi dall’insetticida. “Le disinfestazioni stanno uccidendo gli uccelli, ma non ci permettono di sottrarre gli olmi alla morte. L’illusione che la salvezza degli alberi stia nel beccuccio di uno spruzzatore è un pericoloso abbaglio che sta spingendo una popolazione dopo l’altra a sostenere spese enormi senza conseguire alcun risultato duraturo” [p. 127], anche perché gli insetti sono velocissimi ad adattarsi, e si innesca dopo pochi anni quel meccanismo noto come resistenza delle nuove generazioni di insetti alle sostanze tossiche. Questo provoca un circolo vizioso che, alla fine, risulta solo dannoso.

Poi, nel 1962, uscì Primavera silenziosa; undici anni dopo, nel 1973, il DDT fu bandito per sempre dagli Stati Uniti.

Tutti vissero felici e contenti? Neanche per sogno.

 

Un libro che ha cambiato il mondo

Il libro ha venduto nel mondo alcuni milioni di copie, difficile dire quanti con precisione. Grazie all’introduzione di Al Gore, apprendiamo che a pochi mesi dall’uscita, raggiunte le cinquecentomila copie vendute solo negli USA, il canale televisivo CBS dedicò uno speciale di un’ora al libro. Lo stesso presidente John F. Kennedy, che il protagonista del romanzo di Stephen King intende salvare, “parlò del libro in una conferenza stampa e istituì un comitato speciale per esaminarne le conclusioni” (p. 9, Introduzione di Al Gore).

In questo prezioso video vediamo un estratto di quello speciale. Compaiono Rachel Carson intervistata, Kennedy che parla della Carson nella conferenza stampa citata da Gore e soprattutto inquietanti filmati d’epoca che restituiscono tutto il senso e la necessità di un libro come questo.

 

 

Nel capitolo Cause dirette ed indirette della morte dei pesci, Carson racconta alcuni casi di impressionanti morie di pesci, causate da campagne di disinfestazione di foreste o contaminazioni causati dallo scarico di acque inquinate. Milioni e milioni di pesci morti, dal Canada al Texas, negli anni Cinquanta. Per comprendere la strana e inquietante attualità di questo libro che compie 55 anni, se ce ne fosse ancora bisogno, basta guardare questo video (uno fra centinaia che potete trovare in rete):

 

 

Senza dover fare il giro del mondo attraverso gli innumerevoli episodi di disastri naturali causati da pesticidi, industria pesante, industria chimica e quant’altro, possiamo restare in Italia, per esempio con questo articolo di Repubblica: Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c’è il glifosato. Per sapere cos’è il glifosato, si può leggere questo articolo. E anche se il glifosato non esisteva ancora nel 1962, Rachel Carson ci mette in guardia senza sosta da 55 anni.

Primavera silenziosa è un libro scritto con urgenza da una donna che, alla metà della stesura, scoprì di avere un tumore al seno e successivamente di averne uno ai polmoni. La sua competenza per fortuna era innegabile, perché quando il libro uscì ricevette durissimi attacchi da chi aveva interessi a screditare lei e il suo lavoro che metteva in discussione una visione del mondo e l’industria chimica e agroalimentare. Ricevette colpi anche molto bassi, ma la storia e la nostra memoria di lettori le hanno dato ragione. Personalmente, mi sono diplomato in un istituto tecnico agrario negli anni Novanta. Che io ricordi, molte ore settimanali del nostro percorso di studio prevedevano lo studio dei fitofarmaci e della loro (abbondantissima) somministrazione. I concetti di “biologico” e di “lotta integrata” non erano fantascienza, ma quasi, e sfogliando un mio vecchio libro di testo di Arboricoltura, apprendo senza stupirmi che a queste pratiche vengono dedicate 5 pagine su 500 totali.

 

Primavera silenziosa fu un libro epocale per molti motivi. Ebbe una tale diffusione, e fu un veicolo così potente di idee (quella principale, antichissima eppure così nuova, che ogni essere vivente, sia pianta, insetto, uccello o mammifero, è connesso agli altri, e che sterminare una parte di questa catena è insensato, evitabile e dannoso per tutta la catena), che contribuì in modo determinante alla nascita del movimento ambientalista, proprio nel Paese di personaggi come Henry David Thoreau, John Muir e Aldo Leopold. Un Paese, gli Stati Uniti, che vide nascere il primo Parco Nazionale della storia, quello di Yellowstone (1872).

Primavera silenziosa è un libro pieno di amore per la natura che ci circonda, e dunque anche per noi stessi. Secondo la Carson, l’amore per la natura lo si dimostra soprattutto conoscendo e rispettando le forme di vita che popolano la biosfera, ed evitando il più possibile le sostanze chimiche velenose (gli insetticidi lei li chiama “biocidi”). Se conosci la natura, raramente avrai bisogno di veleni. E dopo aver affrontato i contenuti di DDT e veleni tossici che noi umani ingeriamo con il cibo (altro varco temporale 1962-2017), così conclude il libro: con alcuni esempi virtuosi di lotta biologica e lotta integrata noti nel 1962, anno che grazie a questo libro possiamo definire l’alba di una nuova sensibilità.

“L’attuale smania per le sostanze tossiche non ha tenuto in alcun conto queste considerazioni. Brutale quanto la clava dell’uomo delle caverne, l’ariete del controllo chimico è stato diretto contro gli esseri viventi, questi organismi talvolta delicati e distruttibili, talaltra resistenti, elastici e capaci di reagire con inattesa violenza. Le straordinarie capacità della natura sono state costantemente ignorate dagli esecutori del controllo chimico, i quali hanno eseguito il loro compito senza un poco di preveggenza e senza provare alcun senso di modestia di fronte alle possenti forse naturali che essi volevano disciplinare” [p. 302].

 

Un libro da leggere per tre motivi fondamentali:

  1. per conoscere quali sono le origini dell’odierna mentalità ambientalista e biologica;
  2. per verificare i grandi passi in avanti fatti oggi;
  3. per rendersi conto che, nonostante i passi in avanti, è un libro di sorprendente e tragica attualità.

 

Buona lettura, con l’augurio di una primavera piena di api ronzanti, pesci guizzanti, uccelli cinguettanti e umani dotati di buon senso, non solo di portafoglio.

Per la lezione

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