Recensione per chi (non) va di fretta

La materia dice allo spazio come curvarsi, lo spazio dice alla materia come muoversi.
John Wheeler (a proposito della relatività generale di Einstein)

 

Avete fretta? Non dovreste: “La fretta è cattiva consigliera”; “presto e bene non stanno insieme”; “chi sbaglia in fretta piange adagio”…

Nonostante i proverbi di saggezza popolare, va forte – senza andare incontro alla morte – Neil deGrasse Tyson (1958), astrofisico e divulgatore scientifico di fama internazionale. Ex studente di Carl Sagan e John Wheeler, ha 20 milioni di seguaci sui social ed è il presentatore della serie tv di divulgazione astronomica Cosmos: odissea nello spazio (2014), séguito ideale della serie Cosmo (1980) presentata proprio da Sagan. Direttore dell’Hayden Planetarium di New York, deGrasse Tyson fu il primo a proporre il declassamento di Plutone a pianeta nano, cosa che poi avvenne nel 2006.

Lo scienziato superstar dello spazio non piange e, aiutato dalla sua verve narrativa e sospinto da una competenza notevole, va volutamente di fretta nel suo recente libro Astrofisica per chi va di fretta (Raffaello Cortina Editore, 2018, 140 pp., euro 14 – Tit. or. Astrophysics for People in a Hurry, traduzione di Giuseppe Bozzi), grazie al quale ritorna nelle librerie italiane dopo tredici anni dall’apprezzato Origini.

Questa volta il suo obiettivo non è descrivere tutto ciò che è accaduto dal Big Bang alla formazione del sistema solare, ma trattare i principali temi e contenuti dell’astrofisica e della cosmologia nel modo più agile e accessibile per lettori non esperti ma interessati. Lettori che leggeranno queste poche pagine con calma e – siamo sicuri – senza piangere (forse ai più sensibili potrà scendere una lacrimuccia, ma di meraviglia).

 

A spasso nell’Universo

In dodici capitoli, ogni capitolo lungo una decina di pagine, Neil deGrasee Tyson ci porta a spasso nelle vastità dell’Universo, nel mondo invisibile delle particelle e nel nostro sistema solare, fornendoci gli strumenti per guardare con occhi nuovi il nostro piccolo pianeta Terra e anche noi stessi, in una “prospettiva cosmica” che forse sarebbe meglio sforzarsi di fare propria.

«Bisogna ammettere che la gran parte di noi è facilmente influenzabile dalle potenti forze in atto all’interno del sistema sociale. Lo ero anch’io, fino al giorno in cui imparai, nell’ora di biologia, che ci sono più batteri vivi e attivi in un centimetro del mio colon di tutti gli esseri umani che siano mai esistiti al mondo. Questo tipo di informazione ti fa riflettere su chi – o che cosa – comandi. Da quel giorno, ho cominciato a pensare agli uomini non come ai padroni dello spazio e del tempo, ma come ai partecipanti di una lunga catena cosmica, con collegamenti genetici diretti tra le altre specie estinte e le specie viventi, che si estende per quattro miliardi di anni a partire dai primi organismi unicellulari terrestri.» [p. 124]

Il primo capitolo dei dodici che compongono il libro, La più grande storia mai raccontata, inizia 13,8 miliardi di anni fa e, milionesimo di secondo dopo milionesimo di secondo, ci porta dal Big Bang all’Homo sapiens. In dieci vorticose, densissime pagine.

«Quando tutto ebbe inizio, circa quattordici miliardi di anni fa, tutto lo spazio, tutta la materia e tutta l’energia dell’Universo conosciuto erano contenuti in un volume inferiore a un milionesimo di milionesimo di quello occupato dal punto che conclude questa frase.» [p. 15]

Si prosegue con le verità universali note, l’universalità delle leggi fisiche del cosmo e l’immutabilità delle costanti fisiche, una importante lezione su cosa sia la scienza e quanto sia importante il metodo scientifico, per cui predire che nessuno sarà mai in grado di viaggiare più velocemente della luce è molto diverso dall’affermare che non sarà mai possibile infrangere il muro del suono (in un passato non troppo remoto, quest’ultima affermazione era una “certezza”).

 

Noi siamo figli delle stelle?

In un affascinante andirivieni fra molto grande, molto piccolo e umana realtà, l’autore ci spinge per esempio a immaginarci viaggiatori spaziali, con conseguenze fatali, a partire dalla temperatura decisamente ostile alla vita dell’universo: -270 °C. Per non parlare dei raggi cosmici, la cui origine resta ancora un mistero, costituiti da particelle subatomiche velocissime ed incredibilmente energetiche: «ognuna di queste particelle trasporta energia sufficiente a colpire una palla da golf e mandarla in buca da qualsiasi punto del green.» [p. 47]

Tra quesiti fondamentali e domande in apparenza ironiche («Quanto è vuoto il vuoto dello spazio? (Quanto è vuota la campagna tra le città?)», avanziamo a tentoni accompagnati da un Virgilio che sa trasmettere fiducia e che ci pone di fronte ai grandi dilemmi e alle principali risposte finora raggiunte dell’astrofisica: cos’è la materia oscura? Cos’è l’energia oscura? (E come si fa quando sai che una cosa c’è, esiste, è lì, ma non ne sai nulla di più?) Come si indagano questi misteri? A ognuna di queste domande corrisponde un capitolo, e se qualcuno si fosse mai chiesto quanto c’è di vero nell’orecchiabile canzone (1977) di Alan Sorrenti, involontariamente risponde deGrasse Tyson con un capitolo sulla chimica e sui principali elementi chimici del cosmo confermando che sì, noi effettivamente siamo figli delle stelle, e gli stessi atomi che ci compongono vengono da molto, molto lontano.

 

I neutrini

Un esempio di meraviglia e mistero possiamo trovarla nei neutrini, predetti teoricamente da Wofgang Pauli, nominati per la prima volta scherzosamente da Edoardo Amaldi e poi scoperti sperimentalmente negli anni Cinquanta nonostante interagiscano pochissimo con la materia ordinaria. Pochissimo, ma abbastanza per essere studiati dalla recente e sempre più fondamentale astronomia multimessaggero. Cosa che lascia ben sperare per una futura scoperta dell’ipotetica particella che costituirebbe la materia oscura (materia responsabile del 27% della massa-energia totale dell’Universo, con un 68% occupato dall’energia oscura e appena un misero 5% di materia “ordinaria” come noi la conosciamo nella nostra quotidianità).

L’IceCube Neutrino Detector, il rivelatore di neutrini di alta energia installato al Polo Sud.


«Il flusso copioso di neutrini dal Sole – due neutrini per ogni nucleo di elio fuso a partire dall’idrogeno nocciolo termonucleare del Sole – esce totalmente indisturbato dal Sole stesso, viaggia attraverso il vuoto con velocità quasi uguale a quella della luce, e quindi passa attraverso la Terra come se questa non esistesse. A conti fatti, circa quindici miliardi di neutrini solari attraversano ogni secondo ogni centimetro del nostro corpo, senza lasciare alcuna traccia di interazione con i nostri atomi.»
[p. 58]

 

La meraviglia

Se questi numeri fanno impressione, basti ricordare che «il Sole perde materiale dalla sua superficie al ritmo di un milione di tonnellate al secondo». Si chiama “vento solare” ed è composto da particelle ad alta energia che, scontrandosi contro le molecole di gas dell’atmosfera terrestre ai due poli magnetici, formano le meravigliose aurore boreali e australi.

La meraviglia. L’ingrediente segreto, questo sì tutto umano, che ci fa guardare il cielo stellato con il naso all’insù, e che ci spinge a leggere libri capaci, come fa Astrofisica per chi va di fretta, di fornire combustibile a quell’inesausta stella che è, e dovrebbe essere sempre, la nostra curiosità. Senza troppa fretta…

In questo breve filmato il regista Max Schlickenmeyer chiede a Neil deGrasseTyson: «Qual è il fatto più sbalorditivo che vuole raccontarci sull’Universo?»
Ecco la sua risposta.

Per la lezione

Commenti [1]

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  1. Gaetano

    Bellissimo libro!

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