A proposito delle coscienza

La domanda

Mi piacerebbe parlare delle neuroscienze e di come al giorno d’oggi si tenda a ridurre la componente creativa e soggettiva, che chiamiamo coscienza, a una funzione fisiologica. Vorrei citare vari esempi di come questo avviene nelle varie discipline: parlerò del Positivismo in filosofia, del progetto Human Connectome in scienze; inoltre citerò un cartone animato, Inside Out, che rappresenta la mente come un labirinto guidato da un meccanicistico quartier generale. Vorrei collegare anche italiano e inglese, ma non sono certa ci siano collegamenti originali. Potrei parlare di Zola in italiano e citare Dostoevskij che parla della coscienza come labirinto in Delitto e Castigo, ma non mi convince. Sapreste indicarmi qualche argomento inerente?

Gloria, Liceo Scientifico

La mia risposta

A me sembra che ciò di cui Gloria vorrebbe davvero occuparsi non sia il generico campo delle neuroscienze, ma un problema che le neuroscienze mettono certamente in una luce parzialmente nuova, ma che va oltre il loro ambito disciplinare e gli strumenti che esse offrono. Parlo del problema della coscienza e della questione se essa possa essere ricondotta a un sistema di meccanismi non coscienti che sarebbero all’opera al di sotto di essa.
In questa ottica il progetto acquista un respiro più ampio e un maggiore interesse dal punto di vista dell’esame. Le neuroscienze restano importanti, anche perché è nel linguaggio delle neuroscienze che la riflessione contemporanea tende a formulare oggi il problema della natura della coscienza. Quindi mi sembra appropriato che Giulia introduca l’argomento in maniera sintetica e che discuta più in particolare lo Human Connectome Project per una mappatura delle connessioni che formano la rete neuronale del cervello. Forse varrebbe la pena accennare anche alle straordinarie tecnologie, basate sulla fisica contemporanea, come il functional Magnetic Resonance Imaging, che hanno permesso di concepire e portare avanti dei progetti così ambiziosi.
Se Giulia se la sentisse, potrebbe anche essere stimolante, almeno in un liceo scientifico, accennare alle teorie recenti, ancora in gran parte speculative, che ipotizzano che la coscienza abbia origine da effetti quantistici di entanglement a livello del cervello nel suo complesso.

Ma le neuroscienze non esauriscono affatto il dibattito sulla coscienza, la sua origine e la sua natura. È dall’epoca illuministica che filosofi e scrittori si interrogano su ciò che determina la coscienza, sulle cause che ci spingono a volere e a fare quello che vogliamo e facciamo. Oltre all’idea che queste cause siano biologiche (come nelle neuroscienze) sono state proposte alle ipotesi: in particolare, che la coscienza sia determinata dall’esistenza materiale e dalla società, un’idea che si ritrova insieme ad altre nel grande progetto letterario di Émile Zola, ma anche nel marxismo e nel materialismo storico. Un ulteriore filone di ricerca è quello psicoanalitico, che ipotizza che la psiche si estenda molto al di là della coscienza e che gli elementi presenti nell’inconscio determinino la coscienza senza che questa ne sia consapevole.

Anche io penso che Delitto e castigo non sia adatto a esemplificare le questioni in esame, ma sono convinto che nella letteratura contemporanea si possano trovare opere che esplorano la coscienza come una superficie determinata dai processi profondi che avvengo al di sotto di essa. In fondo, è dal Macbeth di Shakespeare che la letteratura indaga il mistero delle azioni che commettiamo senza riuscire a dominarne le conseguenze!

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