De rerum natura

La domanda

Salve, sto preparando una mappa sulla natura; questo tema è stato già affrontato molte volte. Per evitare di essere banale avevo pensato di portare le varie accezioni della natura cioè: natura come dolore e indifferenza (Leopardi, dialogo della Natura e di un Islandese); natura come forza (vulcani e terremoti); ma per latino e fisica ho dei dubbi. Che suggerimento mi da per non cadere nel banale e nel già sentito?

Marialuisa, Liceo Scientifico

La mia risposta

Più che di differenti accezioni, parlerei di differenti atteggiamenti nei confronti di ciò che chiamiamo Natura. Questo è visibile già nei due esempi che fa Marialuisa: il Leopardi dell’operetta morale (o de La ginestra) parla della Natura proprio nella stessa accezione in cui ne parlano le Scienze della Terra: come la potenza da cui traggono origine fenomeni violenti e straordinari come vulcani e terremoti. Quello che cambia è il sentimento con il quale ci si mette davanti ad essi: come davanti a un oggetto di studio, nella comprensione del quale si esprime felicemente la potenza del pensiero umano; oppure come limite ferreo posto alle aspirazioni e alle ambizioni degli uomini, limite che deve insegnare loro a orientare la propria vita sotto il segno della solidarietà reciproca e del rifiuto delle illusioni di dominio.

A me sembra che questa potrebbe essere un’impostazione efficace e non troppo banale: discutere i diversi modi con i quali autori differenti hanno reagito alla presa di coscienza del significato della Natura, intesa come insieme di processi e meccanismi attraverso cui il mondo genera se stesso. Se vediamo la cosa sotto questa luce, riconosciamo che nel corso della storia recente la disposizione della cultura occidentale è profondamente cambiata, passando da un’idea della natura come potenza inumana e pericolosa (come è anche in Leopardi) all’idea della Natura come eredità da proteggere contro il crescente potere umano. Penso che sarebbe utile accennare a questa trasformazione culturale e criticare i pregi e i difetti di entrambe le concezioni.

Marialuisa chiede anche come affrontare questo tema a partire dalle materie Latino e Fisica. Il titolo che ho dato a questo post tradisce il mio pensiero per quanto riguarda la prima materia. Credo che sarebbe un’ottima idea parlare di Lucrezio e del suo poema. Volendo mantenere l’impostazione proposta, si potrebbe sottolineare come per Lucrezio abbia un carattere decisivo – e liberatorio – la comprensione dei fenomeni naturali, dai più vistosi ai più piccoli, come risultato del gioco degli atomi e del clinamen e non come manifestazione di una finalità che le verrebbe imposta per così dire «da fuori».
Anche in Fisica si può riconoscere qualcosa di simile: l’aspirazione a spiegare teoricamente la natura non in base alle aristoteliche cause finali, ma attraverso la scoperta di una legalità di carattere matematico. Si potrebbe sostenere anzi che in Fisica si chiami Natura, non l’insieme dei fenomeni, ma quello delle leggi che permettono di prevederne l’evoluzione.

Per la lezione

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