Il DNA e la memorizzazione dei dati

La domanda

Una mia allieva vorrebbe fare la tesina sulla possibilità di usare il DNA come supporto di memorizzazione di byte di dati informatici…. vorrebbe il mio aiuto ma io non ho trovato materiali… mi può suggerire qualche cosa?

Prof.ssa G. M., Liceo delle Scienze Applicate

La mia risposta

Gentile collega, le rispondo volentieri perché farlo mi dà l’occasione di raccontare per una volta il percorso con il quale raccolgo le informazioni necessarie per venire incontro alle richieste di chi rivolge a questa pagina. Rispondendo a lei cerco di dare qualche consiglio sul da farsi ai nostri studenti, suoi e miei, che vogliono svolgere una ricerca efficace.

Naturalmente il punto di partenza è sempre una certa dose di fortuna. In questo caso la mia fortuna consiste nell’avere incontrato chissà quando l’espressione DNA-based computing, calcolo basato sul DNA, e di essermela ricordata. (“La fortuna aiuta la mente preparata.”) In pratica era l’unica cosa che ricordavo sull’argomento, a parte qualcosa di vago sulla possibilità di sfruttare a fini di calcolo i processi straordinariamente rapidi con cui una macromolecola come il DNA riesce a svolgere alcune operazioni, come quella di trovare la forma ottimale con cui avvolgersi nello spazio.
Ho digitato su Google l’espressione che ricordavo e ho trovato una pagina Wikipedia dedicata all’argomento. Certo, esiste una versione italiana. Ma su un argomento scientifico di punta è difficile trovare una pagina esauriente se non in inglese. Infatti è in questa pagina che ho trovato subito l’espressione che cercavo: DNA digital data storage, immagazzinamento digitale di dati basato sul DNA. Direi che questo dovrebbe essere un buon punto di partenza. In bibliografia ci sono anche articoli piuttosto accessibili, uno su un esperimento a partire da alcuni sonetti di Shakespeare. Continuando a esplorare i link saltano fuori nuovi articoli, ma sono convinto che a questo punto non abbiate più bisogno di me…

Per la lezione

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