La fisica e l’economia

La domanda

Mi sto accingendo alla stesura della tesina. Tuttavia non saprei come collegare l’economia, la mia futura scelta universitaria, con la fisica. L’argomento principalmente è lo stato capitalista, il postcapitalismo e la critica dello stesso. Le sarei grato se potesse fornirmi qualche spunto.

Viola, Liceo Scientifico

La mia risposta

Negli ultimi decenni le relazioni fra il mondo dei ricercatori in fisica e quello della finanza si sono fatte sempre più strette e ricche. Un punto di svolta si è avuto con i lavori di Benoit Mandelbrot sui frattali in economia. Negli anni successivi ci sono stati due tipi di sviluppi: quelli legati all’arruolamento di fisici nelle imprese finanziarie, allo scopo di sviluppare e studiare prodotti finanziari sempre più sofisticati; e quelli legati all’insoddisfazione di molti ricercatori per le insufficienti basi sperimentali delle teorie economiche dominanti e per la scarsa verosimiglianza dei modelli di interazione fra soggetti economici che sono alla base di gran parte dei “teoremi” della cosiddetta scuola economica neoclassica. Lo sforzo di applicare in maniera più sistematica i metodi della fisica all’economia e alla finanza in particolare ha condotto alla nascita di un vero e proprio campo di ricerca, l’econofisica.

Due libri recenti costituiscono dei contributi molto interessanti alla critica delle scuole economiche e dei modelli finanziari dominanti da parte di due fisici. Si tratta di Previsioni. Cosa possono insegnarci la fisica, la metereologia e le scienze naturali sull’economia, di Mark Buchanan, e di Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi, di Francesco Sylos Labini.

Per la lezione

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