Dolomite cercasi

Da un paio di secoli i geologi si scervellano su un problema non da poco: dove si produce, oggi, la dolomite? Se guardiamo a quello che ci ha lasciato l'evoluzione del pianeta, troviamo immensi depositi di questo minerale. Un esempio per tutti, la catena delle Dolomiti, che come il minerale principale che le compone traggono il nome Déodat de Dolomieu, il geologo che ne studiò le rocce.

Scorcio delle dolomiti (Immagine: gigi62@Flickr)

La dolomite, chimicamente, non è altro che carbonato di calcio e magnesio MgCa(CO3)2, ovvero, magnesio a parte, non è molto diversa dal calcare (carbonato di calcio, CaCO3) contro il quale combattono i nostri elettrodomestici, ma quello che conta quando si parla di minerali, è la cristallizzazione. Nelle sue forme minerali lo stesso composto chimico assume proprietà anche radicalmente diverse: esempio classico è quello della grafite e del diamante, che hanno la stessa composizione chimica ma aspetto e proprietà praticamente opposte. 

L’Attualismo
Ma già dagli albori delle scienze geologiche divenne chiaro che mentre calcite e aragonite, entrambi CaCO3 con diversa cristallizzazione, erano abbondantemente presenti e non era un mistero la loro genesi, la dolomite era invece un enigma: possibile che non si riuscisse a identificare dove si produceva? Perché, secondo l'Attualismo che è il faro guida della geologia (ma non solo) gli stessi processi che ci hanno lasciato la Terra così com'è si protraggono nelle Ere e proseguono tali e quali in questo stesso momento.

In laboratorio è possibile produrre la dolomite, ma solo a temperature relativamente alte (e per contro sembra che la maggior parte della dolomite si sia formata a basse temperature), sono poi noti alcuni ambienti ipersalini che sembrano offrire le giuste condizioni per la sua formazione, ma anche tenendo conto dei tempi geologici, le quantità prodotte non sembrano giustificare l'esistenza di giacimenti come le Dolomiti di cui sopra. Certo, sapendo che in passato il pianeta è stato geologicamente più «vivace» è possibile che uno dei motivi è che non ci siano oggi ambienti che contengano abbastanza energia per produrne in grandi quantità, ma diversi indizi, tra cui il fatto che sono stati trovati in un cane dei calcoli renali composti appunto da questo minerale, puntano i riflettori sul mondo organico. Possibile, allora, che gli organismi più semplici, presenti in ogni ecosistema conosciuto, possano avere (e possano quindi avere avuto) un ruolo di primo piano nella formazione della dolomite? Forse occorre solo sapere dove e come guardare…


La conferma australiana
Una conferma arriva dai ricercatori dell'Australian National University che hanno appena pubblicato sulla rivista Biogeosciences uno studio secondo il quale molta dolomite era, in effetti, sotto i nostri occhi. Gli autori hanno scoperto che l'alga rossa Hydrolithon onkodes (nella foto), una delle specie che, in associazione ai coralli, consentono la crescita delle barriere coralline, produce e conserva al suo interno protodolomite. La protodolomite è, tranne per alcune caratteristiche come la diffrazione, in tutto e per tutto lo stesso materiale e si suppone che la dolomite fossile sia in effetti un'evoluzione della protodolomite.

Immagine: Derek Keats @Flickr

Lecito chiedersi come mai prima d'ora gli studiosi delle barriere non abbiano rilevato il minerale e quindi concluso che questo fosse presente solo nelle barriere del passato. Gli autori ipotizzano che, semplicemente, lavando via la materia organica prima delle indagini mineralogiche gli studiosi abbiano così eliminato anche la dolomite presente.

Tutto risolto quindi? Non proprio. Non tutta la dolomite del pianeta può essere stata prodotta dalle alghe simbionti dei coralli (anche perché i coralli sono sì animali molto antichi, e così le alghe, ma esistono depositi di dolomite ben più antichi), ma questa è la prima solida conferma nel suo genere: almeno per quanto riguardo gli ambienti di barriera, una delle fonti primarie di produzione della dolomite è un organismo vivente. Ora gli altri geologi e biologi del campo hanno un'idea in più su dove guardare.

Per la lezione

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