Perché le zebre hanno le strisce?

Anche se l’evoluzione è il processo che determina la diversità dei viventi, non è mai facile percorrere a ritroso la storia di una specie e rispondere alla più semplice delle domande: perché un organismo si presenta in una determinata forma e non in un’altra? E allora, perché le zebre, i notissimi equidi africani, hanno le strisce?

Difficile dare una sola risposta
In qualche modo, nella storia evolutiva, il loro caratteristico manto si è fissato nella specie (anzi, nelle specie, visto che se ne conoscono quattro). Scartando come responsabile la deriva genica, in qualche modo allora le strisce collaborano alla sopravvivenza dei geni che ogni zebra porta con sé. Il problema è come. Tra le ipotesi più accreditate ci sono il mimetismo e la difesa dai predatori, che sarebbero in qualche modo confusi dal disegno caratteristico delle strisce. Spesso, però, non esiste una risposta univoca a questo genere di quesiti, e un gruppo di ricercatori potrebbe aver trovato un’altra ragione da tenere in considerazione per risolvere il problema.

Immagine: Muhammad Mahdi Karim via Wikimedia Commons

Contri i morsi del tafano
Se voi foste una zebra (o un cavallo) dovreste fare i conti con un tormento costante: i tafani. Il loro morso non solo è doloroso, ma come le zanzare sono vettori di malattie causate da parassiti. Possibile che il manto zebrato protegga, in una certa misura, da questi attacchi? I ricercatori stavano studiando il comportamento dei tafani a seconda del colore del manto dei cavalli, e hanno presto scoperto che i cavalli bruni riflettevano luce polarizzata, quelli bianchi non polarizzata: i tafani dimostravano una netta preferenza per i primi, cioè la luce non polarizzata dei candidi destrieri funzionava come un repellente.

A questo punto l’attenzione dei ricercatori si è rivolta alle zebre: come si sarebbero comportati i tafani alle prese con le strisce?  Nei pascoli di una fattoria ungherese gli scienziati hanno predisposto una tavola nera, una tavola bianca, e diverse tavole con strisce bianche e nere di diversa ampiezza, cospargendole di colla moschicida. Le tavole con il disegno più vicino al pattern caratteristico delle zebre erano quelle che catturavano meno insetti, anche meno delle tavole bianche! Forti di questo risultato, l’esperimento è andato avanti usando dei modelli tridimensionali, e anche in questo caso la "zebra" era la preda meno ambita. Gli studiosi, che hanno pubblicato i loro risultati su The Journal of Experimental Biology, concludono quindi che le strisce delle zebre si siano evolute proprio per contrastare i tabanidi.

I modelli usati nell’esperimento (Immagine: Gabor Horvath)

Mistero risolto? Non proprio
I colleghi della comunità scientifica riconoscono che lo studio è ingegnoso e accurato, ma le conclusioni sono forse un po' azzardate. Jerry Coyne e Matthew Cobb concordano che i ricercatori devono prima presentare prove che l'azione dei tafani, oltre che indubbiamente fastidiosa per gli animali, abbia davvero carattere selettivo, cosa difficile da credere dal momento che gli altri equini, e tutti gli altri animali che condividono con loro lo stesso tormento, non sono striati. Coyne inoltre ricorda che, come già ipotizzato da Darwin, l'antenato degli attuali equidi era probabilmente striato, quindi bisogna considerare anche la domanda speculare: perché tutti gli equidi, eccetto le zebre, hanno perduto le strisce? E la risposta non può certo essere che i tabanidi siano un problema esclusivo delle zebre. Probabilmente non esiste una sola causa, ma per la prima volta l'enigma dell'origine evolutiva delle strisce nelle zebre è stato affrontato sperimentalmente.

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