Recensione libro: Energia per l’astronave Terra

 

La nostra vita è un costante gioco di equilibrio tra la produzione e il consumo di energia: basta guardare l’attività metabolica che si svolge all’interno delle nostre cellule, quella che permette al nostro corpo di funzionare. Ma nel corso degli ultimi due secoli, la nostra vita è divenuta sempre più dipendente anche da altre forme di energia: spostarsi in macchina, prendere l’ascensore, fare una doccia calda o mangiare una banana importata dal Costa Rica sono tutte azioni possibili solo grazie al consumo di (spesso notevoli) quantità di energia. Nella nuova edizione del libro Energia per l’Astronave Terra, Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani ci spiegano come affrontare l’immensa richiesta di energia di cui l’Astronave Terra – in viaggio nello spazio – ha bisogno per sostenere i suoi sempre più numerosi passeggeri. Dopo la prima edizione – già vincitrice del premio Galileo per la divulgazione scientifica nel 2009 – il testo si ripresenta ora in una nuova versione aggiornata e ampliata. Il libro, edito da Zanichelli per la collana Chiavi di Lettura, rimane un punto di rifermento sempre attuale per chi voglia compiere un viaggio attraverso il mondo energetico, per prendere consapevolezza di quanta energia abbiamo realmente bisogno e di quanta ne sprechiamo. Rispetto alla precedente, la nuova edizione si presenta con interessanti (e quasi indispensabili) approfondimenti sulla questione nucleare e sul futuro energetico del nostro Paese.

 
La questione nucleare: il disastro di Fukushima e il referendum degli italiani.
L’11 marzo del 2011, un terremoto di magnitudo 9.0 e lo tsunami da esso scatenato hanno devastato la costa nord-orientale del Giappone, causando danni irreparabili ai reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Ad un anno dall’incidente, la reale dimensione del disastro è ancora difficilmente quantificabile e, a tutt’oggi, è difficile prevedere gli effetti a lungo termine della radioattività rilasciata non solo nel terreno circostante, ma anche nell’atmosfera e nell’acqua dell’oceano. A pochi mesi dal terremoto in Giappone, si è tenuto in Italia il referendum sul nucleare: il 95% dei votanti ha chiesto la cancellazione della precedente decisione del governo, cancellando in modo definitivo la possibilità di riportare il nostro Paese nel circuito dell’energia nucleare. Non c’è dubbio che l’incidente di Fukushima abbia in parte influito sul risultato, ma nel libro gli autori ci spiegano perché il ritorno al nucleare sarebbe stata comunque una scelta sbagliata per il nostro Paese. La difficoltà a trovare siti adatti alla costruzione delle centrali, il problema dello smaltimento delle scorie, l’utopia dell’indipendenza energetica sono solo alcuni dei punti che Armaroli e Balzani discutono nel capitolo dedicato al futuro del nucleare: un ottimo spunto per fare chiarezza su alcuni falsi miti dell’energia nucleare.
 
Quale energia per l’Astronave Italia?
Nel penultimo capitolo del libro, gli autori si concentrano sul nostro Paese, discutendo come l’Italia dovrebbe prepararsi alla sfida energetica degli anni a venire: un problema molto più reale di quello che potremmo immaginare. Nel 2009, infatti, l’Unione Europea ha per la prima volta imposto dei limiti ben precisi per quanto riguarda la produzione e il consumo di energia: si tratta della direttiva europea n°28 del 2009, ma da tutti ribattezzata normativa “20/20/20”. Il motivo è presto spiegato: entro il 2020, l’obiettivo per i Paesi dell’Unione Europea è quello di ottenere il 20% dell’energia da fonti rinnovabili e di diminuire del 20% le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. La direttiva, tuttavia, non si limita ad indicare come dovrà essere prodotta l’energia, ma anche quanta se ne potrà produrre: l’obiettivo è quello di abbassare la produzione di energia – e quindi anche i consumi – del 20%.
Per le pecore nere dell’energia, il futuro è tutt’altro che roseo: l’Unione Europea ha infatti previsto che chi non si adeguerà dovrà acquistare energia dalle prime della classe, vale a dire dalle nazioni che sono in grado di produrre in eccesso energia da fonti rinnovabili.
Al traguardo del 2020 non manca ormai molto e, purtroppo, l’Italia è ben lungi dal poter dormire sonni tranquilli. La politica energetica italiana ha tardato ad investire nelle fonti rinnovabili (basti pensare che appena un anno fa i cittadini italiani sono stati chiamati a votare sulla questione nucleare), ma per fortuna si sta registrando un’inversione di tendenza: la nostra penisola non manca certo di sole, vento ed energia geotermica. Nel libro, gli autori ci spiegano come il nostro Paese potrà trarre enormi vantaggi (sia energetici che economici) dall’investimento (purché oculato) in queste nuove forme di energia: cambiare rotta costa sempre fatica ma, a volte, ne vale decisamente la pena.
 
La versione aggiornata di Energia per l’astronave Terra è rivolto a chi voglia prendere maggiore consapevolezza su quello che significa, nella vita di tutti i giorni, produrre e consumare energia. Per troppo tempo abbiamo succhiato energia al nostro Pianeta, convinti che il pozzo fosse senza fine: ora ci stiamo accorgendo che non è così e l’impoverimento delle risorse energetiche, così come i livelli di inquinamento, sono un costante memento alla nostra poca lungimiranza. Il momento in cui dovremo pagare il conto si sta avvicinando e non c’è dubbio che sarà salato. Prendere consapevolezza in prima persona di quello che sarà lo scenario energetico dei prossimi anni è il primo passo verso una sostanziale e necessaria inversione di tendenza.

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *