Siamo quello che digiuniamo?

La ricerca sulla correlazione tra la restrizione alimentare e l’allungamento della vita è oggetto di studio di numerosi gruppi di ricercatori in tutto il mondo che hanno avuto a che fare con lieviti, vermi, topi, ratti e macachi. Ora uno studio trentennale del National Institute on Aging statunitense (NIA) condotto su Macachi rhesus evidenzierebbe che gli animali sottoposti a un regime alimentare più rigido non è detto che abbiano una vita più lunga.

Le fibre aiutano a prevenire il cancro al colon, i frutti rossi migliorano la vista, mangiare le arance scongiura il raffreddore. Sono molti i comportamenti alimentari collegati con lo stato di salute e l’aspettativa di vita divenuti dogma. Molti ricercatori studiano in questi anni la correlazione tra la restrizione alimentare e l’allungamento della vita, spesso però in disaccordo sulle considerazioni finali. Infatti, da uno studio trentennale del National Institute on Aging statunitense (NIA) condotto sui macachi rhesus e pubblicato in questi giorni su Nature, sembrerebbe che gli animali sottoposti a un regime alimentare più rigido non siano in sostanza vissuti più dei colleghi pasciuti.

Senza dubbio il regime alimentare controllato ha evidenziato nelle scimmie dello studio una minor presenza di malattie cardiocircolatorie, di diabete e altre patologie correlate al sovrappeso. Ma per quel che riguarda l’allungamento della vita, niente da fare. Un risultato del genere è stato accolto con sorpresa dalla comunità scientifica, proprio perché dal 2009 in poi diversi studi avevano evidenziato al contrario una relazione diretta tra la restrizione alimentare e la maggior speranza di vita sia nei topi da laboratorio che nei macachi stessi.
 

Il nuovo studio, pubblicato su Nature, ha preso in considerazione la restrizione alimentare nella dieta di Macachi Rhesus e la loro aspettativa di vita (Fonte: galeon.com)

La restrizione alimentare
Lo studio si è basato sulla somministrazione di un regime alimentare ridotto dal 10 al 40% rispetto al calcolo del fabbisogno calorico giornaliero in un gruppo di macachi di diversa età. Un gruppo di controllo invece è stato alimentato normalmente, con cibo comune e a orari prestabiliti.
Uno studio analogo era stato condotto dall’Università del Wisconsin con risultati completamente diversi nel 2009: un aumento del 30% della mortalità nel gruppo di controllo rispetto al gruppo testato. In quel caso però gli animali di controllo avevano avuto accesso senza limite di tempo e di quantità al cibo, composto da proteine purificate. Un numero molto maggiore di questi animali era deceduto, quindi, per patologie secondarie al sovrappeso.

Uno smacco alle sirtuine
Questo studio è un vero smacco per tutti gli scienziati che studiano la correlazione tra la restrizione alimentare e le sue conseguenze a livello fisiologico.
Come racconta questo articolo di Science, molte vite di ricercatori si sono intrecciate per trovare una risposta a come avvenga il meccanismo che collega la dieta con un aumento della salute e della prospettiva di vita. A iniziare dallo studio sui lieviti, fino ad arrivare a vermi, topi, ratti e macachi, si è visto come un ridotto apporto calorico (sempre di livello controllato), attivi in maniera abnorme alcuni geni responsabili della produzione di proteine chiamate sirtuine. Queste ultime indirettamente agiscono sul metabolismo e gli effetti sono molteplici, come il miglior utilizzo del glucosio a un potenziamento del sistema immunitario.

Una riproduzione grafica della struttura cristallografica della Sirtuina 2 del lievito (Foto: wikipedia.it)

Tantissime variabili di cui tenere conto
Per fortuna tutti gli studi testimoniano un miglioramento della salute in caso di restrizione calorica e da questo terreno comune sarà possibile in futuro capire meglio come reagiscono i singoli tessuti corporei nella gestione delle minori risorse a disposizione, come sta già facendo Shin-Ichiro Imai della Washington University e Antonio de Flora del Centro di Biotecnologie Avanzate di Genova.
Altri studi mettono in evidenza come solo un certo livello di sovraespressione genica garantisca la funzione delle sirtuine, mentre altri pongono l’accento sulle enormi differenze di risposta a seconda delle linee genetiche degli animali oggetti di studio e delle diverse specie.
Proprio partendo dal presupposto che tutti i risultati degli studi sono corretti, considerando il numero enorme di variabili, e mettendo da parte l’orgoglio, in futuro la ricerca in questo campo farà ancora molti passi avanti, e sentiremo ancora parlare dei benefici della fame controllata e delle sirtuine.

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