Un database per salvare gli anfibi

Come se non bastassero i cambiamenti climatici e l'inquinamento ora gli anfibi devono guardarsi da un altro pericolo mortale: la chitridiomicosi è ora una pandemia che minaccia moltissime specie, alcune delle quali già prossime all'estinzione. Che fare? Il primo passo parte da un database…

La chitridiomicosi è una malattia letale causata dal fungo Batrachochytrium dendrobatidis (Bd) che sta sterminando gli anfibi di tutto il mondo. Comprendere questa epidemia e tentare di contrastarla è importantissimo: gli anfibi occupano un ruolo di prim’ordine negli ecosistemi, tanto che sono sempre le prime specie alle quali si guarda per capire se e quanto siano compromessi. Come fare? La risposta, secondo un gruppo di ricercatori britannici e statunitensi guidati dall’ecologa Deanna H. Olson della Forest Service’s Pacific Northwest Research Station in Oregon (USA) è in un database globale, totalmente accessibile via web, nel quale vengono continuamente archiviati i dati sulla presenza del fungo. È possibile così georeferenziare ogni campionamento e far sapere in quanti esemplari di anfibi (suddivisi per specie) è stata confermata (o esclusa) la presenza di Bd.

 

 

Queste mappe identificano i punti sul pianeta dove sono stati identificati anfibi con chitridiomicosi e sono elaborate grazie a http://www.bd-maps.net/ (Immagine: PLoS One)

Una mappa e un’applicazione
Bd-Maps, questo il nome del database, è in funzione dal 2008 e ora gli autori sono pronti a presentarlo ufficialmente ai colleghi con una pubblicazione della rivista PLoS One. I ricercatori mettono subito in chiaro le possibilità e i limiti del progetto: le mappe che vediamo elaborate in base al database non ci mostrano la diffusione di Bd, ma solo dove è stato effettuato un campionamento e il suo esito: in un’area potrebbe cioè essere presente Bd anche se nel campionamento non ci sono animali malati. I dati inseriti dalla community Global Bd Mapping Group possono venire dall’analisi della letteratura scientifica oppure dai dati preliminari delle analisi ed è anche possibile inviare i primi rilevamenti di un campionamento direttamente sul campo usando uno smartphone e l’applicazione Epicollect. Anche questi dati, tuttavia, non sono esenti da errori: la community li immette nel database ma, almeno in questa fase del progetto, non discrimina le metodologie utilizzate e i loro protocolli, pertanto il rischio di falsi positivi o falsi negativi è da tenere in considerazione.

Il lavoro da fare è ancora tanto, abbiamo infatti dati solo da 82 paesi, 56 dei quali (cioè il 68%), inequivocabilmente positivi a Bd. ma le potenzialità del progetto per i professionisti della conservazione della natura sono, per usare un termine appropriato quando si parla di anfibi,  galvanizzanti. Olson racconta a The New York Times della entusiasta partecipazione al progetto: «Le persone guardavano le nostre mappe e vedevano che nessuno aveva fatto segnalazione sul fungo chitidrio in un certo punto, e allora cominciavano uno studio per completare la mappa. È come se stessimo giocando a Risiko: siamo sempre eccitati quando "conquistiamo" una nuova area, specialmente se remota»

È propria questa massiccia adesione che, secondo gli autori, rende da adesso utilizzabile il database nonostante non sia possibile "garantire" su ogni positivo/negativo, e infatti sono già usciti molti lavori che lo citano.E l’Italia? Anche senza essere esperti di database possiamo vedere la situazione attuale del monitoraggio limitata alla nostra penisola: 1121 individui campionati in 87 siti appartenenti a 24 specie. Proprio a fine febbraio è uscito uno studio sull’epidemia di Bd nell’Italian Journal of Zoology: anche in Italia il fungo si espande, ed è importante agire in fretta.

I siti campionati finora sul territorio italiano. In rosso quelli dove sono stati trovati anfibi positivi al fungo, in bianco quelli negativi.

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