Un ripasso serale utile

Si avvicina l’ultimo mese scolastico per le prove scritte e orali in diverse materie. Prima di un importante scritto o di un’interrogazione, soprattutto quando la paura si affaccia alla scrivania, è abbastanza frequente fare un ripasso prima di andare a dormire. Secondo uno studio pubblicato su Nature Neuroscience questo mese, durante la notte il nostro cervello continua a elaborare le ultime nozioni apprese. Non solo: un apprendimento fatto inconsciamente può diventare conoscenza attiva durante la notte, soprattutto nelle giovani menti.

La notte porta consiglio, o meglio apporta nuova energia e facilita l’apprendimento. Sono infatti ormai obsolete le tecniche che venivano utilizzate per inserire nuove nozioni nel nostro cervello durante il sonno: registrazioni di lezioni da ascoltare di notte o levatacce per ripassare quella "maledetta" formula matematica. I recenti studi nel campo delle neuroscienze anzi hanno evidenziato quanto sia importante dormire bene e sereni proprio per meglio apprendere quello che si è studiato il giorno precedente.

Le pulizie in casa si fanno di notte
Durante la notte infatti il cervello non rimane spento, ma lavora per noi: le connessioni neurali più importanti vengono ripercorse per consolidare alcune esperienze e nozioni, mentre quelle inutili vengono cancellate. Secondo uno studio condotto dalla neurobiologa Ines Wilhelm, dell’Università di Tübingen (Germania), pubblicato su Nature Neuroscience, anche azioni eseguite in modo inconsapevole, come spingere dei tasti, vengono rielaborate durante la notte. Il giorno dopo questa nuova capacità si trasforma in una esperienza importante per altri apprendimenti motori. Come dire che se prima di andare a dormire vi impegnerete con il touchscreen, il giorno dopo le vostre dita scrolleranno a ritmo frenetico. Questa capacità motoria di apprendimento notturno è più spiccata nei bambini che negli adulti, perché il loro sonno ha una maggior quantità di onde lente che caratterizzano il sonno profondo e sono fondamentali sia nella regolazione delle proprietà elettriche dei neuroni, sia nel consolidamento della memoria.

Esempio di come non prepararsi a un esame: niente computer e niente ore piccole. Fonte: chadashim.biuinternational.com

Non al computer
Ma attenzione, abbiamo visto in uno studio di Science che per garantirci un sonno riposante è sconsigliato il ripasso con tablet o computer prima di andare a dormire: la luce emessa dagli schermi infatti interferisce con il normale rilascio di melatonina. Quindi meglio un libro e la classica lampada da scrivania. Alcuni studi sull’apprendimento musicale ci consigliano poi di dedicarci a un unico argomento di ripasso serale. Infatti in uno studio pubblicato su Psychology of Music si è visto che se un pianista si esercita su una melodia prima di dormire il giorno seguente riuscirà a suonarla molto più facilmente. Al contrario se si esercita su una seconda melodia questa interferirà con l’apprendimento della prima. L’unico modo per guadagnare punti è suonare la prima melodia una seconda volta prima di coricarsi. Questa scoperta ci fa pensare che, se avete un argomento in particolare che vi preme o che vi risulta ostico, le soluzioni possono essere due: ripassare solo quello prima di andare a letto, oppure, se siete costretti dalla situazione a rivedere diversi argomenti, riprendere quell’argomento in particolare come ultimo prima del sonno.

Otto ore di sonno
Anche il numero di ore di sonno influenza la capacità di apprendimento delle nozioni ripassate alla sera. Sarah Allen, che ha firmato lo studio sui musicisti, si riferisce alle 4-6 ore di sonno dopo l’esercitazione pratica al pianoforte come una fase di stabilizzazione a livello mnemonico, mentre le ore successive sono quelle di potenziamento, di miglioramento nell’apprendimento della melodia. Otto ore di sonno sono quindi indispensabili per poter godere di questo potenziamento a livello di memoria cognitiva. «Oramai sappiamo che il sonno riveste un ruolo molto importante nel rendere i ricordi più permanenti e per fare in modo che diventino una parte meno fragile del nostro cervello», dichiara.

Per la lezione

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