Requiem per Jurassic Park

Resuscitare animali preistorici a partire da DNA conservato nell’ambra è impossibile. In passato numerose ricerche hanno infatti dimostrato che il DNA si degrada inesorabilmente: il suo “tempo di dimezzamento”, cioè il tempo dopo il quale metà dei legami tra i nucleotidi nello scheletro zucchero-fosfato si è spezzata, risulta essere di appena 521 anni.

Eppure sempre più spesso sentiamo parlare di nuove tecniche di estrazione e sequenziamento della doppia elica. Siamo davvero certi allora che tra i campioni più antichi di insetti intrappolati nell’ambra non ci sia qualche filamento di DNA in attesa di essere letto?

Stando a una nuova ricerca pubblicata su PloS One la risposta è un chiaro sì.

Utilizzando i più moderni protocolli anticontaminazione e le più raffinate tecniche di sequenziamento, i ricercatori della University of Manchester (USA) hanno cercato di estrarre e analizzare il DNA di due esemplari della Trigonisca ameliae, una specie di ape senza pungiglione estinta il secolo scorso. I due insetti – uno di poche decine di anni, l’altro vecchio di circa 10.000 anni – erano intrappolati nella copale, una resina sub-fossilizzata precursore dell’ambra.

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Un esemplare dell’ape Trigonisca ameliae intrappolata nella copale  (Immagine: David Penney / University of Manchester)

Lo studio è stato condotto confrontando le (pochissime) sequenze di DNA ottenute dai campioni con le banche dati genomiche, ma in entrambi i casi i risultati sono stati assai deludenti. Nel caso del campione più giovane è stata riscontrata qualche corrispondenza indicativa dell’animale in esame con il DNA mitocondriale di un bombo (Bombus hypocrita), ma nulla che potesse far identificare l’esemplare come appartenente alla famiglia delle Meliponini, le api senza pungiglione di cui faceva parte anche T. ameliae.

Nel caso del campione antico, invece, la disfatta è stata totale: i ricercatori non sono riusciti a ottenere alcuna sequenza utilizzabile per un confronto.

David Penney, che ha guidato la ricerca, ha così dichiarato:

«Intuitivamente si è portati a pensare che una rapida e completa inclusione nella resina, da cui deriva una morte quasi istantanea, possa facilitare la conservazione del DNA degli insetti; eppure non è così. Sfortunatamente, quindi, gli scenari alla Jurassic Park dovranno restare nel regno della fiction.»

Per la lezione

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