Cerca il viola

Agli albori della Vita il pianeta Terra non era per niente somigliante al pallido puntino azzurro che ci mostrano le nostre sonde, ma a un osservatore abbastanza preparato avrebbe potuto comunque già raccontare che la vita era sbocciata. Durante l’eone Archeano infatti (circa 3 miliardi di anni fa) la Terra era dominata dai batteri purpurei (Rodobatteri), organismi fototrofi caratterizzati dalla presenza di clorofilla a o b e da pigmenti carotenoidi, un miscuglio dal quale emerge il loro caratteristico colore viola. Cercando la giusta combinazione nello spettro elettromagnetico, insomma, il nostro pianeta non avrebbe avuto bisogno di altro che della propria luce riflessa per segnalare la presenza di vita.

vita viola

Una illustrazione del telescopio Kepler (Immagine: NASA)

Queste sono le conclusioni di un team internazionale di ricercatori che raggruppa Universidad de La Laguna (Spagna), NASA e SETI (USA). Integrando in un modello computerizzato tutte le informazioni più aggiornate su quel periodo (prima di tutto composizione atmosferica, luminosità del Sole e situazione delle masse continentali rispetto agli oceani) con lo spettro emesso da una colonia di moderni batteri purpurei (Rhodobacter sphaeroides), gli scienziati hanno elaborato una serie di ipotetici spettri per il nostro antico pianeta, concludendo che con le giuste osservazioni fotometriche sarebbe possibile distinguere la Terra attuale da quella dell’archeano anche da distanze, letteralmente, astronomiche: non dimentichiamo che nonostante le belle ricostruzioni artistiche di mondi alieni, dei pianeti extrasolari non vediamo più che qualche puntino colorato…

Ribaltando la prospettiva, cercare il “viola” con i nostri telescopi spaziali, come per esempio Kepler, potrebbe forse un giorno far parte di una strategia per identificare i pianeti che ospitano la vita? Questi risultati, altamente speculativi e non ancora pubblicati su una rivista scientifica, hanno però senza dubbio un fondamento razionale in comune con gli studi di altri astrobiologi, ad esempio quelli del Virtual Planet Laboratory (University of Washington, USA), che da tempo sono al lavoro per simulare spettri alieni, compresi quelli della nostra vecchia Terra. Di recente il VPL ha anche inaugurato il catalogo Biological Pigment Database, con l’obiettivo di classificare tutte le molecole che, su un altro pianeta, l’evoluzione potrebbe aver sfruttato per la fotosintesi: una foglia, infatti, non deve essere per forza verde.

Per la lezione

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