Come sta cambiando la biodiversità?

L’inquinamento, la scomparsa degli habitat e il cambiamento climatico stanno modificando le comunità di viventi sul pianeta. Molti studi hanno identificato in particolare un aumento del tasso di estinzione, specialmente a carico di alcuni gruppi come i mammiferi. Ma cosa sta accadendo di preciso nei nostri ecosistemi?

Un gruppo di scienziati ha scoperto che, malgrado le aspettative, in molti ecosistemi il numero delle specie presenti è rimasto costante e, in alcuni casi, è addirittura aumentato. Sono però cambiate le specie presenti in quegli ecosistemi, nel senso che alcune si sono estinte, ma sono state rimpiazzate da altre.

Il quadro emerge dall’analisi di censimenti effettuati in tutto il mondo dal 1874 a oggi, per un totale di oltre 35.000 specie rilevate tra mammiferi, uccelli, invertebrati, pesci e piante. Sono gli autori stessi, tuttavia, a mettere bene in chiaro che dietro questi dati non c’è nessuna buona notizia.

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Il cambiamento di ricchezza in specie negli anni. Diversi colori indicano diverse zone climatiche (immagine: Maria Dornelas et al., Science 344, 296 (2014))

Quello che è successo è che le estinzioni sono state compensate dall’arrivo di nuove specie, spesso invasive, che hanno ampliato la loro distribuzione anche grazie all’aiuto, diretto o indiretto, dell’uomo. La ricchezza in specie (che è solo uno dei valori da considerare quando si misura la biodiversità) tende quindi a rimanere stabile a livello locale, perché cominciamo a trovare le stesse specie in molti ecosistemi diversi e geograficamente separati; ma globalmente questa ricchezza continua a calare.

Guardando meglio come sono cambiate le specie, gli scienziati hanno scoperto inoltre che i “nuovi arrivati” possono essere anche radicalmente diversi dagli organismi precedenti e quindi andare a modificare la struttura stessa dell’ecosistema. Per esempio, una barriera corallina compromessa può diventare la casa di associazioni algali: in questo caso il numero di specie potrà anche rimanere costante, ma basta pensare alle conseguenze per la pesca e il turismo per rendersi conto che non è possibile immaginare di non intervenire.

La sesta estinzione, insomma, sembra essere ancora dietro l’angolo e secondo i ricercatori, che hanno appena pubblicato le loro considerazioni su Science, nei prossimi anni dovremo cominciare a fare più attenzione a come cambia la biodiversità, non solo a come diminuisce.

In apertura le regioni coperte dai censimenti analizzati nello studio. Immagine: Maria Dornelas et al., Science 344, 296 (2014)

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