Scienziati Under 18: i vincitori della Google Science Fair 2014

«Che cosa vorresti cambiare?»  Questa la semplice domanda con cui la Google Science Fair ha invitato i giovani Under 18 di tutto il mondo a farsi avanti per quella che dal 2011 è una delle più importanti vetrine per le giovani promesse della scienza e della tecnologia. Dopo mesi di selezioni, ecco finalmente i vincitori.

Vincitori Google Science Fair e Vincitori nella categoria 16-17 anni
A salire sul gradino più alto quest’anno sono state in tre: Ciara Judge, Emer Hickey e Sophie Healy-Thow. Queste tre ragazze irlandesi di appena sedici anni hanno saputo conquistare il favore della giuria con un progetto che le ha viste impegnate per più di due anni e che per innovazione, impegno e dedizione farebbe invidia a ricercatori ben più navigati. L’idea nasce dal desiderio di trovare un metodo che possa contrastare l’emergenza-cibo nel mondo, un problema sempre più pressante con la popolazione mondiale in continua crescita. Partendo dal presupposto che, in molte zone del pianeta, i raccolti sono troppo scarsi per soddisfare le esigenze della popolazione, le tre ragazze hanno cercato un modo per aumentare l’efficienza di produzione partendo da metodi naturali. Utilizzando un ceppo batterico fissante l’azoto e normalmente presente in natura (de genere Rizobium), Ciara, Emer e Sophie hanno messo a punto un sistema per agevolare la crescita di cereali. Nelle loro mani, la produzione di grano e avena è raddoppiata, mentre la produzione di orzo è aumentata addirittura del 75%. Un risultato strabiliante, oltre che un ottimo esempio di agricoltura sostenibile.

In questo video (in inglese), le tre ragazze spiegano le fasi del loro progetto:

Vincitore nella categoria 17-18 anni
All’insegna della biosostenibilità è anche il secondo progetto vincitore, assegnato alla canadese Haylay Tedesco (qui il suo video di presentazione). E, anche in questo caso, il progetto parte dalla volontà di trovare una soluzione all’annoso problema della depurazione delle sabbie inquinate da residui petroliferi. Haylay propone di utilizzare filtri di sabbia come bireattori, in modo da favorire in modo economico e ecologico la biodegradazione delle sostanze tossiche contenute nei residui petroliferi. I primi test dimostrano che non solo i bireattori sono molto più efficienti, ma anche più economici, permettendo di accelerare molto un processo che, con in vecchi sistemi, richiederebbe anni per completarsi.

Vincitore nella categoria 13-14
Nonostante la giovanissima età, Mihir Garimella – vincitore della categoria dei più giovani – ha con il mondo della robotica una dimestichezza disarmanti. Una famigliarità che gli ha permesso di mettere rapidamente a fuoco quello che è uno dei grossi limiti di droni e robot volanti: l’incapacità di “percepire” oggetti in movimento e schivarli. Per risolvere questo problema, Mihir si è ispirato alla natura, prendendo spunto dai moscerini della frutta che avevano invaso la sua casa. Questi insetti sono in grado di percepire quando qualcosa sta per colpirli: perché non sfruttare lo stesso metodo per i robot? Mihir ha costruito una serie di sensori ispirati all’apparato visivo dei moscerini e li ha integrati con algoritmi in grado reindirizzare la traiettoria del robot e guidarne la fuga. Un simile sistema potrebbe risultare prezioso per migliorare le missioni di salvataggio in cui vengono impiegati robot volanti (come, ad esempio, o in zone a rischio di crolli).

Per chiudere, due progetti per sensibilizzare il mondo verso gli anziani e i disabili. Al sedicenne indiano Arsh Dilbagi il merito di aver sviluppato un sistema per permettere alle persone con difficoltà a parlare di comunicare: sfruttando un linguaggio fatto di respiri brevi e lunghi (una sorta di linguaggio Morse del respiro) e collegando il sensore ad un sintetizzatore vocale, Arsh ha messo a punto un sistema destinato ad una varietà di disabili, dai muti ai malati di sclerosi laterale amiotrofica.

L’americano Kenneth Shinouzuka, di appena 15 anni, ha invece ideato un sensore indossabile (una sorta di calza) per monitorare i movimenti di persone anziane o allettate. L’idea nasce dentro le mura della sua casa, dove il nonno affetto da Alzheimer si è trovato più volte in situazioni di rischio per essersi allontanato da solo: il sensore non solo proteggerebbe gli anziani bisognosi, ma migliorerebbe notevolmente la qualità della vita delle persone che li hanno in cura.

 

Immagine Banner: screenshot dal video della Google Science Fair 2014

Immagine Box: Flickr

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