La selezione di gruppo dei ragni

I ragni sono predatori solitari per eccellenza. Esiste però una specie sociale, chiamata Anelosimus studiosus, che vive lungo i fiumi del Tennessee e della Georgia, in grado di formare colonie organizzate di decine di individui. I singoli ragni non sono più grandi di una gomma da matita, ma i nidi di ragnatela comunitari raggiungono le dimensioni di un’utilitaria, e sono in grado di intrappolare perfino piccoli vertebrati, come topi e uccelli.

tela ragno

Una ragnatela comunitaria del ragno Anelosimus studiosus (immagine: Flickr)

Ora, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature, dimostra che queste colonie evolvono insieme, fornendo per la prima volta una prova sperimentale (sul campo) alla controversa teoria della selezione di gruppo. Questa teoria, formulata nel 1962 dal biologo Vero Copner Wynne-Edwards, tentava di spiegare il comportamento altruistico di animali che si sacrificano per proteggere altri individui. Un paradosso evoluzionistico, dal momento che così facendo i loro geni, e quindi il loro altruismo, non possono essere ereditati dalle generazioni successive.

Una teoria controversa
La selezione di gruppo è stata infatti fortemente criticata e osteggiata dai biologi evoluzionisti, che hanno proposto meccanismi alternativi, come la selezione parentale, in cui viene favorita la linea genetica dell’individuo, cioè la sua famiglia. Un altro meccanismo che spiega comportamenti collaborativi è l’altruismo reciproco: in mancanza di legami parentali, io ti faccio un favore se ne traggo un vantaggio. Per esempio, i grandi pesci predatori fanno entrare nelle loro bocche i piccoli pesci pulitori senza mangiarli.

pulitore

Le murene sono un esempio di altruismo reciproco: potrebbero inghiottire in un boccone i piccoli pesci pulitori che entrano nella loro bocca, ma dovrebbero rinunciare al servizio di igiene orale (immagine: Wikimedia Commons)

Si sa che in alcuni allevamenti viene applicata una sorta di selezione di gruppo artificiale alle galline ovaiole allevate in gabbie comuni. Le gabbie che producono più uova sono destinate alla riproduzione, le altre finiscono al macello, senza tener conto della produttività dei singoli individui. Per decenni, tuttavia, molti autorevoli biologi hanno decretato che simili condizioni non potrebbero mai verificarsi in natura.

Le prove sul campo
Il nuovo studio però sembra smentirli. Le femmine di Anelosimus che vivono in colonie rientrano in due categorie di comportamento, docile o aggressivo. In luoghi ricchi di risorse, le colonie piccole sono dominate da femmine docili, mentre al crescere della colonia aumenta la frequenza delle femmine aggressive, utili per tenere a bada eventuali minacce.

ragno

Un ragno della specie Anelosimus studiosus, il primo esempio di selezione di gruppo finora osservato (immagine: Judy Gallagher)

Ma in luoghi con risorse limitate, succede il contrario: le colonie piccole sono dominate dalle femmine aggressive e la varietà docile appare più frequentemente quando le colonie crescono. In mancanza di prede, infatti, il cannibalismo delle uova è un rischio concreto, e le femmine aggressive sarebbero una minaccia per l’intera colonia.

Così, quando i ricercatori hanno modificato il rapporto docili/aggressivi, i ragni hanno percepito in qualche modo un rischio di estinzione e nel giro di alcune generazioni hanno ripristinato i rapporti ottimali. Se poi la colonia veniva spostata in un altro luogo, tentava di ricreare la composizione di ragni docili e aggressivi ideale nel luogo d’origine, dove si era evoluta, senza tener conto delle mutate condizioni ambientali.

Il nuovo studio dimostra quindi che in questo caso la selezione naturale lavora su un tratto collettivo – il rapporto docile/aggressivo – che viene tramandato di generazione in generazione. È questo tratto a stabilire se l’intera colonia è destinata a sopravvivere o a morire in determinate condizioni. Un esempio perfetto, a quanto pare, di selezione di gruppo.

 

Immagine banner in evidenza: Judy Gallagher

Immagine box in homepage: Flickr

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *