2014: un anno di scoperte

La fine dell’anno è tempo di bilanci, e la scienza non fa eccezione. Così lo scorso dicembre le due più famose riviste scientifiche del mondo hanno pubblicato quasi contemporaneamente dei dossier che ripercorrono gli eventi e le persone che hanno, nel bene e nel male, hanno segnato la ricerca scientifica nel 2014.

I traguardi
La rivista Science fa un classico decalogo delle scoperte più eccezionali, partendo naturalmente con il successo della missione Rosetta, che a novembre ha fatto atterrare sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko il lander Philae. È stato un anno importante anche per la paleontologia, in particolare per quanto riguarda l’evoluzione degli uccelli. Durante il 2014, soprattutto tra la primavera e l’estate, sono usciti numerosi studi che chiariscono la transizione tra i dinosauri e i moderni uccelli. Per esempio è chiaro che penne e piume erano caratteristiche di molti dinosauri non volatori, che le usavano per una varietà di funzioni. Tra questi si è poi distinta una linea evolutiva, caratterizzata da dimensioni sempre più ridotte e ossa più leggere, che a portato agli uccelli attuali. Il terzo posto invece va invece alle ricerche che hanno scoperto come, nei topi, una trasfusione di sangue proveniente da individui giovani possa invertire alcuni sintomi dell’invecchiamento in quelli più anziani. L’elisir di giovinezza murino sembra dovuto a un particolare fattore di crescita.

Sul versante della robotica e dell’informatica si distingue invece uno studio che ha dimostrato la capacità dei robot di coordinarsi in veri e propri sciami artificiali in maniera estremamente raffinata a partire da istruzioni molto limitate, come potete vedere nel video seguente. Science scherzosamente chiosa «un importante primo passo del loro percorso verso la conquista del mondo»

Sempre sul tema della tecnologia che imita la natura, Science ci ricorda la creazione di un nuovo tipo di chip che mima il funzionamento del cervello umano. Secondo gli autori una tecnologia di questo tipo potrebbe diventare fondamentale in tutte quei contesti che prevedono l’analisi computerizzata di immagini e video. Per l’antropologia ricordiamo la più antica testimonianza artistica a oggi nota, l’impronta di una mano umana datata 40.000 anni fa che lo scorso ottobre si è guadagnata la copertina di Nature. Sul fronte medico sembra che la cura per il diabete di tipo 1 sia più vicina, grazie agli studi di alcuni biotecnologi che sono riusciti a ottenere cellule β da cellule staminali. Le cellule β del pancreas secernono insulina, ma nel diabete di tipo 1 sono distrutte dal sistema immunitario. Per ora i test sono stati fatti in vitro, ma è possibile che in futuro questo tipo di diabete possa essere controllato trapiantando nuove cellule prodotte in laboratorio. Passi avanti nella comprensione dei meccanismi mnemonici: è possibile manipolare la memoria dei topi stimolandone i neuroni con il laser (optogenetica). Con le giuste stimolazioni è stato possibiile cambiare l’emozione associata a un ricordo da “buona” a “cattiva” e viceversa. Una ricerca importante perché dimostra che un meccanismo complesso come la memoria può essere oggi studiato a livello cellulare. Finisce nella classifica anche il progetto Cubesat. Nato in ambito didattico, promuove la costruzione di piccoli satelliti modulari formati da cubetti (10 cm3 x 1 kg e 33 gr di peso). A 15 anni dalla sua ideazione, il progetto è andato molto oltre le sue finalità educative e questi economici satelliti sono oggi usati sia nel settore privato che in quello pubblico.

Infine ricordiamo il codice genetico con due lettere in più ideato dai biologi sintetici.

Le persone

Nature ricorda molte di queste scoperte, ma ha anche preparato una sezione dedicata alle persone che più si sono distinte durante l’anno. Ne fanno parte il nostro “cacciatore di comete” Andrea Acomazzo; l’oncologa Suzanne Topalian; l’ingegnere Radhika Nagpal (mamma dei robot che abbiamo visto prima); il dottor Sheik Humarr, morto durante la crisi di ebola che ha aiutato a combattere sequenziando il genoma del virus; l’astrofisico David Spergel che è stato uno dei primi a contestare i dati che proverebbero sperimentalmente l’inflazione cosmica; Maryam Mirzakhan, la prima matematica a ricevere la medaglia Fields; il paziente Pete Frates, malato di sclerosi laterale amiotrofica, a cui si deve il fenomeno virale della Ice Bucket Challenge di quest’estate; il capo dell’agenzia spaziale indiana ISRO Koppillil Radhakrishnan, che quest’anno ha messo una sonda intorno al Pianeta Rosso; Masayo Takahashi, l’oftalmologa il cui lavoro con le cellule staminali offre una speranza ai malati di degenerazione maculare; e Sjors Scheres, che è riuscito a ottenere dettagliatissime immagini di ribosomi.

I fallimenti

Oltre ai trionfi, bisogna però ricordare anche qualche clamoroso fallimento. Per esempio le staminali pluripotenti indotte STAP sembrano impossibili da riprodurre e il virus è tornato rilevabile nella bambina nata sieropositiva che sembrava aver sconfitto l’HIV. Dobbiamo inoltre ancora sconfiggere l’epidemia di Ebola e per i meteorologi il 2014 è stato uno degli anni più caldi mai misurati: le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee

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