I girasoli di Van Gogh cambiano colore

Ci sono colori che, più di altri, segnano l’opera di un artista. Basti pensare all’oro di Klimt o al blu di Kandinskij. Vincent van Gogh amava “firmare” cromaticamente i suoi quadri con il giallo cromo. L’intera serie dei Girasoli, tra le opere più conosciute e amate dell’artista olandese, sono caratterizzate da un intenso uso del colore giallo in numerose sue sfumature. Proprio questo colore, tanto caro a Van Gogh, sta tuttavia mutando. Il giallo dei girasoli che vediamo oggi, infatti, non è lo stesso usato dall’artista alla fine dell’800 e questo a causa della natura chimica dei pigmenti utilizzati. Il fenomeno, noto già da tempo e riscontrato in altre opere di Van Gogh, è stato descritto nei dettagli da un team internazionale di scienziati di cui fa parte anche l’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del CNR (CNR-ISTM) di Perugia.

 

La chimica dell’arte

Vincent van Gogh non fu il solo a cedere all’intensità delle tinte del giallo cromo. Insieme a lui anche molti altri impressionisti come Seraut, Renoir, Manet e Pissarro furono affascinati dai nuovi pigmenti sintetici introdotti sul mercato grazie alla rapida evoluzione della chimica di sintesi avvenuta in quegli anni. Il giallo in questione, noto anche come giallo di Roma o giallo di Parigi, è un pigmento a base di cromato di piombo (PbCrO4) che si ottiene filtrando il precipitato che si forma dalla reazione tra nitrato di piombo (Pb(NO3)2) e cromato di potassio (K2CrO4). (Se volete provare a scrivere la reazione chimica completa qui e qui si trova qualche suggerimento utile). Il suo basso costo associato all’elevato potere coprente lo fece diventare un prodotto largamente usato dagli artisti dell’epoca. Tuttavia, si tratta di un composto caratterizzato da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che tende, quando esposto alla luce, a scurirsi e a virare verso tonalità più scure.

 

Il giallo del vaso con quindici girasoli

Van Gogh dipinse numerose tele dedicate ai girasoli. L’attenzione dei ricercatori si è rivolta in particolare a tre di esse, le tre versioni di Vaso con quindici girasoli, tutte dipinte tra il 1888 e il 1889 e conservate in tre diversi musei: la National Gallery di Londra, il Seji Togo Memorial Sompo Japan Nipponkoa Museum of Art di Tokyo e il Van Gogh Museum di Amsterdam.

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Girasoli, 1889, Vincent van Gogh (Immagine: Van Gogh Museum, Amsterdam – Vincent van Gogh Foundation)

Sembra, infatti, che le tre tele abbiano subito l’azione “scurente” della luce  a velocità diverse e, mentre quella conservata ad Amsterdam appare molto diversa dalla versione originale, la tela londinese sembra risentire meno del fenomeno. Anche all’interno dello stesso dipinto, sfumature di giallo differenti hanno reagito in modo diverso all’esposizione della luce. Dall’intenso scambio di lettere con il fratello Theo, preziosa fonte di informazioni sulla sua arte, è noto che Van Gogh si rifornisse del prezioso colore da produttori diversi. Che sia proprio l’utilizzo di diversi tipi di giallo a causare questo effetto eterogeneo? Per rispondere alla domanda i ricercatori hanno analizzato al Deutsches Elektronen-Synchrotron (Desy) di Amburgo due minuscoli frammenti di dipinto (meno di un millimetro ciascuno) provenienti dalla tela del Van Gogh Museum. Le analisi hanno rivelato la diversa natura dei pigmenti utilizzati. Il giallo più scuro contiene un giallo cromo resistente alla luce, mentre le aree di giallo pallido sono state dipinte con un giallo cromo fotosensibile a causa della presenza di zolfo nella sua composizione.

L’analisi degli stessi frammenti alla European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble ha dimostrato che lo scurimento del giallo cromo sensibile alla luce è dovuto alla riduzione del cromo da cromo VI a cromo III, riduzione che avviene in superficie e coinvolge uno spessore sottilissimo di 1-2 micron. Un particolare scanner, inoltre, ha evidenziato le parti del dipinto che dovranno essere monitorate con attenzione perché particolarmente “propense” a mutazioni di colore in seguito all’esposizione alla luce. Lo stesso tipo di analisi era stata compiuta nel 2011 su di un altro dipinto di Van Gogh, Le rive della Senna. La colorazione artificiale mostra come il quadro potrebbe diventare entro il 2050 e, se paragonata al presunto aspetto originale del quadro, fa capire l’entità del fenomeno.

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Il dipinto “Le rive della Senna” è stato diviso in tre parti per simulare il presunto stato del quadro nel 1887, quello del 2011 e quello previsto nel 2050 (Immagine: ESRF/Antwerp University/Van Gogh Museum)

Considerato l’amore per il giallo cromo non solo di Van Gogh ma di molti altri pittori dell’epoca, concludono gli scienziati, questa tecnica potrà essere applicata per risalire ai colori originali di altre opere. I risultati, inoltre, potranno essere utili in futuro ai musei che vorranno ottimizzare l’illuminazione delle esposizioni per preservare al meglio l’integrità della tela.

 Immagine box: Van Gogh Museum, Amsterdam (Vincent van Gogh Foundation)

Immagine banner: Wikimedia Commons

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