L’ora del test

Da sempre spauracchio degli studenti, il compito in classe è lo strumento per eccellenza usato dagli insegnanti per valutare il percorso scolastico di ogni alunno. Per fornire una vera fotografia delle conoscenze e delle capacità degli studenti (di una certa categoria di scuole, ad esempio, o di una determinata area geografica), i compiti in classe dovrebbero essere il più possibile standardizzati, quindi con livelli di difficoltà e metodi di giudizio comparabili. Uno studio tutto danese ha dimostrato, tuttavia, che questo grado di omologazione nella valutazione non basta. Non è sufficiente proporre test simili agli studenti per poterne confrontare l’esito. Un parametro importante, spesso sottovalutato, è l’ora alla quale il test viene eseguito. Tutta colpa della “fatica cognitiva“.

 

Un buon campione da analizzare

Come ognuno di noi può sperimentare sulla propria pelle, i livelli di concentrazione e attenzione variano notevolmente durante l’arco del giorno. Questo andamento “a picchi” può influenzare in qualche modo il risultato di un compito? Per rispondere a questa domanda i ricercatori dell’Università di Copenhagen e del Centro Nazionale Danese per le Ricerche Sociali hanno analizzato i dati provenienti da ben 2 milioni di test fatti da studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni tra il 2010 e il 2013. Ciò è stato reso possibile dal fatto che nel sistema scolastico danese i test vengono svolti per via digitale e conservati in una banca dati nazionale. Gli insegnanti, quindi, devono usufruire dell’aula informatica della propria scuola incastrando i vari compiti in classe nelle ore della giornata disponibili. Questo ha fatto sì che i dati analizzati provenissero da test eseguiti in maniera random in ore diverse della giornata. Quali migliori condizioni per capire se effettivamente una verifica fatta di prima mattina possa riuscire meglio di una fatta all’ultima ora di lezione?

 

Che fatica, questo test

I risultati dello studio, pubblicati su PNAS, mostrano che effettivamente il momento della giornata in cui viene fatto un test influenza il suo risultato. Per essere più precisi, sembra che più tardi nel corso della giornata viene fatto il test peggiore sia il suo risultato. Tuttavia, se il compito viene fatto dopo una pausa, indipendentemente dall’ora del giorno, c’è un aumento significativo della performance degli studenti. La causa di queste variazioni è da ricercare nella “fatica cognitiva“, cioè lo sforzo che il nostro cervello compie per concentrarsi su un obiettivo e che va ad aumentare man mano che il tempo in cui la concentrazione richiesta aumenta. Basta una pausa, magari per mangiare qualcosa, stare un po’ all’aria aperta e rilassarsi con i propri compagni ed ecco che il livello di fatica cognitiva si abbassa. Ahimè, non è così proprio per tutti. Gli effetti dell’orario e delle pause, infatti, sono evidenti negli studenti che ottengono mediamente dei buoni risultati. Gli studenti con i voti più bassi, invece, risentono meno dell’effetto “tempo” e la loro performance non migliora di molto ad orari diversi.

 

Non dopo ma con più pause

Gli stessi ricercatori precisano che questi risultati non vogliono suggerire di ritardare l’orario di inizio della scuola (cosa peraltro suggerita da altri studi) ma semplicemente di tenere in giusta considerazione il numero e la lunghezza delle pause da inserire nell’agenda scolastica. Anche una giornata di scuola particolarmente lunga può essere sostenuta al meglio dagli studenti diminuendo il livello di fatica cognitiva grazie al giusto bilanciamento tra lezioni e momenti di svago. Quale quindi il momento migliore per un compito in casse? Subito dopo la ricreazione!

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