L’ultimo appello di Obama: l’energia pulita è inevitabile

Negli Stati Uniti, un paese che rivaleggia con la Cina per emissioni inquinanti, l’energia pulita sembra un miraggio lontano. Eppure il solare e l’eolico non sono mai stati così popolari come negli ultimi anni. Merito di una politica, quella portata avanti con decisione dal presidente uscente Barack Obama, più attenta alle fonti rinnovabili e all’ambiente. Ma è anche una conseguenza del progresso tecnologico, che ha reso queste energie pulite sempre più efficienti e competitive.

 

Il boom delle rinnovabili in USA

Dal 2008, il costo del solare si è abbassato del 64%, un crollo così rapido che di questo passo lo renderà presto più conveniente dei tradizionali combustibili fossili. Peccato che il neopresidente Donald Trump abbia pubblicamente annunciato un cambio di rotta. Già a maggio, in piena campagna elettorale, aveva promesso di aumentare la produzione di combustibili fossili, a discapito delle fonti rinnovabili. «C’è una cosa che si chiama carbone pulito. Il carbone durerà per 1000 anni in questo Paese», aveva detto nel secondo confronto televisivo con la sconfitta Hillary Clinton.

L’ex presidente Barack Obama sul tetto del Museum of Natural History di Denver, munito di pannelli solari. Il solare negli USA ha conosciuto un vero e proprio boom negli ultimi anni, e i costi di produzione si sono più che dimezzati (Immagine: Wikimedia Commons)

Obama su Science

Mentre gli ambientalisti di tutto il mondo si preparano a dare battaglia, Obama smette le vesti da presidente, indossa quelle dello scienziato, e spiega in un rassicurante articolo pubblicato su Science perché nemmeno Trump può ignorare il cambiamento in atto nel Paese. A prescindere da chi saranno i suoi successori, sostiene l’ex presidente, la crescita dell’energia solare ed eolica è un processo irreversibile.

“Mettendo da parte la politica a breve termine, l’evidenza economica e scientifica mi lasciano fiducioso che le tendenze verso un’economia di energia pulita che sono emerse durante la mia presidenza continueranno. L’opportunità economica per il nostro Paese di sfruttare questa tendenza potrà solo crescere”, scrive Obama.

Obama parla al Dipartimento dell’Energia (immagine: Wikimedia Commons)

Quattro motivi per sperare

Le ragioni del suo ottimismo sono articolate in quattro punti nelle pagine di Science. Per prima cosa, gli Stati Uniti hanno dimostrato che un’economia avanzata può crescere senza far aumentare le emissioni di gas serra. In termine tecnico questo fenomeno si chiama disaccoppiamento. “Le emissioni di CO2 del settore energetico sono diminuite del 9,5 per cento nel periodo 2008-2015, mentre l’economia è cresciuta di oltre il 10 per cento”, scrive.

In secondo luogo, molte aziende continueranno a fare investimenti per migliorare l’efficienza energetica. Alcuni di questi investimenti però, come riconosce lo stesso Obama, erano possibili solo grazie a norme federali di efficienza energetica, che Trump potrebbe cancellare. Il presidente eletto infatti vuole smantellare l’EPA (Agenzia americana per la protezione ambientale) e ha dichiarato di non voler rispettare gli accordi di Parigi per contenere le emissioni inquinanti, anche se di recente si è dimostrato più morbido sul tema.

Il neopresidente Donald Trump ha annunciato l’uscita dagli accordi di Parigi e un ritorno alle centrali a carbone (immagine: Wikimedia Commons)

Carbone addio… oppure no?

In terzo luogo, nel 2016 il gas naturale ha superato il carbone diventando il più grande generatore di energia elettrica negli Stati Uniti. È improbabile un passo indietro per tornare alle centrali a carbone. Lo stesso Trump, che prima di un presidente è un pratico uomo d’affari, dovrà riconoscere il cambiamento, e puntare su tecnologie più moderne e competitive.

Infine, il mondo intero si sta muovendo verso l’energia pulita e investe sempre più nello sviluppo delle fonti rinnovabili. Gli Emirati Arabi, che hanno fondato la propria ricchezza sul petrolio, sono diventati leader mondiali nella green energy. E la Cina, il maggior inquinante, ha stanziato qualcosa come 360 miliardi di fondi nelle rinnovabili da qui al 2020. Se non altro, gli USA saranno costretti a stare al passo coi tempi.

 

Un processo inevitabile… ma rallentabile

Il messaggio di Obama è chiaro: l’energia pulita è inevitabile. Ma il problema è il tempo. Come scrive Joseph Romm, esperto mondiale e autore di libri sul cambiamento climatico, nel suo blog Climate Progress: «La buona notizia è che un Presidente Donald Trump non potrebbe fermare la transizione dai combustibili fossili all’energia pulita. Questa tendenza è irreversibile. La cattiva notizia è che probabilmente la potrebbe rallentare abbastanza da poter distruggere le modeste possibilità che il mondo ora ha di evitare un riscaldamento catastrofico, grazie all’accordo sul clima di Parigi».

 

Immagine banner in evidenza: pixabay

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