Cosa ci insegnano i bombi che “giocano a football”?

Sulla rivista Science è recentemente uscito uno studio piuttosto singolare. Si tratta di una ricerca condotta da un team di etologi della Queen Mary University di Londra (Regno Unito) dai cui sembra, stando a tutti i titoli usciti sui media, che i bombi possano imparare a giocare a football. Sembrerebbe una di quelle ricerche da premio IgNobel (e non è detto che il prossimo autunno non lo diventi), ma oltre la curiosità acchiappaclick c’è molto di più: ora sappiamo che queste creature dal cervello minuscolo possiedono capacità che non immaginavamo.

 

Il football dei bombi

Il football dei bombi, in realtà, ha poco in comune con il gioco in generale e col football in particolare, a parte la presenza di un oggetto in movimento. I ricercatori hanno costruito un’arena di addestramento dove i bombi (Bombus terrestris), una volta trasportata la palla in un punto prestabilito al centro, ricevano una ricompensa (soluzione zuccherina). Quando il bombo non arrivava a capire il meccanismo, intervenivano i ricercatori con un bombo finto a mostrare la via, manovrato grazie a un bastoncino trasparente. In breve gli studiosi avevano addestrato una decina di bombi che, una volta trasferiti in un’arena più grande, non solo continuarono a guadagnarsi la ricompensa, ma diventarono anche più veloci nello spostare la palla.

Dopo questo test i ricercatori volevano però capire bene come queste abilità potevano essere trasmesse. Per questo scopo hanno preparato un ingegnoso esperimento, che prevedeva una nuova arena di addestramento, questa volta con tre palline invece di una. Ma solo la sfera più lontana dal centro era mobile, mentre le altre 2, più vicine alla meta, erano incollate. In questo nuovo spazio gli studiosi hanno addestrato rapidamente un nuovo gruppo di bombi, che avrebbero poi fatto da dimostratori per altri, ignari delle “regole” del football: questa volta, però, tutte le sfere sarebbero state mobili. I bombi addestrati, abituati alle condizioni precedenti, naturalmente spostavano immediatamente la palla più distante, l’unica che sapevano con certezza essere mobile.

 Un bombo trasporta la palla nel punto stabilito ed entrambi ricevono la ricompensa. In questo modo anche l’altro bombo impara il meccanismo.

Se i bombi non addestrati avessero semplicemente copiato dai dimostratori, avrebbero dovuto scegliere anche loro la stessa pallina, invece quasi sempre le nuove leve non solo capivano al volo come guadagnarsi la ricompensa, ma sceglievano la palline più vicine. I ricercatori hanno anche provato a effettuare la dimostrazione spostando la pallina con un magnete, ma in questo caso la percentuale di successo dei bombi osservatori era nettamente inferiore. Da tutto questo i ricercatori hanno concluso che i bombi non sono solamente in grado sia di apprendere dai conspecifici, ma addirittura di generalizzare.

Insetti cervelloni

Anche se non sempre si guadagnano le prime pagine, le ricerche sugli insetti avevavano già evidenziato una serie di capacità a lungo considerate esclusive dei vertebrati. Per esempio alcuni insetti sanno contare, e le specie sociali (come le api e i bombi) mostrano forme di apprendimento e comunicazione piuttosto complesse. Fino ad oggi, però, le capacità di questi ultimi erano state studiate soprattutto in un contesto naturale, in altre parole gli scienziati avevano osservato come gli animali risolvevano i tipici problemi della colonia, prima di tutto la ricerca del cibo. Con il “football dei bombi” invece i ricercatori hanno dimostrato che il cervello degli bombi possiede una flessibilità cognitiva che permette loro di adattarsi a sfide impossibili da incontrare in natura. Ancora una volta la presunta relazione tra dimensioni del cervello e intelligenza si dimostra un po’ troppo semplicistica alla prova dei fatti.

Immagine in apertura e box: Science

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