Mai sottovalutare i vermi

Il mio professore di zoologia non era proprio il docente più popolare fra gli studenti del secondo anno di biologia, e non perché fosse particolarmente esigente. Magro, vestito in maniera dimessa, l'aspetto non lo aiutava. Tuttavia in facoltà non giravano molti George Clooney e quindi non era neppure questa la ragione principale della sua mancanza di fascino. Il vero motivo risiedeva in alcuni vermetti cilindrici, chiamati nematodi, che il prof studiava con passione.

Soltanto bestie di grandi dimensioni, come balene e scimpanzé, suscitavano emozioni fra chi di noi immaginava un futuro da etologo. Altri – io fra questi – erano intrigati più da cellule e molecole. I vermi, spiace dirlo, non erano l’aspirazione di nessuno. E per lo stesso motivo nessuno riusciva a capire come quel professore potesse passare la vita a studiare animaletti tanto insignificanti e disgustosi.

Eppure quel prof riservava qualche sorpresa. Unico fra i docenti, Mr. Nematode (questo era il suo soprannome) un giorno ci consigliò di leggere un libro: L’orologiaio cieco di Richard Dawkins. Comprai subito quel libro, un po' incuriosita dal titolo, ma soprattutto perché ero un po’ secchiona. La lettura di quel libro, che divorai in pochi giorni, mi aprì un mondo. Oltre a essere uno dei più bei testi divulgativi mai scritti sull’evoluzione e la selezione naturale, quel libro mi fece anche rivalutare in positivo quel prof tanto bistrattato.

Da quel corso e da quella lettura sono passati parecchi anni, e oggi mi devo ricredere anche sui vermi. Su queste umili creature Charles Darwin, che oggi compirebbe 200 anni, scrive l’ultimo libro della sua vita, nel 1881, un anno prima di morire. Il libro si intitola The formation of Vegetable Mould, Through the action of Worms, with Observation on Their Habits e molti studiosi lo considerano una curiosità o addirittura una stranezza, non all’altezza di un naturalista del suo calibro.

Fa eccezione Stephen Jay Gould, che sostiene che quest’ultima opera è «una celata sintesi dei principi di argomentazione, elaborati lungo un'intera vita, identificati e utilizzati nella più grande trasformazione della natura mai prodotta da un solo uomo». «I vermi – continua Gould – sono a un tempo umili e interessanti, e il lavoro di un verme, se sommato per tutti i vermi, per lunghi periodi di tempo, può plasmare il paesaggio e modellare il suolo». Il terreno è qualcosa che l'intuito ci porta a considerare come molto stabile, se non addirittura immutabile. Forse è perché ci appoggiamo sopra le nostre case, i beni immobili cui affidiamo il nostro benessere e la nostra protezione. Darwin dimostra però che il suolo tanto stabile non è perché è in realtà sottoposto a un continuo fermento provocato dai lombrichi.

Darwin svela l'entità del lavorio di queste piccole bestie sulle turbolenze del suolo in maniera meticolosa. Innanzitutto dà i numeri, calcolando «quale vasto numero di vermi vive non visto da noi, sotto i nostri piedi»: oltre 21 000 per ettaro di suolo britannico (pari a 142 chilogrammi di vermi). Poi con i dati che raccoglie da persone sparse in ogni angolo del pianeta, arriva a concludere che i vermi sono distribuiti in maniera molto più ampia e in una varietà di ambienti ben superiore rispetto a ciò che noi possiamo immaginare. Quindi scava buchi profondi nel terreno per vedere quanto i vermi si estendono in profondità nel suolo. Infine cerca evidenze dirette del continuo ricircolo del terriccio sulla superficie terrestre, che sarebbe provocato dall’ingestione e dall’escrezione della terra da parte di queste bestie tubuliformi.

Darwin compie numerose, pazienti misure degli escrementi dei lombrichi, che stima variare fra 3 e 7 tonnellate per ettaro. Secondo i suoi calcoli ogni dieci anni si formano fra 2 e 6 centimetri di nuovo terriccio. Sono numeri non trascurabili, se li moltiplichiamo per migliaia di anni. Viene da pensare che i vermi abbiano contribuito ad affossare le rovine greche e romane su cui si sono costruite le nostre città medievali e moderne. L’ultimo libro di Darwin è dunque, citando di nuovo Gould, «un trattato esplicito sui vermi e il suolo, e una discussione velata di come è possibile imparare sul passato studiando il presente».

Buon compleanno Mr. Darwin!

I vermi di Darwin in un video francese:

Per la lezione

Commenti [6]

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  1. maddalena macario

    Mi unisco anch’io ai vostri auguri per Darwin, che in fondo sono auguri anche per quegli insegnanti che come me si “ostinano” – il termine mi pare d’obbligo – a parlare in classe di evoluzione e farne una chiave di lettura di ogni tema biologico e non solo.
    E questo bello strumento del blog forse corona e dà ancora più significato alla frase del grande scienziato:
    “It is not the strongest of the species that survive, nor the most intelligent, but the one most responsive to change.”
    Anche la didattica, anche l’insegnante, come ogni specie vivente – per di più a rischio di estinzione – ha un lamarckiano bisogno di cambiamento e di adattamento. Quindi ben vengano questi nuovi strumenti, auguri Zanichelli!

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  2. beatrice peruffo

    complimenti! Sono una insegnante di scienze e sono felice di constatare che anche lei è rimasta colpita dal fatto che il grande Darwin si sia occupato al culmine della sua avventura intellettuale di lombrichi e della trasformazione del terreno per la loro opera. Eppure, se ci pensiamo bene, è geniale che negli anni si sia spostato sempre di più a trattare fenomeni che fossero estremamente lenti e complessi(coevoluzione insetti pronubi-orchidee e trasformazione del suolo ad opera di lombichi) e che incernierassero il rapporto tra organismo vivente ed ambiente. Comunque quest’anno mi sono ritrovata a citare i lombrichi più volte nel corso delle mie lezioni, senza intenzione (importanza della luce per gli organismi viventi e fotofobia, modificazione del suolo, modalità asessuali di riproduzione negli animali, la generazione spontanea e l’origine presunta dei vermi ….) e questo mi convince sempre di più che Darwin non sia capitato lì per caso
    Peccato che non si riesca a trovare questo libro e gli ultimi da lui scritti
    tanti saluti e buon lavoro
    Beatrice Peruffo – Vicenza

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  3. Lisa Vozza

    Grazie per i due commenti pieni di entusiasmo e simpatia per i vermi di Darwin.

    Il testo originale è disponibile integralmente online, grazie al progetto Gutenberg, sul sito dell’Università della Pennsylvania:
    http://digital.library.upenn.edu/webbin/gutbook/lookup?num=2355
    Il testo è in inglese e non in italiano, ma è meglio che niente, no?

    E visto che abbiamo citato Gutenberg, chissà che i blog non siano una risposta al cambiamento da parte della specie ‘lettura’, in pericolo di estinzione?

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  4. Lale

    Perché in fondo, come diceva il poeta, dai diamanti non nasce niente…

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  5. Nicolo' Regazzoni

    Cara Lisa, mi unisco ai commenti che mi precedono, e ti ringrazio per avermi fatto riflettere su una cosa per me nuova. Il tuo testo mi ha fatto pensare che a volte le cose piccole sono più importanti di quelle grandi. Poi mi è venuto in mente quanto sia nobile e importante, non solo da un punto di vista biologico, riuscire a trasformare (con le mani, con la creatività, etc) ciò che ognuno di noi si trova di fronte quotidianamente. E infine i vermi mi hanno fatto pensare una volta di più a quanto sia importante la terra, intesa come quella cosa su cui tutti i giorni posiamo i piedi. Penso che questo momento di crisi possa aiutare tutti noi a tenere i piedi più posati per terra, e dunque anche più vicini ai vermi. Un abbraccio

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  6. Lisa Vozza

    Bene, l’ouverture a soggetto sgradevole non sembra aver disgustato troppi lettori.

    Oltre ai commenti sul blog ne ho ricevuto diversi per posta elettronica, perlopiù da amici e parenti, per definizione benevoli, ma non per questo non interessanti.

    C’è chi mi ha preso molto sul serio, paragonando il modesto post verminoso a ben più illustri e corposi precedenti: «Le mie pulci», libretto erudito e spiritoso di Giovanni Berlinguer, e «Il sugo della vita», un’opera sul sangue di Piero Camporesi.

    C’è chi ha fatto un paragone fra vermi ed esponenti dell’attuale classe politica, riconoscendo ai lombrichi una «prorompente dignità».

    Ma il commento che ho preferito è senza dubbio «verma volant».

    Grazie a tutti, al prossimo post.

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