Crescere non vaccinati?
Meglio evitare, per sé e per gli altri

Che cosa farà mio figlio da grande? Sarà frate o torero? Ballerina o boxeur? Pescatore o surfista? Sui nostri eredi coltiviamo fantasie che raramente si avverano, come ci fa notare scherzosamente il fotografo Eric Maloberti. Ma ovunque li porterà la loro strada, è probabile che saranno a contatto con più persone di quelle che abbiamo incrociato noi, se non altro perché la popolazione del pianeta è in crescita; che viaggeranno o incontreranno gente e germi che viaggiano; e che avranno a disposizione meno antibiotici di noi, perché i batteri sono sempre più resistenti ai farmaci.

Contro questi rischi concreti c’è una protezione che funziona da più di un secolo: la vaccinazione. La maggioranza delle persone la conosce, si fida e ne fa un ottimo uso. Pochi diffidano, la rifiutano ed espongono i propri figli, e non solo loro, a grandi rischi prevenibili.

Amy Parker ha 37 anni, due figli e uno in arrivo, e un passato da bambina non vaccinata. Da piccola si è ammalata di morbillo, parotite, rosolia, meningite, scarlattina, pertosse, varicella, per citare solo alcune delle infezioni che Amy ha subito, ma che si possono perlopiù evitare con una vaccinazione.

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Amy Parker, cresciuta senza vaccinazioni a caro prezzo per la sua salute
(foto tratta da Voices for Vaccines)

La mamma le voleva molto bene e per lei voleva il meglio. Amy è cresciuta accanto a una fattoria in Gran Bretagna facendo il pieno di aria aperta, sport e una dieta salutare: allattata fino a un anno, verdure dell’orto, niente conservanti e così via.

A evitare le malattie dell’infanzia di Amy non è stata però sufficiente l’immunità naturale, e neanche sono bastati gli sforzi di sua mamma per offrirle uno stile di vita in armonia con la natura.

Dal punto di vista delle vaccinazioni Amy ha vissuto l’infanzia di una bambina di più di mezzo secolo prima, quando, per esempio, nel 1923, per un’epidemia di vaiolo erano finite all’ospedale di Gloucester 350 persone, di cui 319 non vaccinate, contro 31 vaccinate, come mostra questa eloquente fotografia che il Wellcome Trust ha scelto come immagine della settimana:

 L0057953 Framed poster advocating vaccination against smallpox, Engla

L’immagine della settimana del Wellcome Trust (dal sito del Wellcome Trust)

Amy si chiede: “Se le complicazioni delle malattie infettive sono davvero così rare, e le “ingiurie dei vaccini” sono veramente dilaganti […] perché conosco molte più persone che hanno subito complicazioni di infezioni prevenibili […]? Ho amici che sono diventati sordi dopo il morbillo. Ho un amico che vede poco per avere avuto la rosolia durante la gravidanza di sua madre. Il mio ex fidanzato ha preso la polmonite dopo la varicella. E il fratello di un amico è morto di meningite”.

Ma gli aneddoti non sono mai una ragione sufficiente per decidere sulle vaccinazioni, perciò passiamo ai dati e ai grandi numeri. In queste mappe interattive, sviluppate dal Council on Foreign Relations con il sostegno della Fondazione Bill & Melinda Gates, potete vedere tutte le epidemie di malattie prevenibili da vaccini che sono scoppiate dal 2008 a oggi:

Una mappa interattiva che mostra le epidemie scoppiate nel mondo, dal 2008 a oggi, di orecchioni, rosolia, pertosse, poliomielite e altre malattie infettive prevenibili con vaccini poco costosi, sicuri ed efficaci. Se non riuscite a vedere la mappa in questa immagine andate direttamente sul sito del Council on Foreign Relations.

Ognuna di queste malattie non è soltanto una sofferenza evitabile per il bambino che ne soffre, ma un rischio inutile che corre chi non può vaccinarsi. Prendiamo ad esempio Ben, un bambino del Minnesota che si è ammalato di leucemia a due anni: a causa della sua diagnosi il suo sistema immunitario si è indebolito e non avrebbe potuto difenderlo anche dalle malattie più banali per almeno i primi tre anni di cure.

Potete immaginare l’ansia della mamma di Ben quando un altro bambino, ricoverato nello stesso reparto, aveva contratto il morbillo. A causa della leucemia Ben non aveva potuto completare le vaccinazioni.

Per la mamma di Ben era “più che sufficiente chiedere a una bambino piccolo di combattere la leucemia. Ma combattere anche una malattia prevenibile con una vaccinazione? È inammissibile”. Come ha scritto Amy, la ex bambina cresciuta senza vaccini, “Se credete che il sistema immunitario del vostro bambino sia così forte da combattere le malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni, allora è altrettanto forte per combattere le minuscole quantità di patogeni morti o indeboliti presenti in ogni vaccino. Ma non tutti intorno a voi hanno questa scelta, non tutti possono vincere queste malattie, e non tutti possono essere vaccinati”.

Se avete la fortuna di avere un bambino sano, “allora il vostro bambino sano può affrontare le vaccinazioni e può avere a cuore quei bambini malati che non possono affrontarle. Insegnate ai vostri figli la compassione, e insegnate ai vostri figli il senso di responsabilità per le persone che stanno loro attorno” scrive ancora Amy.

Oggi le vaccinazioni ci offrono opportunità di salute impensate fino a poco tempo fa. In Italia ne facciamo abbastanza buon uso, ma potremmo fare ancora meglio. Abbiamo un vaccino sicuro ed efficace contro il tumore della cervice uterina, provocato da alcuni ceppi del virus HPV, ma le bambine vaccinate sono ancora oggi meno del 70% fra quelle invitate alla vaccinazione, e con grandi differenze regionali.

Abbiamo finalmente un vaccino contro il meningococco B, un batterio che può uccidere in poche ore o lasciare danni come gli arti regalati ai germi di Ellie Challis, di Lydia Cross e tanti altri. Faremo ottimo uso di questo vaccino approvato dall’EMA e dall’AIFA?

Le opportunità continueranno a crescere, insieme alle minacce delle malattie infettive vecchie e nuove che non spariscono se non ci vacciniamo. È notizia di pochi giorni fa che Craig Venter, Rino Rappuoli e colleghi sono riusciti a mettere a punto un vaccino sintetico in cinque giorni dalla pubblicazione della sequenza genetica del virus influenzale H7N9 che circola in Cina. È un enorme passo avanti rispetto ai tempi richiesti dalla procedura normale per fare ogni vaccino contro l’influenza, che richiede almeno due o tre mesi di lavoro a partire dal virus isolato, nei laboratori dei Centers for Disease Control.

La prova è di principio: serve a dire che “si può fare”, che esistono strade veloci per mettere a punto vaccini in casi di emergenza. Con virus e batteri che viaggiano in jet, germi che non si fermano ai controlli di frontiera e antibiotici che fanno sempre più cilecca, queste prove di principio ci fanno un grande piacere. E soprattutto ci rassicurano.

Ho raccolto le informazioni per scrivere questo post su Growing up unvaccinated di Amy Parker e When It’s Not a Choice: Measles and Leukemia di Laura Bredesen, entrambi pubblicati su Voices for Vaccines nel 2013; le mappe delle epidemie di malattie prevenibili con i vaccini sono tratte dal sito del Council on Foreign Relations; Epicentro, il sito dell’Istituto superiore di sanità, riporta il monitoraggio nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute; Rapidly produced SAM® vaccine against H7N9 influenza is immunogenic in mice è l’articolo che Rappuoli, Venter e colleghi hanno pubblicato su Emerging Microbes & Infections ad agosto 2013.

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