Ritmo cognitivo indolente: una nuova malattia dei bambini?

Secondo alcuni psichiatri americani ci sono almeno due milioni di bambini malati che hanno bisogno di aiuto e di medicine soltanto negli Stati Uniti. I pazienti, quasi l’uno per cento della popolazione a stelle e strisce, sarebbero letargici, sognatori e lenti mentalmente.

La “malattia” ha già un nome molto evocativo, sluggish cognitive tempo. Sembra il ritmo di una musica e suona talmente bene che sarà facile da ricordare per i medici che prescriveranno i farmaci. In italiano la traduzione ufficiale, “rallentamento cognitivo”, è tristissima. Proporrei qualcosa di più divertente: “ritmo cognitivo indolente”, ma andrebbero bene anche “sonnolenza” o “testa per aria”.

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Una bambina letargica (disegno di Giulia Falci)

Per la cura c’è un composto che è già in farmacia, l’atomoxetina cloridrato che sembra “produrre effetti significativi” sulla presunta malattia, secondo i risultati del primo studio clinico. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2013 sul Journal of Child and Adolescent Psychopharmacology, è stato sponsorizzato e supervisionato dall’azienda che produce il farmaco.

C’è anche già una pagina wiki dedicata al problema, e pare che ci sia anche una lista di sintomi che si può acquistare da un editore per poco più di 100 dollari e può essere usata per identificare anche pazienti adulti (i ricavi dovrebbero sponsorizzare le ricerche sulla “malattia”). L’autore della lista dei sintomi e il principale editor della pagina wiki è fra i massimi promotori della conoscenza sulla nuova “malattia”, oltre a essere un consulente ben pagato della ditta che produce il farmaco.

La “malattia” sarebbe una sorta di cugina del deficit di attenzione e iperattività, a cui va però sottratta appunto l’iperattività. L’idea è che fra i circa sei milioni di bambini americani diagnosticati con l’ADHD (l’acronimo inglese del deficit di attenzione e iperattività), ce ne siano tanti “etichettati” imprecisamente, e altri non etichettati per niente, perché fra i loro sintomi non c’è l’irrequietezza molesta. Fra i sognatori, gli addormentati e i lenti c’è però un grandioso deficit di attenzione che è assolutamente da curare! Come se l’eccesso di diagnosi e di trattamento del deficit di attenzione e iperattività non fosse un problema già abbastanza serio: circa due terzi dei bambini diagnosticati con questo problema negli Stati Uniti, cioè quattro milioni di bambini, riceve ogni giorno una pilloletta come terapia farmacologica.

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Una bambina che sogna a occhi aperti (disegno di Giulia Falci)

Alla nuova “malattia” il Journal of Abnormal Child Psychology ha dedicato l’intero numero di gennaio: ben 132 pagine in cui ogni aspetto è discusso a fondo. Con una dichiarazione perentoria nell’articolo introduttivo: la pubblicazione di “questo numero ha messo fine a ogni dubbio sull’esistenza di questa malattia”.

“Questa è la nuova sindrome di attenzione” ha dichiarato trionfante uno dei principali esperti della nuova “malattia”, nonché della ormai vecchia e fuori moda ADHD.

Peccato che gli esperti non siano neppure d’accordo sulla lista dei sintomi, per non parlare della validità scientifica. E peccato che l’editor in chief della stessa rivista abbia poi dichiarato che “ulteriori studi sono necessari” (non poteva pensarci prima di dare tanta luce e tante pagine a questa presunta patologia?).

Gli interessi dietro questo esercizio di marketing psichiatrico sono talmente evidenti che ci sarebbe da ridere. Il giochino però rischia di trasformarsi a breve nel prossimo “esperimento di salute pubblica sulla pelle di milioni di ragazzini” come ha detto Allen Frances, professore emerito di psichiatria alla Duke University di Durham in North Carolina. Soprattutto se la “malattia” otterrà il riconoscimento del famoso Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), il catalogo delle malattie mentali. Finché la “malattia” non è infatti elencata nel librone, è difficile ottenere i rimborsi delle assicurazioni per cure e farmaci. Ma la strada verso la ricetta potrebbe essere comunque breve, una volta che si sparge la voce fra medici, insegnanti, genitori.

Le diagnosi non sono purtroppo immuni né alle mode, né alle campagne pubblicitarie. Fra l’altro l’atomoxetina cloridrato, il farmaco testato per lo sluggish cognitive tempo, non è uno stimolante come il metilfenidato cloridrato, la medicina più usata per il trattamento dell’ADHD. Quindi darebbe meno problemi di abuso. E le ditte concorrenti? Per ora non sembrano preoccupate. Anzi, data la sovrapposizione di sintomi sarebbe facile riposizionare i farmaci per i ragazzini irrequieti a uso di quelli un po’ indurmenta, come si dice a Milano.

Intendiamoci, ci saranno pure alcuni ragazzini che hanno gravi lentezze cognitive patologiche che richiedono cure, ma è possibile che siano due milioni nei soli Stati Uniti? I numeri immaginati dagli psichiatri e dalle ditte farmaceutiche preoccupano, spaventano e danno da pensare rispetto a questo nuovo “bisogno medico insoddisfatto” di cui sentivamo proprio la necessità.

Ho imparato che cosa sarebbe lo sluggish cognitive tempo grazie all’ottimo reportage di Alan Schwarz, Idea of new attention disorder spurs research, and debate, pubblicato sul New York Times l’11 aprile 2014. Schwartz ha anche riportato che alcuni dei principali promotori della nuova “malattia” hanno rifiutato di rispondere a commenti e domande per questo articolo, sia sul problema, sia sugli interessi finanziari che li legano all’industria che produce il farmaco.

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