La misura della febbre

Lo scrittore Louis-Ferdinand Céline si laurea in medicina nel 1924, con una tesi su Ignaz Semmelweis, dottore incompreso e deriso, che nella Vienna di metà Ottocento capisce l’origine della mortifera febbre delle puerpere. Le mani non lavate e gli abiti di medici inconsapevoli, che passano dalle dissezioni anatomiche dei cadaveri alle stanze delle partorienti, trasmettono temibili germi (trovate la sua storia in un articolo dell’Aula di Scienza: Ignaz Semmelweis. Storia di un incompreso).

Ignáz Semmelweis (Wikipedia)

Malattie associate a rialzi della temperatura corporea sono descritte fin dall’antichità. Oggi sappiamo che combattere un’infezione fa aumentare il tasso metabolico di base, ovvero la quantità di energia necessaria a riposo per unità di tempo, e ciò fa crescere la temperatura. La febbre aiuta a rendere il corpo un ambiente inospitale per i microscopici invasori e per la loro moltiplicazione, sensibile al calore.

Da quando misuriamo la febbre? Il primo termometro è messo a punto dal medico veneziano Santorio Santorio nel ‘600. Galileo, nella vicina Padova, ha fabbricato da poco il termoscopio, uno strumento che permette di misurare il caldo e il freddo. Santorio, per cui la misura di ogni fenomeno corporeo è una costruttiva e simpatica ossessione, aggiunge al termoscopio una scala graduata, divisa in uguali unità fra la temperatura della neve e quella della fiamma di una candela. Nasce così il primo termometro clinico.

Santorio Santorio (Immagine: Wikipedia).

È a partire dal 1851 che il numero spartiacque, 37, inizia a essere tramandato nella mente di ognuno di noi da mamme, nonne, bisnonne. In quell’anno infatti Carl Reinhold August Wunderlich, un medico tedesco ossessivo quanto Sartorio, dà la stura alla sua fissa misuratoria annotando milioni di temperature prese a circa 25.000 pazienti di Lipsia.

Carl Reinhold August Wunderlich (Immagine: Wikipedia).

Il termometro che Wunderlich usa è lungo 30 centimetri (!) e richiede appena 20 minuti (!) per compiere il proprio mestiere. Eppure si tratta di un notevole passo avanti. Nell’Ottocento si era infatti riusciti a costruire termometri ad alcol o a mercurio abbastanza precisi e facili da trasportare, con i quali era diventato possibile importunare ripetutamente i pazienti senza troppo (!) disagio. La media misurata da Wunderlich è, appunto, sui 37°C, da lui definita “normale”.

La normalità wunderlichiana è persistita fino a oggi, sebbene studi recenti abbiano rivisto la media al ribasso, attorno a 36,6°C. I risultati di uno studio pubblicato su JAMA nel 1992 suggerivano che la discrepanza fra queste due normalità era forse dovuta al termometro un po’ primitivo usato da Wunderlich o ad altre variabili.

Nel corpo la regolazione termica, come per la caldaia di casa, avviene grazie a un termostato. L’ipotalamo, alla base del cervello, ha il compito di tenere gli organi a una temperatura il più possibile costante, per evitare i danni spesso irreparabili che si registrano agli estremi. Sensori situati nelle terminazioni nervose producono la sensazione di caldo o freddo, tramite sostanze chimiche, chiamate pirogeni, che sono prodotte nei tessuti e stimolano l’ipotalamo a dare il via a correzioni: i brividi per trattenere più calore o il sudore per disperderlo.

La posizione dell’ipotalamo nel cervello umano (Immagine: Wikipedia).

Entro certi limiti, la temperatura del corpo varia parecchio sia fra le persone, sia in un singolo individuo, a seconda del peso, dell’altezza, dell’attività fisica, dell’abbigliamento e del momento della giornata in cui la si misura. Pure l’età fa la differenza: adulti e anziani tendono a essere più freschi dei bambini e dei giovani.

Attorno ai 37°C vi sono fluttuazioni quotidiane, in genere da un grado in meno a uno in più. Le temperature più basse di solito si registrano prima dell’alba, mentre le più alte sono quelle del pomeriggio.

La pelle può essere anche 5 gradi più fredda o più calda degli organi interni e il fegato tende a essere l’organo più ardente. La differenza fra temperatura interna ed esterna, insieme all’energia che l’organismo deve spendere per mantenere stabile il clima del corpo, influiscono sul funzionamento del sistema immunitario.

Oggi le temperature medie di una popolazione si possono trovare in registri ospedalieri e militari, e più di recente in alcuni studi di popolazione. In genere le temperature raccolte sono quelle della bocca o dell’ascella, la cui misura è considerata più attendibile di quella ottenuta da una scansione agli infrarossi della fronte. La temperatura naturalmente varia a seconda di dove la si misura: quella rettale (interna) tende a essere più alta di quella della pelle (esterna), mentre quelle della bocca e dell’ascella, oltre a essere pratiche, approssimano quella interna.

Una vignetta satirica: un dottore inserisce un barometro, al posto di un termometro, nel sedere di un paziente. Sullo strumento legge “bello stabile” (Immagine: J-A. Faivre, 1902, Wellcome Collection).

La temperatura d’ascella più ricorsiva è forse quella di Daniel Fahrenheit, che nella scala da lui inventata aveva fissato la propria misura ascellare a 96 (curiosamente non a 100, nota Peter Atkins), mentre aveva posto a zero la temperatura più bassa che si poteva raggiungere prontamente all’epoca, ovvero il punto di congelamento di una miscela di sale comune e acqua.

Quando la febbre è dunque vera febbre? I celeberrimi 37°C sono considerati la soglia dalla maggior parte della gente, anche su suggerimento dei termometri e della loro linea rossa posta in quel punto. Parecchi medici tuttavia prestano attenzione a una temperatura dai 38°C in su, quanto meno negli adulti. I Centers for Disease Control and Prevention americani considerano una temperatura sopra i 37,8°C come correlata a sintomi influenzali, mentre i National Institutes of Health si tengono più bassi, sopra i 37,2°C, ma considerano anche il momento della misura nella giornata. Per esempio, 37,2°C in un bambino alle 4 del mattino può essere una temperatura anomala, ma normale alle 4 del pomeriggio. I bambini in genere hanno febbri che salgono più rapidamente e verso temperature più alte, possibilmente il segno di un sistema immunitario che sta imparando.

Un termometro di una volta (Immagine: Wellcome Collection).

La temperatura corporea umana di base è diminuita nel tempo? Julie Parsonnet, un’esperta di malattie infettive della Stanford University, ha studiato alcuni registri medici che contenevano oltre 23.000 misure di temperatura di veterani della Guerra civile, raccolte dal 1862 al 1930; più di 15.000 di un’indagine sulla salute, con dati raccolti dal 1971 al 1975; e oltre 150.000 di un database dell’università di Stanford, con misure dal 2007 al 2017. Analizzando i dati Parsonnet ha osservato la temperatura corporea media ridursi di circa 0,02°C per decennio di nascita, dalla Rivoluzione industriale a oggi.

Julie Parsonnet (Immagine: Stanford University).

I risultati, pubblicati sulla rivista eLife a gennaio 2020, sono interpretati dagli autori con varie ipotesi: un miglioramento negli standard igienici e medici? Una riduzione di malattie croniche un tempo molto diffuse e non curate, come la tubercolosi, la sifilide e l’infiammazione delle gengive?

Nel tempo noi umani siamo cresciuti in altezza e peso: potremmo essere diventati anche un po’ più freddini? Effettivamente una temperatura inferiore suggerisce un tasso metabolico più basso, che tende anche a correlare con una massa corporea maggiore. I ricercatori si sono anche chiesti se vi sia qualche collegamento tra temperature corporee più basse e l’aumento dell’obesità nella popolazione.

Passare più tempo al chiuso che all’aperto, in case e uffici con temperature costanti grazie a riscaldamento e aria condizionata, insieme ad abitudini più sedentarie e a un abbigliamento più confortevole, possono avere influenzato i cambiamenti osservati? Certamente il dispendio energetico per vivere seminudi in grotte con 4°C notturni dev’essere stato maggiore per il corpo dei nostri antenati.

Se nel nostro corpo c’è un cambiamento termico in atto da un secolo e mezzo a oggi, è possibile che ne abbiano preso nota anche i nostri microscopici ospiti? Dopo tutto siamo un albergo per microbi – una cellula su due non ci appartiene – e si sa che gli ospiti hanno le proprie preferenze climatiche. Batteri amanti del caldo potrebbero avere lasciato spazio a germi più a proprio agio al fresco.

Le ipotesi, suggestive, potrebbero richiedere qualche approfondimento, dato che sulle serie storiche dei dati c’è qualche interrogativo: i veterani a cui avevano misurato la temperatura erano sani o malati? Quali strumenti avevano usato? Come avevano analizzato i dati? (All’epoca non c’erano i computer).

Torniamo al febbrone. Quando la temperatura interna sale sopra 40,5°C, i nostri grassi e proteine rischiano di deteriorarsi perché lo stress da calore ne minaccia integrità e funzione (un po’ come la carne che sfrigolando in padella cambia colore e consistenza). Necrosi, convulsioni e delirio sono tra le conseguenze di una febbre alta e prolungata.

Come uno si sente è un sintomo altrettanto importante: si può essere malati anche con il termometro che non manda segnali di allarme. La febbre dice alcune cose, non tutte, e per alcuni pazienti un’infezione associata a una temperatura più bassa del normale può essere un segno ancora più preoccupante, mentre l’aumento o l’abbassamento della temperatura possono indicare se una cura sta funzionando. Altre cause non infettive di febbre alta? L’abuso di anfetamine, l’astinenza da alcol, un colpo di calore.

La febbre, compagna assidua dell’umanità, torna nel romanzo più celebre di Céline, Viaggio al termine della notte. Il protagonista Bardamu e i suoi sgangherati compagni, espatriati in Africa al soldo di una pessima società coloniale, fanno a gara a chi raggiunge la temperatura più alta in serate scandite dalla malaria. “Una delle distrazioni del gruppo dei salariati della Compagnie Pordurière consisteva nell’organizzare dei concorsi di febbre. Non era difficile ma ci si sfidava per giorni e giorni, allora passavi un bel po’ di tempo. Venuta la sera e la febbre con quella, quasi sempre quotidiana, ci si misurava. ‘To’, ho trentanove!… – Di’ un po’, non prendertela, ho quaranta come voglio!’. I risultati erano d’altronde assolutamente esatti e regolari. Alla luce dei fotofori, si faceva il confronto dei termometri. Il vincitore trionfava mettendosi a tremare. ‘Posso più pisciare tanto che sudo!’ osservava regolarmente il più emaciato di tutti, un collega meschinetto, uno dell’Ariège, un campione di febbri venuto qui, mi confidò lui, per scappare al seminario, dove ‘non aveva abbastanza libertà’”.

 

Per scrivere questo post ho consultato: Giovanni Federspil, Roberto Vettor, Febbre, Treccani (1999); Karen Weintraub, Are Human Body Temperatures Cooling Down?, Scientific American (17/1/2020); What causes a fever?, Scientific American (21/11/2005); Mark Fischetti, Normal Body Temperature Is Surprisingly Less Than 98.6, Scientific American (1/12/2018); Myroslava Protsiv et al., Decreasing human body temperature in the United States since the Industrial Revolution, eLife (7/1/2020); Philip A. Mackowiak et al., A Critical Appraisal of 98.6°F, the Upper Limit of the Normal Body Temperature, and Other Legacies of Carl Reinhold August Wunderlich, JAMA (23/9/1992); Peter Atkins, Perché l’universo funziona così, traduzione di Luisa Doplicher, Chiavi di lettura Zanichelli (2019); Louis-Ferdinand Céline, Il dottor Semmelweistraduzione di Ottavio Fatica, Eva Czerkl, Adelphi (1975); Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, traduzione di Ernesto Ferrero, Corbaccio (2011).

In apertura una vignetta satirica: un ospedale francese per Soldati feriti, Prima guerra mondiale, tre infermiere cercano di leggere i termometri, mentre una quarta scrive i risultati (da L. Ibels, 1916, Wellcome Collection).

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