Sognando cavolini di Bruxelles

Nel 1995 Maria Rescigno si trova in Guatemala, in viaggio con alcune amiche, quando è colpita dalla cosiddetta “vendetta di Montezuma”. Il nome pittoresco cela una di quelle violente dissenterie di cui sono spesso vittime i viaggiatori in Paesi dove i microbi che circolano, nelle acque e nei cibi, sono abbondanti e diversi da quelli a cui sono abituati.

Al rientro il papà farmacista le chiede come mai non abbia preso i fermenti lattici. Il consiglio le permette di rimettersi rapidamente dai disturbi che, seppure attenuati rispetto alla fase acuta, non erano proprio scomparsi. Ma gli effetti dell’affettuoso e sapiente suggerimento paterno si spingeranno ben oltre nel tempo.

L’idea che i batteri possano produrre benefici, grazie a una proficua interazione con cellule intestinali e sistema immunitario, dà una direzione a interessi di ricerca ancora un po’ incerti, a pochi anni dalla laurea in biologia.

La vicenda si trova all’inizio di Microbiota, arma segreta del sistema immunitario (Vallardi, 2021), un libro interessante e accessibile che Maria Rescigno, oggi professoressa alla Humanitas University, ha scritto con notevole precisione, semplicità e onestà. Si tratta allo stesso tempo di una storia di ricerca e di un libro di consigli per come vivere con più felicità nella nostra “kommunalka” microbica.

“Microbiota, arma segreta del sistema immunitario” di Maria Rescigno (Vallardi, 2021)

Se infatti il microbiota è l’insieme dei microrganismi con cui coabitiamo, come in una kommunalka sovietica, il microbioma è l’insieme dei geni a esso associati. Le tecniche di sequenziamento genico hanno permesso di scattare numerose “fotografie” di tutte le specie presenti. Inoltre, oggi è possibile sapere che cosa i geni di queste specie trascrivono in mRNA e quali proteine e quali metaboliti producono. Sono proprio le proteine e i metaboliti che in ultimo ci interessano di più perché sono quelli che interagiscono con le nostre molecole. Conosciamo appena il 5% della funzione dei geni del microbioma, e questo ci dice che c’è ancora tanto da imparare e scoprire.

Con una formazione ibrida in immunologia e microbiologia, Maria Rescigno è stata una pioniera di questo campo di ricerca che oggi va molto di moda, ma lei racconta bene come non è sempre stato così. È stata infatti fra i primi scienziati moderni al mondo a studiare profondamente il nostro microcosmo microbico e la nostra relazione con esso, in salute e in malattia (al centro dei suoi interessi, soprattutto l’associazione con il cancro, come mostrano i suoi studi sostenuti anche da AIRC).

Maria Rescigno ha fatto scoperte particolarmente importanti su come il corpo umano tiene i microbi a opportuna distanza, in modo da coglierne i vantaggi e allo stesso tempo evitarne i pericoli. Della barriera intestinale-vascolare abbiamo già parlato, nel 1995, nell’Aula di scienze.

Il campo ha fondatori illustri, tra cui il fascinoso Il’ja Mečnichov, premio Nobel nel 1908 per la colossale scoperta della fagocitosi. L’osservazione di questo meccanismo antico, fondamentale per il nostro sistema immunitario innato, era avvenuta mentre Mečnichov stava guardando la larva trasparente di una stella marina, nel mare di Messina, città dove si trovava in esilio più o meno volontario dalla Russia natia.

Parecchi anni più tardi, attorno al 1901, Mečnichov intuisce che la presenza di microrganismi “buoni” nell’organismo è essenziale per la salute. Ormai vive da tempo a Parigi, ma il ricordo della longevità delle popolazioni caucasiche lo porta a riflettere sull’abitudine, in quei luoghi, di bere bevande come il kefir, latte fermentato da batteri e lieviti.

Il’ja Mečnichov con la moglie Olga (circa 1908, Immagine: Wikipedia)

Oggi sono molte le persone comuni che mostrano interesse per il nostro albergo per microbi. È soprattutto per loro, le amiche e le mamme delle amiche che chiedono consigli, che Maria Rescigno ha desiderato scrivere questo libro, anche per sgombrare il campo da parecchia “fuffa” che confonde. Invece fra gli scienziati questo ambito di ricerca, e tutti i microbi di cui è composto il microbiota, erano guardati con qualche sospetto o snobismo.

Eppure sono talmente tanti che è difficile ignorarli. Almeno una cellula su due non ci appartiene, forse addirittura quattro su cinque, a seconda delle stime. È come se il nostro corpo fosse nostro fino a metà di una gamba e per il resto fossimo soltanto microbi. I loro geni sono 100 volte più numerosi dei nostri. Di fatto siamo un meta-organismo, dove oltre a noi alloggiano per il 55% batteri, per il 20% eucarioti, per il 15% archea e per il 10% virus. Li troviamo non solo in quella che un tempo era chiamata flora intestinale, ma anche sulla pelle e in tutte le altre mucose.

Il microbiota si acquisisce alla nascita, forse un pochino già nella placenta che potrebbe non essere completamente sterile. Se il parto è naturale, il microbiota assomiglia inizialmente a quello della vagina materna, che dà una sorta di imprinting. Se invece il parto è cesareo, il microbiota sembrerà più simile a quello della pelle della mamma, dell’ostetrica o di chi avrà toccato per primo il neonato. Verso i 5-6 anni assume una maggiore individualità (con il contributo dalle mense scolastiche e dei primi pasti fuori casa, viene da chiedersi?). La massima diversità del microbioma si registra nell’adolescenza, mentre poi gradualmente cala nella vecchiaia.

Senza microbiota non si vive bene. Ne sanno qualcosa i topini sterili che si studiano in laboratorio. Devono mangiare circa il 30% di cibo in più, perché senza batteri non sono in grado di digerire e assorbire cose che a noi arrivano come pappa pronta dai coinquilini. Abbiamo bisogno dei prebiotici, soprattutto le fibre che ingerite col cibo sono demolite dai batteri intestinali; dei probiotici, i batteri che ci aiutano in questo lavoro cruciale; e dei postbiotici, ovvero delle sostanze, prevalentemente metaboliti, rilasciati dai batteri stessi nel nostro organismo.

Il microbiota e il suo equilibrio con il nostro corpo è dinamico. La sua composizione e le quote “parlamentari” di alcune specie rispetto ad altre dipendono molto da cosa mangiamo. Ci piacciono i carboidrati? O amiamo grassi? Oppure le verdure e le fibre? Avremo popolazioni di batteri che seguono i nostri gusti. Più la nostra alimentazione è varia, equilibrata, e ricca di vegetali e frutta, più sarà sano e vario il microbiota.

Anche il nostro stato di salute, le abitudini, i comportamenti, le malattie, i farmaci, possono sia condizionare il microbiota, sia esserne a loro volta condizionati. A seconda del tipo di microbiota intestinale che ci contraddistingue (grossolanamente ce ne sono tre tipi) possiamo anche rispondere meglio o peggio ad alcune terapie anti-tumorali.

Nel microbiota ci sono batteri “buoni” e “cattivi”. In gergo si chiamano, rispettivamente, simbionti e patobionti, ed è ingenuo pensare che liberarsi dei “cattivi” sarebbe un buona idea. In realtà proprio i patobionti, Rescigno ci insegna, servono ad allenare il nostro sistema immunitario a riconoscere batteri che possono essere pericolosi e a difenderci quando la loro popolazione tende a crescere. A volte il sistema immunitario funziona addirittura meglio quando fa patti di non belligeranza con i microbi, anziché quando scatena la sua enorme potenza distruttiva, che può nuocerci con infiammazioni incontrollate.


Maria Rescigno in una conferenza online, su invito dell’Accademia dei Lincei (16/1/2021)

Il linguaggio e le immagini che questo libro evoca sono particolarmente ben pensati e rasserenanti. È bello per esempio pensare alla parte più esterna della mucosa intestinale, a cui si ancorano i batteri per non essere dilavati dai movimenti peristaltici, come a una specie di “spiaggia”. O immaginare che il nostro organismo sia “come una grande tenuta agricola, i cui confini equivalgono alla pelle, che ci separa e protegge dall’ambiente esterno. La tenuta è attraversata da un fiume – il nostro apparato digerente – ed è costellata di cascine, stalle, filande, campi, orti, mulini: in ognuno di questi distretti si esegue un’attività diversa, ma sempre connessa con tutte le altre”.

Dicevo che il libro è anche molto onesto. Non è dichiaratamente un libro medico, e per curare patologie serie al medico occorre rivolgersi. È piuttosto un punto di partenza per migliorare i piccoli disturbi legati a un microbiota un po’ squilibrato e sofferente. Dà indicazioni su cui ragionare e sperimentare in autonomia, dialogando con il proprio intestino e con il proprio microbiota, che non sarà mai né completamente stabile, né uguale a quello di un altro individuo. Particolarmente carini i disegni per capire i segnali che arrivano quotidianamente dalla… cacca!

Anche molto utile è la tabella dei probiotici, ovvero i batteri studiati e associati ad alcuni effetti, dimostrati da evidenze scientifiche, riportate con onestà quando viene dichiarato che non tutti gli studi hanno lo stesso valore e numerosità statistica.

Ho infine ammirato lo spirito della sperimentatrice, anche se da fifona delle contaminazioni (immagino un frigorifero brulicante di batteri da me introdotti con lo yogurt casalingo…) ho per ora preferito il kefir da supermercato (lo so, lo so che nei prodotti industriali non sai bene quali fermenti e lieviti ci mettono…).

Ogni tanto da una dieta rispettosa del microbioma si può sgarrare, magari con dei deliziosi cavolini di Bruxelles. Una parte del microbiota farà festa, la nostra pancia forse un po’ meno, ma poi con qualche accortezza, magari un breve digiuno, si ritroverà facilmente l’equilibrio.

 

Per scrivere questo post ho letto con molto piacere “Microbiota, arma segreta del sistema immunitario” di Maria Rescigno (Vallardi, 2021). L’immagine di apertura, Brucsellae Brassiculae, è un dipinto di Marco Vacchetti.

Per la lezione

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