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Francis Crick era un precario

Il lamento sulle dure condizioni della ricerca è in parte un mito da sfatare. Soprattutto è un pensiero-trappola che tiene lontani i giovani dalla ricerca, una strada per sua stessa natura incerta, complicata e imprevedibile in ogni angolo del pianeta. Eppure molti resistono e prosperano, spinti da una passione irrinunciabile.
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Francis Crick accettava un contratto a termine con l’Università di Cambridge un anno dopo aver pubblicato su Nature la struttura della doppia elica del DNA con Jim Watson. E tre anni più tardi finiva bocciato a un concorso. Una carriera in salita, che non gli ha impedito di fare più di una scoperta fondamentale, né di ricevere il premio Nobel per la medicina nel 1962.

Dorothy Hodgkin, premio Nobel per la chimica nel 1964, non sarebbe stata nemmeno una precaria, ma una volontaria della scienza. A salvarla, la buona volontà di un capo idealista che le offriva uno scantinato come laboratorio, un salario minimo e perfino un congedo di maternità per le sue tre gravidanze (il diritto alla maternità pagata a Oxford è una conquista degli anni Settanta). Neppure un’artrite reumatoide dolorosissima e deformante riusciva a distogliere Dorothy Hodgkin dall’ossessione di una vita: risolvere la struttura chimica della penicillina.
 
Wang Pinxian ha passato qualche decennio a cercare fossili in campioni di sedimento oceanico, in un’officina abbandonata di Shanghai senza riscaldamento. I sedimenti erano raccolti in una tazza per il riso, e l’unico strumento di osservazione era un microscopio che non andava mai a fuoco. Oggi Wang Pinxian è il più rinomato e autorevole geologo cinese.
 
Janet Rowley è considerata la madre della moderna genetica del cancro, oltre che di quattro figli. Alla fine degli anni Sessanta, trasferendosi a Chicago, chiedeva all’allora direttore dell’Argonne Cancer Research Hospital: “Ho un progetto di ricerca che ho cominciato in Inghilterra e vorrei continuare. Potrei lavorare qui part-time? Ho bisogno soltanto di un microscopio, di una camera oscura e di che pagare la baby-sitter”.
 
Torniamo in Italia. Giacomo Rizzolatti non è il solo ad avermi raccontato che quando gli mancavano i finanziamenti comprava i reagenti con i propri risparmi; Vittorio Gallese, suo allievo, faceva insieme a lui la scoperta più importante della sua vita, sui neuroni specchio, in un periodo in cui la notte e il fine settimana lavorava come medico in carcere, visto che in università non c’erano posti.
 
Elena Cattaneo, forse la ricercatrice più conosciuta in Italia per lo studio delle cellule staminali, fino a due anni fa condivideva un laboratorio di 36m2 con 16 persone (e oggi non ha a disposizione un palazzo). Ilaria Capua, la maggiore esperta italiana di influenza aviaria, ha passato 7 anni in un laboratorio abruzzese piuttosto isolato, insieme a uno sparuto gruppo di collaboratori; il direttore la accolse dicendo: “Questo è il dipartimento di virologia: chi sa nuotare nuota e chi non sa nuotare affoga”.
 
In anni di incontri e letture ho collezionato tante storie come queste. In Italia, dove la vita dei ricercatori è particolarmente complicata, gli aneddoti a base di corse a ostacoli abbondano. Più che la lamentela mi ha sempre colpito la volontà di trovare soluzioni, vie d’uscita, arrangiamenti possibili. E non crediate che gli scienziati siano tutti pazzi masochisti, capaci di incredibili atti di abnegazione. Vi garantisco che la maggior parte di quelli che ho conosciuto sono persone assolutamente normali.
 
Ora dirò una cosa impopolare: a mio avviso il piagnisteo di rito sulle dure condizioni della ricerca è in parte un mito da sfatare. Soprattutto è un pensiero-trappola che demoralizza, scoraggia, allontana i giovani. La ricerca è per sua stessa natura una strada incerta, complicata e imprevedibile in ogni angolo del pianeta, per qualunque uomo o donna di scienza. Ovunque richiede dedizione, perseveranza, capacità di volare alto con la mente, oltre le centinaia di difficoltà che è obbligatorio affrontare quotidianamente. Ma molti resistono e prosperano. Perché? Perché hanno un obiettivo, un interesse, una passione cui sanno di non potere rinunciare, costi quel che costi. E non dite che sono eroi. Sono soltanto scienziati.
 
Gli aneddoti sono tratti da:
Georgina Ferry, Dorothy Hodgkin: A Life (Granta, 1999);
Matt Ridley, Francis Crick Lo scopritore del codice genetico (Codice 2010)
Marine science: China,s unsinkable scientist, di Jane Qiu, Nature, 26/1/2011
The matriarch of the modern cancer genetics, di Claudia Dreifus, The New York Times, 7/2/2011
Giacomo Rizzolatti, in questo video, al minuto 5,32:
 

 
Elena Cattaneo, comunicazione personale.
Ilaria Capua, Idee per diventare veterinario. Prevenire l'influenza aviaria e altre malattie degli animali (Zanichelli 2007)
 

Le immagini di questo post: in apertura Francis Crick, di Marc Lieberman, da PloS; il francobollo dedicato a Dorothy Hodgkin, dal sito della Chemical Heritage Foundation.

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