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Gisele e lo smog

Troppo smog, fa male alla salute, parola di Gisele Bundchen. E la scienza è d'accordo con la bella modella.
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«Amo Milano, ma lo smog è insopportabile», ha giustificato così qualche giorno fa il suo addio alle passerelle meneghine la modella brasiliana Gisele Bundchen. Almeno finché l’inquinamento non sarà diminuito. Capricci da modella o timori fondati? Che cosa c’è di tanto speciale nell’aria milanese?

 

 
C’è soprattutto una miscela piuttosto concentrata di sostanze solide o liquide, che gli scienziati chiamano particolato. Il particolato può comprendere fumi da traffico e industriali, fuliggine e altri prodotti delle combustioni, ma anche particelle naturali come polvere, sale marino, pollini e spore. Le particelle più sottili, quelle che hanno un diametro inferiore ai 10 e ai 2,5 micrometri (i cosiddetti PM10 e PM2,5), sono le più preoccupanti per la salute perché, date le minuscole dimensioni, penetrano in profondità nei polmoni e addirittura nel sangue.
 
Nel rapporto del 2006 dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) americana si legge che «l’inalazione di particelle sottili è associata in maniera causale a morte prematura, alle concentrazioni provate quotidianamente da gran parte degli americani». In parole povere, respirare tutti i giorni aria densa di smog fa morire prima del tempo. Quanto prima? Due anni in media negli Stati Uniti, tre nella Pianura Padana, una delle regioni più inquinate al mondo. Ma le altre città italiane non se la cavano molto meglio, secondo un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2006.
 
 
Va bene, dirà qualcuno, moriremo pure qualche anno prima, ma di qualcosa bisognerà pur morire. Purtroppo non è che lo smog ci lasci sani per tutta la vita e poi di colpo si ricordi di noi, qualche anno prima del momento fatidico, per infliggerci il colpo finale. Secondo uno studio pubblicato su Lancet, la più autorevole rivista medica inglese, ragazzi dai 10 ai 18 anni che vivono in aree urbane inquinate, a meno di un chilometro di distanza da una grande arteria di traffico, sviluppano una ridotta funzionalità polmonare. In effetti asma, allergie e bronchiti sono compagni costanti della vita dei padani. E anche lo sviluppo cognitivo dei più giovani sembra soffrire di smog, secondo una ricerca dell’Università di Harvard.
 
Altre conseguenze a lungo termine? Secondo il New England Journal of Medicine, danni al sistema cardiovascolare degli adulti, con una particolare vulnerabilità del gentil sesso (un fatto che Gisele deve avere intuito in cuor suo). Ma lo smog causa anche problemi a breve termine, come le ischemie e le trombosi che aumentano quando c’è più particolato nell’aria.
 
Milano sarà pure inquinata, ma le altre capitali della moda non saranno messe poi tanto meglio, penserà qualcuno indispettito. Purtroppo i numeri danno di nuovo ragione alla bella Gisele: nel 2006 la concentrazione media di PM2,5 a Milano è stata di 38 μg/m3, mentre Parigi e Londra, pur molto inquinate, si sono attestate su valori attorno a 16: meno della metà della media milanese. Il limite stabilito dall’OMS è di 10 μg/m3 medi annui.
 
«Forse ci sono troppe macchine» dice ancora Gisele. Di certo non ci sono più le industrie siderurgiche che con i loro fumi ammorbavano l’aria fino ai primi anni Ottanta. Ma ci sono parecchie caldaie e soprattutto molti, molti autoveicoli (il contributo allo smog dei veicoli a motore a Milano è del 70% circa e i motori diesel sono i più «colpevoli»). Ogni giorno entrano ed escono dalle «porte» della città quasi 700.000 automobili di pendolari. A queste si aggiungono le quasi 500.000 vetture mosse quotidianamente dai residenti. Siamo già oltre un milione di macchine, senza neppure considerare il traffico commerciale e quello pesante. Altri dati che danno ragione alla bella modella: il parco macchine degli italiani è aumentato di circa 6 volte in circa mezzo secolo, l’Italia è uno dei Paesi a più alta motorizzazione al mondo e la Lombardia è in testa alla classifica nazionale. Infine una cosa di cui quasi nessuno parla: il peso medio delle automobili è cresciuto di circa il 30% negli ultimi vent’anni. Per portare in giro i macigni di oggi si brucerà pure più combustibile!
 
Si può ridurre lo smog? Los Angeles ci è riuscita. Un tempo la città con maggiore inquinamento da traffico di tutti gli Stati Uniti, in dieci anni le sue polveri sottili sono diminuite di circa un terzo (insieme al rumore, agli incidenti automobilistici e ai gas serra). E dove le polveri si riducono, l’aspettativa di vita torna ad allungarsi, lo dimostrano autorevolissimi epidemiologi nel 2009. Gli effetti dello smog sono cioè almeno in parte reversibili. 
 
Ridurre lo smog è difficile, ma si può. Basta volerlo.
 
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Per approfondire:
 
Lo studio di Harvard sulle sei città americane e l’articolo che ha evidenziato gli effetti a lungo termine dello smog sono le pietre miliari che hanno stabilito l’associazione fra inquinamento atmosferico e salute.
 
Gli effetti a breve e a lungo termine dello smog sulla salute umana, in un rapporto di Paolo Crosignani, Direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale e Registro Tumori dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano
 
Come piccoli scienziati, i ragazzi delle scuole milanesi misurano quanto è inquinata la loro città: parla di loro il New York Times.
 
Il sito Car Lines di Michael Walsh, fra i maggiori esperti al mondo di inquinamento da traffico. Il suo sito è una miniera di informazioni sugli effetti dell’inquinamento atmosferico e sulle politiche adottate in ogni parte del mondo per contenere il problema.
 
Il sito della Agenzia Europea dell'Ambiente
 
La più recente direttiva sulla qualità dell’aria dell’Unione europea

Il rapporto sull’inquinamento atmosferico in Europa 1990-2004

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