Un anno di SARS-CoV-2: dai vaccini alle varianti del coronavirus

SPECIALE CORONAVIRUS

Il 27 dicembre 2020 ha avuto inizio la campagna di vaccinazione anti-COVID in Italia e nel resto dell’Unione Europea. Questa data è significativa per due motivi: oltre a segnare un punto di svolta fondamentale nella prevenzione dell’emergenza sanitaria causata dal virus SARS-CoV-2, essa rappresenta anche il raggiungimento di un traguardo scientifico senza precedenti e a tempo di record. Ciascun vaccino porta la firma dell’azienda farmaceutica o dell’Istituto di ricerca che l’ha progettato e testato, ma tutti i vaccini anti-COVID hanno beneficiato degli sforzi della comunità scientifica mondiale che, nel corso dell’ultimo anno, ha unito le forze per caratterizzare e tracciare un virus che, fino a pochi mesi prima, era completamente sconosciuto.

Una fiala di vaccino anti-COVID-19 (Wikimedia Commons; DoD photo by Lisa Ferdinando)

La campagna vaccinale anti-COVID

Alla data dell’11 febbraio 2021, i vaccini anti-COVID approvati in Italia sono tre. Il vaccino Comirnaty, prodotto da Pfizer/BioNTech, è stato il primo a raggiungere questo traguardo nel dicembre 2020. Dopo poche settimane, a gennaio 2021, sono stati poi approvati altri due vaccini, prodotti rispettivamente da Moderna e AstraZeneca (quest’ultimo in collaborazione con l’Università di Oxford).
Il vaccino di AstraZeneca è un vaccino ad adenovirus mentre quelli prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna sono entrambi vaccini a RNA; questi ultimi costituiscono una classe di farmaci innovativi e mai testati prima, ma molto promettenti.
Con l’aiuto di Giovanni Maga descriviamo il funzionamento e le differenze di questi vaccini: Come funzionano i vaccini anti-COVID?

Per progettare un vaccino efficace è indispensabile conoscere come il virus SARS-CoV-2 penetra nella cellula ospite e si replica. Al seguente link, puoi approfondire le tappe del ciclo infettivo dei coronavirus e seguirne i dettagli nel video realizzato da Zanichelli: Come si svolge il ciclo infettivo di SARS-CoV-2?

 

Le nuove varianti del coronavirus

L’entusiasmo per l’avvio della campagna di vaccinazione è stato in parte smorzato dalla preoccupazione suscitata dalla comparsa di diverse varianti del virus SARS-CoV-2, le cui caratteristiche potrebbero renderle più contagiose e forse anche meno sensibili ai vaccini. Si tratta di un fenomeno in parte atteso ma che deve essere monitorato con grande attenzione, come ci spiega Giovanni Maga in questo approfondimento: Come si sono formate e quali effetti hanno le nuove varianti di coronavirus?

Struttura molecolare della proteina spike usata dal virus per attaccare le cellule umane. Molte varianti di SARS-CoV-2 presentano mutazioni nella sequenza che codifica per questa proteina. (Wikimedia Commons)

Gli anticorpi monoclonali anti-COVID

Spostandoci dalla prevenzione dell’infezione alla terapia del COVID-19, il 6 febbraio 2021 il Governo italiano ha autorizzato l’uso, in via straordinaria, di anticorpi monoclonali specifici contro SARS-CoV-2. Questi farmaci sono divenuti celebri lo scorso autunno, quando sono stati impiegati per la terapia anti-COVID dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
In Italia questi farmaci sono stati autorizzati con procedura di emergenza, da impiegare solo in persone con un elevato rischio di sviluppare complicanze gravi.
Che cosa sono gli anticorpi monoclonali e come funzionano? Che cosa li rende diversi dai farmaci impiegati fino a oggi nella terapia anti-coronavirus? Approfondiamo insieme a Giovanni Maga le caratteristiche di questi farmaci innovativi sulla base dei dati al momento disponibili: Come funziona la terapia anti-COVID con anticorpi monoclonali?

 

Origine di SARS-CoV-2: continua la ricerca della «specie intermedia»

Nonostante i notevoli progressi fatti nell’ultimo anno, la gestione della pandemia riserva ancora molte sfide e rimane da chiarire come e quando abbia avuto origine il virus SARS-CoV-2. Il primo caso ufficiale è stato identificato a Wuhan il 31 dicembre 2019, ma nel corso degli ultimi mesi si sono moltiplicati gli indizi che suggeriscono una diffusione precedente del virus. Se consideriamo la sola Italia, il primo caso italiano accertato è quello di una ragazza che, a novembre 2019, aveva manifestato una dermatosi. La biopsia del tessuto cutaneo, rianalizzata dopo la scoperta del virus, ha confermato la presenza di SARS-CoV-2. Questo risultato anticipa ulteriormente la linea temporale dell’epidemia italiana rispetto a un altro caso, quello di un bambino di 4 anni ricoverato a Milano nel dicembre 2019 con sintomi respiratori e cutanei (ne abbiamo parlato in questo articolo).
A livello mondiale, altri indizi potrebbero arrivare dalla delegazione che l’OMS ha inviato in Cina a gennaio. L’indagine condotta finora ha smentito ancora una volta la possibilità che il virus sia fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan: l’ipotesi più accreditata rimane il salto di specie dai pipistrelli (il serbatoio naturale) all’uomo attraverso una specie intermedia, di cui ignoriamo ancora l’identità.

Foto Banner: Pixabay

Foto Box: Wikimedia Commons

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  1. Avatar

    ANNA MARIA FEDERICI

    GRAZUIE PER I VOSTRI CINSIGLI E PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI, IN QUESTO MOMENTO UTILISSIMI
    DISTINTI SALUTI

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