Spaziare e intervallare i contenuti

Nel libro Make it stick – the science of successful learning i neuroscienziati Peter Brown, Henri Roediger e Mark McDaniel ci spiegano i segreti dell’apprendimento di successo e di come “fissare nella mente” quanto impariamo. Il metodo, che possiamo usare per imparare così come per insegnare, ha una parola d’ordine: retrieval, cioè recupero delle informazioni dalla propria memoria. Secondo gli studi dei tre neuroscienziati, infatti, l’apprendimento aumenta non tanto con l’esposizione ai contenuti, ma attraverso l’esercizio e lo sforzo di recupero dei contenuti dalla mente. Una prospettiva diversa, che potrebbe essere utile per aiutare studenti e studentesse ad assimilare a lungo termine i contenuti di apprendimento e a sviluppare capacità di collegamento.

 

Come apprendere meglio?

Dovremmo cedere allora meno, secondo Brown e colleghi, alla tentazione di immettere le informazioni nella nostra mente (e in quelle dei nostri studenti), attraverso la ripetizione e il ripasso (rehearsal) – o rileggendo, sottolineando e evidenziando – tutte operazioni che attivano la memoria a breve termine, destinata a perdersi se non attivata continuamente. E abituarci invece all’operazione in direzione contraria, allo sforzo di ricordare e recuperare le informazioni dalla memoria. Per esempio, il consiglio di Brown è quello di leggere più libri contemporaneamente anziché uno per volta, perché ciò richiede un maggiore sforzo di recupero, una maggiore difficoltà a “rientrare” ogni volta nella tematica del libro in uso al momento, migliorando la nostra memoria e il nostro apprendimento.

La figura mostra in dettaglio il meccanismo di funzionamento della memoria

 

Come insegnare aiutando ad apprendere meglio?

L’approccio descritto per la lettura può essere applicato anche nell’insegnamento. Il docente può aiutare la classe ad apprendere mediante la spaziatura e l’intervallamento dei contenuti di spiegazioni e verifiche. La spaziatura (spacing) consiste nel distanziare nel tempo i momenti di studio e di ripresa di contenuti di apprendimento, mentre l’intervallamento (interleaving), nel variare i contenuti dedicando un’attenzione distribuita e alternata a diversi temi anziché mono-focalizzata e sequenziale.

La rappresentazione visuale della differenza tra l’apprendimento a blocchi e quello intervallato.

L’allenamento intervallato è di fatto un ampliamento di quello spaziato, visto che inserisce negli spazi temporali tra un richiamo e l’altro di un argomento, altri temi. L’importante, affinché il metodo funzioni, è che i temi inseriti siano simili a quello trattato, in modo da incoraggiare – attraverso la contaminazione di argomenti analoghi – la capacità dello studente di operare distinzioni e di riconoscere differenze e similarità. Inizialmente l’apprendimento intervallato è più lento e meno “visibile”, ma al termine del percorso ha un impatto più duraturo. Permette, tra l’altro, il recupero di contenuti, a livelli di ampliamento successivi, senza obbligare a interrompere il corso delle spiegazioni o degli studi per dedicarsi al tema da “recuperare”.

L’immagine evidenzia le diverse possibilità di approccio. Le sequenze di contenuti sono le stesse ma cambia l’ordine di introduzione e trattazione.

Secondo le due autrici di Powerful Teaching, Pooja Agarwal e Patrice Bai, l’efficacia della ritenzione degli apprendimenti a lungo termine aumenta via via dal set 1 al set 4 mostrato nell’immagine precedente. Infatti riprendere i contenuti di apprendimento a distanza di poco tempo dal momento in cui vengono appresi, migliora la ritenzione nella memoria a lungo termine, come mostra il grafico seguente.

Tuttavia, affinché il miglioramento sia significativo, occorre recuperare i contenuti nuovamente e a intervalli di tempo più distanziati per rendere lo sforzo di recupero/retrieval più alto e la memorizzazione permanente.

 

Quali evidenze supportano tale metodo?

Sul breve periodo, Agarwal e Bain ci mostrano come la ripetizione intensiva (cramming in inglese) fornisca rendimenti di poco superiori all’allenamento spaziato, ma anche come questi decadono notevolmente nel lungo periodo, come indicato dal grafico sotto.

 

Agarwal e Bain mostrano anche il confronto tra un allenamento a blocchi e un allenamento intervallato. In concomitanza di un esame, l’apprendimento a blocchi garantisce risultati migliori, che si vanno però perdendo anche dopo un solo giorno; l’intervallamento garantisce invece una maggiore costanza nel tempo dei contenuti acquisiti.

 

Quali consigli si possono dare ai docenti?

Normalmente noi docenti seguiamo un approccio a blocchi dedicandoci a un tema e alla sua pratica esercitativa “intensiva”. Non passiamo al contenuto successivo, se studenti e studentesse non si sono impratichiti su quello precedente. Sulla base di queste ricerche potremmo ora osare un po’ di più, anticipando e riprendendo in libertà temi e contenuti di differenti. La distensione dei tempi per concludere la trattazione di un argomento permette a ragazzi e ragazzi di aver più tempo di assimilazione, di affrontare con maggiore serenità l’errore e di valorizzarlo nel percorso. E all’insegnante di non interrompere il flusso del suo lavoro didattico per “recuperare” tematiche e argomenti precedenti, abituando studenti e studentesse a operare confronti e rilevare differenze.

Il consiglio di Agarwal e Bain è infine quello di mischiare i metodi e di utilizzare un allenamento a blocchi nella fase iniziale di un’esercitazione o spiegazione per poi procedere su quello intervallato. E di assegnare esercizi dal libro di testo attingendo anche da capitoli precedenti a quello trattato, purché gli argomenti siano simili e attivino la capacità degli studenti di confrontare e discriminare tipi e metodi.

 

Funziona davvero?

Provate voi stessi… Ora non vi resta che intervallare questo articolo con altri di vostro interesse. Quando riprenderete questa lettura, per approfondire e rileggere, lo sforzo di tornare nel tema vi dovrebbe permettere di ricordarlo più a lungo. Potete farci sapere se è così nei commenti. Buona sperimentazione!

 

Per la lezione

Commenti [2]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Avatar

    Renata

    Molto interessante! Insegno in una seconda nella scuola primaria e il mio desiderio e quello di fornire strumenti utili all’ autonomia di pensiero e strategie che rafforzino la loro autostima, al di la’ dell’amore che nutro per loro o del fascino che posso involontariamente esercitare.

    Rispondi