Mileva Marić: all’ombra di Albert Einstein

Quando nel 1922 Albert Einstein riceve il Nobel per la Fisica, Mileva Marić sa che l’ex marito avrebbe mantenuto i patti: la gloria e la carriera tutta per lui, il denaro del premio a lei e ai figli. È uno degli accordi che i due hanno preso nel 1919, l’anno della celebre eclissi solare che conferma sperimentalmente la teoria della relatività generale. Ma è anche l’anno in cui il tribunale di Zurigo, ironicamente il 14 febbraio, sancisce il divorzio tra Marić e Einstein, con quest’ultimo che finalmente, il 2 giugno, quattro giorni dopo quell’eclissi di storica importanza, sposa l’amata cugina Elsa Löwenthal. 

Il denaro arriva e risolve i problemi economici di Marić, che si arrangia dando lezioni private di matematica e fisica ai ragazzi di Zurigo, ma che senza il diploma di laurea non ha mai potuto nemmeno tentare la carriera accademica. Con i soldi del Nobel, riesce a comperare un piccolo immobile, che le permette di avere un appartamento per sé, più alcuni locali da affittare. Dovrebbe essere sufficiente a garantire una vita economicamente stabile, ma allora Marić e Einstein non possono sapere che da lì a una decina d’anni l’Europa sarebbe stata sconvolta da un seconda guerra mondiale che avrebbe fatto emigrare lui ed Elsa negli Stati Uniti, ma che avrebbe reso estremamente difficile anche la vita di Marić nella neutrale Svizzera, che a Zurigo morirà il 4 agosto del 1948.

 

Chi era Mileva Marić 

Mileva Marić (Милева Марић) nasce a Titel, non lontano da Novi Sad in Serbia, allora parte dell’Impero Austro Ungarico, il 19 dicembre 1875. Poco dopo la nascita della sua primogenita, il padre Miloš abbandona la carriera militare e trova occupazione all’interno del sistema tribunalizio dell’Impero. Miloš è una figura determinante nella prima parte della vita di Mileva, che dimostra fin da bambina una spiccata intelligenza, accompagnata da una forte timidezza, accentuata da un difetto alla nascita che l’ha costretta per tutta la vita a zoppicare.

Ma è una ragazza curiosa e quando la famiglia si trasferisce a Zagabria, Miloš riesce a ottenere che la figlia, unica femmina, frequenti il liceo di lingua tedesca, dove però non può diplomarsi. Il desiderio di studiare, soprattutto le materie scientifiche, spingono il padre ha incoraggiare la figlia ad andare in Svizzera, dove le donne potevano iscriversi all’università e si parlava il tedesco. A Zurigo si diploma e supera l’esame di ammissione al Politecnico, dove entra da matricola nell’autunno del 1896, l’anno che la cambia la vita.

Mileva Marić nel 1896.

Quello stesso anno matricola è anche Albert Einstein, di quattro anni più giovane, ma con il quale Marić lega rapidamente. A unirli, oltre alla passione per la fisica, è la musica. I due spesso suonano insieme, lui al violino, lei al pianoforte, studiano insieme, compensando le loro diverse intelligenze: lei bravissima in matematica e nella fisica sperimentale, lui originale, intuitivo e capace di grande profondità di ragionamento. Diventano presto inseparabili, facendo coppia nella vita e nello studio, al punto che nelle loro lettere dell’epoca parlano del loro lavoro sulla fisica come di un’impresa comune: sarà questo uno dei motivi per cui molti anni più tardi alcuni riterranno che il ruolo di Marić negli studi sulla relatività ristretta si un po’ di più di quello di una moglie, bensì quello di una coautrice. 

 

L’inizio della complicazione

La prima difficoltà che i due devono affrontare nella loro vita comune è l’avversione della famiglia di Einstein al loro matrimonio. Il padre preferirebbe che Albert si trovasse un lavoro prima di parlare di sposarsi, la madre è preoccupata da questa Mileva: non è ebrea e ha un profilo un po’ troppo intellettuale e indipendente per essere una brava moglie.

Così nel 1901 Marić si presenta all’esame finale per ottenere la laurea incinta: una condizione inaccettabile anche per un ambiente progressista come quello del Politecnico. Risultato: bocciata. La piccola Lieserl nasce il 27 gennaio del 1902. Sul suo destino c’è ancora un velo di nebbia. Sicuramente viene inizialmente data in adozione o in affido e muore presto di scarlattina.

La coppia Marić-Einstein in una foto del 1912 (Immagine: Biblioteca del Politecnico di Zurigo).

Sono anni complicati per la coppia, che riesce a sposarsi nel 1903, ma senza che al brillante Einstein sia stato offerto, l’unico della sua classe di laurea, uno straccio di lavoro accademico. L’opzione migliore è il famoso lavoro di impiegato dell’Ufficio Brevetti di Berna. Nel 1904 nasce il secondo figlio, Hans Albert, e Marić si adatta al ruolo di moglie dell’epoca, prendendosi cura del figlio e della casa. Ma intellettualmente il confronto con il marito è sempre vivace. Albert riconosce nella moglie un’intelligenza che lo sprona: assieme leggono le novità della fisica dell’epoca e Marić è aggiornata passo dopo passo dell’avanzamento degli articoli che sono pubblicati a raffica nel 1905, il celebre annus mirabilis. Anche questa straordinaria produzione in un solo anno di cinque articoli fondamentali per la fisica del Novecento hanno fatto pensare a qualcuno che Marić lo abbia aiutato e che meritasse almeno un po’ di credito. Soprattutto per gli studi che derivano dalla tesi di laurea, che sicuramente anche lei conosceva molto bene.

 

La gloria e l’altra

Negli anni successivi all’exploit, la carriera di Einstein spicca letteralmente il volo: prima con una cattedra a Praga e poi a Berlino, nella capitale della Prussia. La città tedesca è fondamentale, perché qui Albert incontra nuovamente e può frequentare la cugina Elsa Löwenthal, già divorziata e con la quale già dal 1912 inizia una relazione extraconiugale. Nonostante la nascita di un secondo figlio, Eduard, nel 1910, la relazione con Marić si è guastata.

Albert Einstein e la seconda moglie, Elsa Löwenthal, in una fotografia scattata tra il 1921 e il 1923 (Immagine: Biblioteca del Congresso).

Forse per lui si è semplicemente spento l’amore della gioventù, forse la vita li ha cambiati entrambi al punto da non poter più stare insieme. Di sicuro, Marić paga un prezzo più alto, perché da quando si sono sposati ha sacrificato la propria carriera, le proprie ambizioni e la propria giovinezza per permettere al marito di far decollare la propria carriera. Ora si ritrova con i due figli da gestire, senza il diploma di laurea e senza una propria autonomia economica. Nel 1914 ritorna a Zurigo con Hans Albert ed Eduard e comincia una lunga trattativa per il divorzio.

 

La controversia sul ruolo scientifico di Marić 

Ad alimentare la rilettura del ruolo di Mileva Marić come di qualcosa di più della semplice prima moglie hanno contribuito soprattutto due fattori. Il primo è una biografia pubblicata nel 1969 da Desanka Trbuhovic-Gjuric che si basa tra le altre cose sul primo volume delle opere complete di Einstein pubblicato in quel periodo. È la prima volta che emerge pubblicamente la figura di Marić e l’autore serbo insinua senza presentare alcuna prova documentale che il talento matematico e fisico della sua connazionale sia stato determinante nello sviluppo della teoria della relatività ristretta del 1905. Fragile sul piano storiografico, la biografia sembra un tentativo di aggiungere al pantheon serbo la figura tragica della scienziata dimenticata dalla storia.

La biografia di Trbuhovic-Gjuric viene tradotta in inglese e circola negli Stati Uniti, la patria adottiva di Einstein, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso. Nel 1986 una parte della famiglia Einstein mette all’asta alcune lettere scambiate tra Einstein e Marić e custodite in una banca di Berkeley, in California. Sono queste le lettere in cui Albert usa il “noi” quando parla dell’avanzamento degli studi dei primi anni del Novecento. Nel 1990 l’American Association for the Advancement of Science tiene il proprio convegno annuale a New Orleans e il tema è proprio il rapporto Einstein-Marić in seguito alla pubblicazione delle lettere. È questo il momento in cui se ne occupano i media generalisti, costruendo la storia della moglie messa in ombra e della scienziata di genio nascosta dal perfido marito.

Come dimostra la più recente e completa biografia di Mileva Marić uscita nel 2019, non ci sono prove che possano sostenere la tesi di Trbuhovic-Gjuric e dei media degli anni Novanta. In una parte del volume, vengono addirittura analizzate tutte le occorrenze della parola “noi” nel carteggio tra i due coniugi senza che sia possibile stabilire con certezza che cosa intendesse Einstein quando impiegava il pronome plurale. Se non esistono prove a sostegno del genio messo in ombra dal marito, addirittura in alcune interpretazioni un “usurpatore” del lavoro della moglie, ciò non significa che Marić fosse una persona qualsiasi.

Era sicuramente brillante e talentuosa, come dimostrano i risultati universitari, compromessi solamente da un ambiente misogino e dalla morale dell’epoca: il fatto che le donne potessero iscriversi all’università nella Svizzera di fine Ottocento non significa automaticamente che la società lo ritenesse giusto. In più, frustrate le possibilità di carriera come ricercatrice, si è dovuta adattare al ruolo che ci si aspettava ricoprisse, quello di moglie e madre priva di una propria indipendenza economica. Come ha scritto Ann Finkbeiner recensendo su Nature la sua biografia, Marić è stata «una donna intelligente che ha lavorato duramente per ottenere un’istruzione impegnativa sul piano intellettuale e ha sofferto pesanti contraccolpi personali, oltre alla ferita più profonda di essere il sesso sbagliato all’inizio del secolo sbagliato».

 

Per approfondire

Su Mileva Marić la bibliografia è vasta e complicata. La biografia più recente e approfondita dal punto di vista storico è quella citata nell’articolo qui sopra: Einstein’s Wife: The Real Story of Mileva Einstein-Marić  di Allen Esterson & David C. Cassidy, assieme a Ruth Lewin Sime pubblicata da MIT Press nel 2019. Una bella recensione, da cui è tratta la citazione finale, si trova su Nature a firma di Ann Finkbeiner.

Il volume di Esterson, Cassidy e Lewin Sime smonta la controversa biografia scritta da Desanka Trbuhovic-Gjuric. Un analisi dettagliata, ma sintetica, si può trovare anche in SAGE Open, sempre a firma di Esterson.

La storia dell’asta delle lettere, e della loro pubblicazione, è raccontata dal New York Times in un articolo del 1996 a firma Dinitia Smith. In Italiano le prime 50 lettere tra Marić  e Einstein, le cosiddette “Love Letters”, sono state pubblicate da Bollati Boringhieri nel 1993 e ristampate nel 2020.

Marić  è anche stata scelta dalla scrittrice e divulgatrice scientifica Gabriella Greison come una delle Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri, 2017). Sempre Greison ha costruito e portato in scena uno spettacolo teatrale incentrato sulla prima moglie di Einstein.

Infine, Marić è anche la protagonista di diversi romanzi. Uno lo ha scritto proprio Gabriella Greison e si intitola Einstein e io (Salani, 2018). La scrittrice americana Marie Benedict, specializzata in romanzi storici, ha pubblicato The Other Einstein, uscito nel 2017 in italiano per Piemme come La donna di Einstein. Bottega Errante Edizioni ha tradotto nel 2019 il romanzo psicologico che la scrittrice croata Slavenka Drakulić ha dedicato alla rottura del matrimonio tra Marić e Einstein. Si intitola Mileva Marić. Teoria sul dolore.

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