Studiare la genetica per sconfiggere il cancro: Renato Dulbecco

«Un uomo coraggioso e curioso, un uomo che nella vita ha fatto tante cose importanti, che non si è mai fermato e che ha solo accettato sfide su sfide. Si è laureato giovanissimo, a 22 anni, ha fatto la campagna di Russia, ha fatto la Resistenza […]. Ha dato un contributo essenziale con la sua ricerca alla scoperta del vaccino contro la poliomielite e i suoi studi sono stati essenziali per la lotta contro il cancro […]. E quest’uomo coraggioso ha accettato anche questa ultima piccola sfida ed è venuto con me sul palco».

È la prima serata del Festival di Sanremo del 1999 e Fabio Fazio annuncia così Renato Dulbecco che presenterà la kermesse canora assieme a lui e alla modella e attrice francese Laetitia Casta. Dulbecco ha appena compiuto 85 anni, ha alle spalle una vita di ricerche in ambito medico che gli hanno procurato tantissimi riconoscimenti, compreso un premio Nobel nel 1975, ed è stato uno dei principali promotori del Progetto Genoma Umano. Decide di mettersi in gioco perché ama le sfide, come dice Fazio, ma anche perché ha uno scopo preciso: vuole sfruttare il palco del Teatro Ariston per far conoscere Telethon a un pubblico più ampio possibile. Inoltre devolve il suo intero compenso a favore del rientro in Italia degli scienziati andati a studiare e lavorare all’estero; un’iniziativa che resta ancora oggi in vita nel progetto dell’Istituto Telethon Dulbecco.

Renato Dulbecco sul palco del Teatro Ariston assieme a Laetitia Casta e Fabio Fazio.

Un ligure nato in Calabria

Catanzaro, la città che gli dà i natali il 22 febbraio del 1914 è una casualità. Il padre ligure è ingegnere del genio civile, che lo manda in Calabria per ricostruire le case distrutte da una serie di terremoti avvenuti all’inizio del secolo. Si tratta di una permanenza breve, seguita dal rientro della famiglia nei pressi di Imperia e dallo spostamento di Renato a Torino, dove si laurea soli 22 anni in medicina sotto la supervisione di Giuseppe Levi, grande personalità della medicina dell’epoca e padre della scrittrice Natalia Ginzburg, che di lui scriverà nel suo libro più celebre, Lessico famigliare. Suoi compagni di studi sotto l’ala di Levi sono altri due scienziati di spicco, destinati come lui al premio Nobel: Salvador Luria e Rita Levi Montalcini.

Durante la Seconda Guerra mondiale, Dulbecco è richiamato dall’esercito e viene mandato in Russia, a combattere sul fronte del Don. Per sua fortuna ha un incidente che gli provoca una lussazione o una frattura alla spalla sinistra, per cui viene rispedito a Torino in licenza medica. Dopo aver visto con i propri occhi l’orrore del fronte, decide che non sarebbe mai tornato a combattere nelle fila dell’esercito e negli ultimi anni del conflitto organizza a Torino un servizio medico per i partigiani e la Resistenza. Nel 1945 è addirittura membro della Giunta popolare, il governo provvisorio della città di Torino.

 

Gli Stati Uniti e i primi successi come ricercatore

Terminato il conflitto, Dulbecco su consiglio dell’amica Montalcini attraversa l’Atlantico e arriva a Bloomington, in Indiana, dove già lavora Luria. Qui, per alcuni anni è al fianco dell’amico di Torino e familiarizza con i batteriofagi e i meccanismi di autoriparazione del DNA danneggiato dalle radiazioni. Già nel 1949 viene chiamato da Max Delbrück al California Institute of Technology (Caltech) dove comincia a lavorare sui virus. Nel 1955 dà un contributo fondamentale alla scoperta del vaccino della poliomielite di Albert Sabin isolando per la prima volta il virus che la provoca.

Renato Dulbecco nel 1966.

È dagli anni Sessanta, però, che prende definitivamente la strada che lo avrebbe portato a Stoccolma, perché comincia a interessarsi del rapporto tra virus e cancro. Lo fa rispondendo alla proposta di andare a lavorare al neonato Istituto Salk, a La Jolla in California. Si tratta di una scommessa, perché gli edifici non sono ancora ultimati e per un paio di anni Dulbecco e i suoi colleghi lavorano in alcune roulotte provvisorie, un fatto che non spaventava certo chi era stato sul Don durante la guerra.

 

I virus che provocano il cancro

A dimostrare definitivamente che un virus può provocare il tumore è Sarah Stewart nel 1953. Assieme a Bernice Eddy si accorge che iniettando organi triturati di topi malati di leucemia in topi sani, questi ultimi sviluppano invece il tumore della ghiandola parotide. Negli anni successivi Stewart riesce a dimostrare che a provocare la leucemia è un virus, chiamato Polyomavirus, che risulta responsabile di una ventina di tipi diversi di tumore.

Dulbecco stesso sintetizza questa fase della ricerca sul rapporto tra virus e cancro in un libro del 2001, La mappa della vita (Sperling&Kupfer), che è una sintesi divulgativa degli effetti rivoluzionari del Progetto Genoma Umano sulla ricerca medica. A pagina 218, scrive:

«La capacità di geni alterati di produrre il cancro fu scoperta studiando virus che possono causare il cancro negli animali: un gene presente nel virus (un retrovirus) fu riconosciuto responsabile. Più tardi si trovò che non era un gene del virus, ma un gene delle cellule in cui il virus era cresciuto, che si era insediato nel genoma della cellula che aveva infettato. Nel trasportare il gene, il virus causò un piccolo danno, proprio nella regione destinata al suo controllo, che ne abolì l’attività; e il gene senza controllo causò la moltiplicazione sfrenata della cellula. A ogni moltiplicazione il genoma del virus veniva moltiplicato a sua volta, e quindi trasmesso alle cellule figlie. Così cominciò il tumore. Il gene alterato venne chiamato “oncogene” (dal greco antico: gene del cancro)».

Renato Dulbecco riceve il premio Nobel nel 1975.

Dulbecco sta parlando di un particolare tipo di tumori che possono essere provocati dall’azione dei virus e oggi sappiamo che ne esistono di diversi tipi, provocati da vari virus. Un esempio è il papilloma virus che provoca il cancro al collo dell’utero. Per il suo contributo a questo avanzamento della conoscenza medica dell’oncogenesi, Dulbecco – assieme a David Baltimore (nato nel 1938 e negli anni Ottanta anche grande promotore dello studio dell’epidemia di HIV/AIDS) e Howard M. Temin (1934-1994) – riceve il premio Nobel per la Medicina o Fisiologia nel 1975. Ecco la motivazione dell’Accademia svedese:

«Nel 1910, Peyton Rous dimostrò che alcuni virus possono causare il cancro, anche se è stato necessario un po’ di tempo prima che i processi dietro questo fossero compresi. Renato Dulbecco e i suoi colleghi hanno dimostrato negli anni ’50 che il materiale genetico del virus è incorporato nei geni dell’organismo ospite. I geni delle cellule infette, che sono stati costruiti in parte dal virus, possono causarne una crescita anormale all’interno dell’organismo. Gli studi di Renato Dulbecco si sono concentrati sui virus tumorali a DNA, ma alla fine si sono rivelati fondamentali per la scoperta dei virus con l’RNA come materiale genetico.»

Dulbecco e il Progetto Genoma Umano

Negli anni Ottanta del Novecento, Dulbecco è all’apice della propria fama, dopo i successi di una vita intera. Ma è ancora pronto per un’altra sfida scientifica. Quando si comincia a parlare dell’idea di sequenziare per intero il genoma umano, Dulbecco è in prima fila tra i promotori del progetto. Dal suo punto di vista è un passaggio necessario per comprendere al meglio i meccanismi genetici alla base del cancro. Proprio nel 1986 promuove il Progetto Genoma con un articolo su Science intitolato “Un punto di svolta nella ricerca sul cancro: sequenziare il genoma umano”, in cui tra l’altro scrive: “la conoscenza del genoma e la disponibilità di ricerche su ogni gene si potrebbe dimostrare cruciale per la fisiologia e la patologia [anche] al di fuori del cancro, per esempio, per comprendere il sistema di regolazione di singoli geni in vari tipi di cellule”. Muore a quasi 98 anni per un infarto nella sua casa di La Jolla, dove si era ritirato.

 

Per approfondire

Durante tutta la sua vita attiva, Renato Dulbecco ha pubblicato numerosi libri di dilvugazione che possono essere presi a riferimento per ripercorrere gli avanzamenti nelle conoscenze dell’oncogenesi. In particolare La mappa della vita (2001) pubblicato proprio a ridosso dell’annuncio del sequenziamento del genoma umano.

Per conoscere la figura di Dulbecco più da vicino è un prezioso documento l’intervista di Ottavia Bassetti del 27 settembre 1984 e disponibile online grazie all’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa.

Sulla sua esperienza nell’esercito durante la Seconda Guerra mondiale, rimandiamo a un’intervista del Tg3 andata in onda il 21 novembre del 2011 e ora disponibile sul sito di RAI Scuola.

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