Ti consiglio un libro (con intervista all’autore): Occhio ai virus

Conoscere i virus, per potersi difendere da loro. Perché gli effetti dei virus sulla salute della singola persona e della popolazione umana possono essere drammatici. Ma conoscere i virus significa anche conoscere noi stessi e l’evoluzione del nostro genoma. Un viaggio attraverso il piccolissimo, nel nuovo libro della collana Chiavi di lettura di Zanichelli, intitolato “Occhio ai virus”. Ne abbiamo parlato con l’autore, Giovanni Maga.

a cura di Giulia Rocco e Angela Simone

Giovanni Maga ci accoglie nel suo laboratorio a Pavia, presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR. Una decina di giovani ricercatori, tra studenti, dottorandi e post-doc non si fermano un momento tra i banconi e le cappe, presi a portare avanti le ricerche su cui anche oggi lavorano con passione e determinazione. Ogni tanto una breve pausa per un’occhiata ai protocolli, per un breve consulto con i ricercatori più esperti o per segnare nei propri file al computer i risultati appena ottenuti, e poi si ricomincia. Tra pipette, corse su gel e colture di cellule.

Non appena lasciamo un attimo di respiro con le nostre domande a Giovanni Maga, i “suoi ragazzi” si rivolgono a lui per mostrargli i dati, per avere un parere su come andare avanti, per decidere la strategia per il prossimo esperimento.

Questa l’atmosfera entro cui è nata l’idea e poi la stesura del libro Occhio ai virus, ultimo “nato” della collana Chiavi di Lettura di Zanichelli.

Un accento sui virus, perché studiare i virus è il compito della Sezione di Enzimologia del DNA e Virologia Molecolare di cui Maga è responsabile. Uno studio per Giovanni Maga sui meccanismi di replicazione del genoma nei virus e nelle cellule animali che va avanti da diversi anni, tra docenze all’Università di Pavia, centinaia di pubblicazioni scientifiche, partecipazioni a convegni internazionali e esperienze lavorative all’estero. Ma anche con la passione di raccontare questo percorso in incontri pubblici, soprattutto con le scuole, per parlare dei rischi dei virus, a partire da quelli più insidiosi, come l’HIV. Per questo, allora, il titolo “Occhio ai virus”?

Studiare i virus significa conoscere meglio anche le nostre cellule e il nostro genoma, ci ha raccontato Giovanni Maga. Perché per sopravvivere i virus hanno bisogno di parassitare le cellule per poter sfruttare il loro complesso macchinario replicativo. E, quindi, “seguire” le loro strategie ci permette anche di conoscere più approfonditamente come funzionano le nostre cellule nei processi di replicazione e di difesa nei confronti degli attacchi esterni. Ma studiare il genoma virale, significa anche capire come è evoluto nel corso del tempo anche il genoma umano che, nel corso della sua storia, ha inglobato materiale genetico virale.

Ma i virus cosa sono? E possiamo considerarli organismi viventi in senso stretto?

Ci rendiamo conto di essere sotto attacco di un virus quando ne vediamo le conseguenze, cioè quando ci ammaliamo. Ma la patologia è solo l’aspetto visibile di un processo di incontro tra i virus e la cellula ospite, che porta al tentativo di una successiva integrazione e convivenza “pacifica”. Un meccanismo sofisticato che permette la sopravvivenza del virus  senza mettere in allarme i meccanismi di difesa cellulari che, in questo modo, ignorano l’esistenza del virus e non lo combattono.

Ma si può parlare di virus totalmente innocui?

Il mondo dei virus, per chi lo studia, è per Giovanni Maga soprattutto un mondo affascinante. Ma lo è anche per chi guarda ai virus come a una potenziale arma bioterroristica che può colpire tutta la popolazione umana.

Proprio per questo, attorno ai virus, esistono diversi falsi miti (soprattutto su HIV e AIDS) su cui Maga ha cercato di fare chiarezza. Ci siamo fatti anticipare qualcuno di questi miti contenuti nel libro:

La nostra lunga chiacchierata con Giovanni Maga sui virus e sul suo libro, nato per incuriosire e informare soprattutto docenti e studenti, termina qui. È tempo per lui e per i suoi ricercatori di rimettersi all’opera, perché un nuovo tassello per la comprensione del mondo virale è lì che aspetta di essere svelato.

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