Intervista ad Alberto Diaspro

Quando pensiamo a un microscopio ottico, con ogni probabilità abbiamo in mente lo strumento con i due oculari e l’obiettivo che punta dritto sul campione da osservare. Negli anni, questa immagine è diventata l’emblema stesso della ricerca e della conoscenza scientifica. Oggi però un microscopio ottico d’avanguardia è uno strumento molto diverso da quello a cui siamo affezionati: è letteralmente disteso su un banco ottico in cui sono disseminati lenti e specchi opportunamente orientati; su di esso corre un fascio di luce monocromatica che in un gioco di riflessioni e rifrazioni assume le proprietà desiderate per l’indagine del campione posto sotto esame.

Quando qualche settimana fa Alberto Diaspro, direttore di Nanofisica all’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT di Genova, ci ha aperto le porte dei suoi laboratori, è stata così un po’ una sorpresa trovarsi in una stanza buia, illuminata tenuemente da colorati fasci laser. La funzione di questi moderni microscopi ottici, tuttavia, è rimasta sempre la stessa: investigare la materia vivente. E nei laboratori diretti da Diaspro riescono a farlo con una risoluzione quasi senza precedenti. Le tecniche di «supervista», che sono diventate uno dei fiori all’occhiello dell’IIT, consentono infatti ai ricercatori di osservare in vivo singole molecole biologiche all’interno di una cellula. E di riuscire addirittura a contarle, ricavando informazioni quantitative fondamentali per medici e biologi.

Uno dei tanti obiettivi che si perseguono nei laboratori di Nanofisica dell’IIT è quello di progettare e realizzare apparecchiature a super risoluzione in grado di produrre immagini di alta qualità che possano essere messe a disposizione di medici e biologi in tempo reale, sia per studiare a livello molecolare l’evoluzione di patologie, sia per valutare gli esiti dell’applicazione di un farmaco. Queste tecniche a super risoluzione sono già impiegate in virologia, oncologia e nello studio di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. E allora forse non è un caso che appena un anno fa il Nobel per la Chimica 2014 sia finito proprio nelle mani di tre microscopisti, celebrando così una disciplina che da sempre, come racconta Alberto Diaspro, «intravede nella luce la possibilità di dare una risposta alla propria curiosità».

Prosegui la lettura

Commenti [1]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. andrea squartini

    Affascinantissimo … bellissima intervista
    Ai “curiosi” però, oltre la notizia piacerebbe anche sapere, nei limiti del possibile, “come” si ottiene questa elevatissima risoluzione, visto che tutto sommato anche nel microscopio ottico convenzionale si usa la luce, la riflessione e la rifrazione …
    Magari usando un’animazione, si contribuirebbe tantissimo a fare divulgazione scientifica anche indiretta, cioè chi legge lo riporta ad altri a sua volta …
    Vorrei precisare che non è una polemica ma un semplice suggerimento/richiesta.
    Grazie.

    Rispondi