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Breve storia delle armi chimiche

25 anni fa entrava in vigore la Convenzione sulle armi chimiche, un accordo internazionale che ne proibisce uso, sviluppo e ne ordina la distruzione

Nel VI secolo avanti cristo, in Grecia, l’Anfizionia delfica strinse in un assedio la città di Cirra. Per farla capitolare, l’Anfizionia avvelenò l’acqua che entrava in città con l’elleboro, una pianta comune al margine dei boschi e tossica in ogni sua parte.

Si tratta di uno dei primi esempi noti di armi chimiche, sostanze in grado di ferire, incapacitare o uccidere il nemico. Le armi chimiche, assieme a quelle nucleari e biologiche, sono oggi classificate come armi di distruzione di massa. Questa classificazione le separa dalle armi convenzionali, come l’artiglieria e gli esplosivi, rispetto alle quali possono fare danni maggiori.

Nel passato troviamo molti esempi, oltre all’assedio di Cirra. Sempre in Grecia, nel V secolo a.C., gli Spartani che assediarono Platea bruciarono catrame, legna e zolfo sotto le mura, ottenendo un fumo tossico. Nelle battaglie navali del medioevo si lanciava la calce viva, una sostanza caustica. Non mancarono avvelenamenti di pozzi (veri e propri) e l’uso di frecce avvelenate. La documentazione è numerosa, ma quelle armi chimiche non sono paragonabili a quelle che conosciamo oggi.&

In Storia digitale (Dizionari più, Zanichelli) puoi leggere un approfondimento sullo sviluppo degli armamenti convenzionali e non.

Lo spartiacque della prima guerra mondiale

La guerra chimica moderna è legata allo sviluppo della chimica industriale, che rese possibile produrre su larga scala una varietà di composti noti e svilupparne di nuovi. Siamo quindi nel XIX secolo quando arrivarono le prime proposte di usare in battaglia armi chimiche di nuova generazione. 

Durante la guerra in Crimea, nell’Impero britannico c’era chi voleva usare il cacodile (un composto dell’arsenico molto studiato dal celebre Robert Bunsen, lo scienziato che dà il nome al bruciatore usato nei laboratori) contro i russi. Proposte simili emersero anche nel corso della Guerra civile americana. Ma rimasero sulla carta: per i più, la sola idea di queste armi era ripugnante. Facevano talmente paura che nelle convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907, già si cerca di già proibire il loro uso.

Non funzionò a lungo. Durante la Prima guerra mondiale diversi eserciti cominciarono a usare in battaglia armi chimiche di diverso tipo, e lo fecero su larga scala. In nessun conflitto successivo c’è stato un dispiego paragonabile di armi chimiche, ma da allora sono tutt’altro che scomparse.

Anche l’Italia fascista, per esempio, le usò in Etiopia nel 1935, e lo fece in aperta violazione della Convenzione di Ginevra che aveva firmato nel 1925, che di nuovo aveva provato a proibirne uso.

Nella Seconda guerra mondiale le potenze dell’Asse non attaccarono mai gli Alleati con armi chimiche in battaglia, e viceversa. Secondo gli storici è successo soprattutto per evitare rappresaglie dello stesso tipo. Negli stessi anni, infatti, il Giappone usò armi chimiche contro la Cina, che invece ne era priva. I nazisti però usarono la chimica nei campi di sterminio, e durante la guerra continuarono lo sviluppo e l’accumulo di armi non convenzionali. Verso la fine del conflitto, la Germania stava ultimando uno stabilimento per la produzione di Sarin, un gas nervino. Tutti gli eserciti che potevano permetterselo continuarono a investire nella ricerca e nella produzione di questo tipo armi.

In questo documento il comandante delle SS Rudolf Höß descrive l’uso delle camere a gas di Auschwitz.

La Convenzione sulle armi chimiche

Nel secondo dopoguerra erano ormai disponibili tutte le classi principali di armi chimiche, suddivise in base agli effetti.

Un agente nervino, come il Sarin, blocca l’enzima acetilcolinesterasi, che idrolizza il neurotrasmettitore acetilcolina. L’acetilcolina satura i recettori delle sinapsi, che sono costantemente eccitate: si perde del tutto il controllo del proprio corpo.

Leggi la scheda I gas nervini dal libro Percorsi di biochimica, di Stefani e Taddei, edito da Zanichelli.

Gli agenti vescicanti, come l’iprite (dalla città di Ypres, Belgio, dove furono usati per la prima volta nel 1915) causano bruciature chimiche, perché sono sostanze citotossiche. Gli agenti sanguigni invece sono a base di cianuro e arsenico. Penetrano nel flusso sanguigno e impediscono la respirazione cellulare. Gli agenti polmonari, spesso a base di cloro, sono sostanze irritanti in particolare per le vie respiratorie e possono anche uccidere per soffocamento.

Durante la Guerra fredda l’attenzione dell’opinione pubblica e degli eserciti era concentrata sulle armi atomiche, ma anche in questo periodo le armi chimiche furono usate, soprattutto in medioriente. Continuò anche la loro proliferazione, con la messa a punto di sostanze sempre più pericolose e la crescita globale degli arsenali.

La fine della Guerra fredda, però, creò le condizioni per la nascita di un nuovo trattato internazionale, in grado di fare davvero la differenza. Se ne cominciò a discutere già negli anni ‘80, ma solo nel 1992 l’ONU approverà il testo della Convenzione contro le armi chimiche. Questa non solo proibisce l’uso delle armi, ma anche il loro possesso e ne ordina la distruzione. Fanno eccezione alcune sostanze (o precursori) che non hanno un uso esclusivamente bellico (sostanze simili all’iprite, per esempio, sono usate in chemioterapia) e che sono opportunamente regolamentate.

La convenzione è diventata operativa con la ratifica di 65 stati 25 anni fa, il 29 aprile del 1997 (due anni prima a Tokyo c’era stato un attentato terroristico con gas nervino). Da allora agisce attraverso la Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), nel cui sito sono elencati i risultati. Il 99% degli arsenali dichiarati è stato distrutto, ma il lavoro non è finito.

Quando, nel dicembre 2013, l’Organizzazione ha ricevuto il Nobel per la Pace, il Comitato per il Nobel norvegese ha dichiarato:

[...] Le convenzioni e il lavoro della OPCW hanno reso l'uso delle armi chimiche un tabù nel diritto internazionale. I recenti eventi in Siria, dove sono state nuovamente utilizzate, hanno sottolineato la necessità di intensificare gli sforzi per eliminare questi armamenti. Alcuni Stati non sono ancora membri della OPCW. Altri non hanno rispettato la scadenza, che era in aprile 2012, per la distruzione delle loro armi chimiche. Questo vale soprattutto per USA e Russia.

Il disarmo è in primo piano nel testamento di Alfred Nobel. Il Comitato norvegese per il Nobel, attraverso numerosi premi, ha sottolineato la necessità di mettere al bando le armi nucleari. Con questo premio alla OPCW, il Comitato ha voluto contribuire anche all'eliminazione delle armi chimiche.

In questa playlist su Youtube trovi una serie di video che spiegano come funziona la Organization for the Prohibition of Chemical Weapons.

armi chimiche 1

Prima guerra mondiale: soldati britannici allestiscono una batteria di lanciabombe "Livens" per ordigni al gas (immagine: Wikipedia) 

armi chimiche 2

Il logo dell’Organization for the Prohibition of Chemical Weapons – OPCW

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