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Come si ricicla la plastica

Il riciclo della plastica è una sfida ancora da vincere, sia tecnicamente che economicamente, e da solo non risolverà il problema dell’inquinamento

L'invenzione delle prime materie plastiche risale a metà dell’800 (la prima è stata la Parkesina o celluloide, derivata dalla cellulosa), ma è tra la prima e la seconda guerra mondiale che comincia la loro produzione in massa. La plastica oggi è indispensabile. Basti pensare ai suoi molteplici utilizzi, che vanno dagli imballaggi alimentari al packaging, dall’edilidizia agli arredi, dal settore dei trasporti a quello dell’abbigliamento. L’incredibile duttilità di impiego di questi materiali ha portato a una produzione mondiale talmente elevata che in meno di un secolo le plastiche sono però diventate anche un problema ambientale.

Mari e oceani sono gli ecosistemi più colpiti dalla dispersione nell’ambiente di materiali plastici, come racconta questo articolo di Giancarlo Sturloni.

Idrocarburi, polimeri e microrganismi

Tutte le materie plastiche sono polimeri, cioè sono costituite da unità ripetute chimate monomeri. Anche la natura produce polimeri: lo sono per esempio la cellulosa delle pagine dei libri, la cheratina dei capelli e anche il DNA nelle nostre cellule. La differenza è che i batteri e gli altri organismi decompositori “sanno” riciclare (cioè decomporre) i polimeri naturali, mentre per decomporre la maggior parte delle plastiche in commercio possono impiegare fino a 200 anni: i microorganismi non riescono infatti a spezzare le catene dei polimeri sintetici, per lo più derivati dagli idrocarburi contenuti in petrolio e gas.

Leggere, personalizzabili all’infinito e molto economiche da produrre, le plastiche sono una benedizione fino a quando non finisce il loro ciclo di utilizzo e diventano un rifiuto.

Prima ridurre, poi riciclare

Per le Nazioni Unite e altri organismi internazionali la crisi da inquinamento da plastica va affrontata considerando l’intero ciclo di vita del prodotto. Il primo passo è ridurre l’utilizzo delle plastiche, che sono sì indispensabili, ma non sempre necessarie o non necessarie nella quantità usata oggi. La plastica va anche usata meglio, privilegiando dove possibile il riutilizzo dei prodotti, e vietando molti prodotti monouso, come accade già da alcuni mesi nell’Unione Europea. Solo dopo il riutilizzo viene il riciclo, e solo alla fine sono ammesse soluzioni come l’incenerimento e lo smaltimento in discarica. Il principio, applicabile a tutti i rifiuti, è dunque quello di favorire la cosiddetta economia circolare, nella quale gli scarti diventano materia prima per nuovi prodotti o nuovi utilizzi, riducendo il prelievo di risorse e l’impatto ambientale.

Il riciclo della plastica, una volta ridotto drasticamente l’utilizzo, fa parte di questa visione. Eppure oggi, in Europa, meno della metà dei rifiuti plastici sono riciclati.

Questo succede perché riciclare la plastica è possibile, ma è anche molto complicato, e soprattutto è difficile farlo a un costo competitivo: produrre nuova plastica “vergine” è spesso più economico che riciclarla. Esistono due categorie di processi per il riciclo delle plastiche: il riciclo meccanico e il riciclo chimico.

Per approfondire il concetto di economia circolare puoi leggere questa scheda dedicata peresente nel sito Zanichelli dedicato all’educazione civica.

Il riciclo meccanico

Il riciclo meccanico è quello di gran lunga più comune e collaudato, e consiste nel rimodellamento dei rifiuti plastici raccolti attraverso la raccolta differenziata per realizzare altri prodotti. Le plastiche infatti, come suggerisce il nome, non solo si possono modellare in forme infinite, ma quelle più comuni sono fatte di polimeri termoplastici, ovvero di materiali che possono essere rimodellati applicando pressione e calore. Questo non avviene con i polimeri termoindurenti, caratterizzati al contrario da un forma definitiva.

Nel riciclo meccanico queste plastiche sono separate per tipi, colore e altri parametri, pulite e triturate. Alla fine sono “fuse”, filtrate ed estruse fino a formare i pellet, cioè dei granuli di polimeri, da cui è possibile, sempre applicando calore e pressione, ottenere nuovi prodotti. A volte il nuovo prodotto è simile a quello originario, per esempio dalle bottiglie di PET è possibile ottenere nuovi contenitori; altre volte i nuovi prodotti sono diversi dai precedenti, come accade per esempio nel caso della produzione di fibre plastiche.

Il riciclo meccanico è limitato dal fatto che nel processo i polimeri non rimangono inalterati, ma si degradano, cioè nelle loro catene avvengono modifiche che ne cambiano le proprietà. Questo succede per due motivi:

  • la plastica, anche se non si decompone, si modifica lentamente nel tempo con l’esposizione all’ambiente: a parità di tipo di plastica raccolta avremo così materiali più o meno degradati, a seconda della loro storia;
  • il processo stesso di riciclo favorisce trasformazioni indesiderate nei polimeri, che nei nuovi materiali non sono puri, ma mischiati a molti coloranti, additivi e impurità sfuggite alla separazione.

Per superare questi problemi è possibile mischiare la plastica vergine assieme a quella riciclata e migliorare le fasi di assortimento per ridurre al minimo le impurità.

Questo video del COREPLA (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) mostra come funziona il riciclo meccanico degli imballaggi:

Il riciclo chimico

Il riciclo chimico, ora minoritario ma in forte espansione, è dove si sta concentrando la ricerca. Il principio non è più quello di rimodellare, ma di scomporre i polimeri in monomeri e oligomeri da riutilizzare in altri prodotti. Questa depolimerizzazione avviene trattando la plastica sia con particolari sostanze chimiche, sia attraverso il calore.

Il riciclo chimico aggira alcuni problemi del riciclo meccanico; per esempio eliminerebbe in parte la necessità di separare le plastiche per tipo: infatti diversi tipi di plastiche possono essere “scomposte” assieme. Inoltre si avrebbe la possibilità di realizzare nuove plastiche con le stesse proprietà di quelle vergini.

Questo video di Ricicla.TV mostra il funzionamento di un impianto di riciclo chimico della plastica in provincia di Ferrara:

Oltre al costo, ancora elevato, bisogna considerare che l’impatto ambientale del riciclo chimico è ancora poco studiato e da quanto sappiamo oggi non sempre offre un beneficio netto, che dipende dalle plastiche e dal prodotto finale. Per esempio, secondo un recente studio, i benefici ambientali diminuiscono quando si riciclano plastiche come il PET, che sarebbe meglio lasciare al riciclaggio meccanico, ma anche quando si usa il riciclo chimico non per ottenere nuova plastica, ma combustibili solidi o gassosi.

In ogni caso è bene ricordare che oggi né il riciclo meccanico né quello chimico hanno le capacità di ridurre l’inquinamento da plastica senza che a monte vengano ripensate tecniche di produzione e abitudini di utilizzo. Per questo le Nazioni Unite stanno pensando a un nuovo trattato ambientale, come quello di Montreal o di Parigi, con l’obiettivo di limitare la sua produzione.

riciclo plastica-1

La gerarchia delle opzioni preferibile per ridurre l’impatto dei rifiuti secondo la normativa europea

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