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Alle origini della Grande carestia irlandese

Un nuovo studio riapre il dibattito sull'origine della peronospora della patata, responsabile della disastrosa carestia che colpì l'Irlanda.
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Non ci pensiamo spesso, ma i microorganismi cambiano il corso della storia. Il primo antibiotico, per esempio, si deve a una fortuita osservazione del fungo unicellulare Penicillium glaucum, ma altre volte non siamo stati così fortunati. È il caso della Phytophtora infestans, un patogeno vegetale che a metà '800 mise in ginocchio l'Irlanda. Il microorganismo, simile ai funghi ma da essi filogeneticamente distinto, non attacca infatti gli esseri umani, ma quello che mangiano. Ancora oggi P. infestans è il maggiore flagello dei pomodori e, soprattutto, delle patate. L'alimentazione degli irlandesi di metà 800 dipendeva appunto da questo tubero, e una volta arrivata sull'isola P. infestans si diffuse da un campo all'altro provocando una delle più gravi carestie che la storia ricordi: si stima che morirono un milione di persone, e altrettante emigrarono. Ma da dove è arrivata P. infestans? Un nuovo studio riapre la discussione.  

Un dibattito decennale

L'origine di P. infestans è dibattuta da tempo, ma l'unica cosa assolutamente certa è che il patogeno proviene dal Nuovo Mondo, come le specie che attacca. Le analisi genetiche indicano inequivocabilmente che i ceppi delle più recenti epidemie di P. infestans sono partiti dal Messico e molti ritengono che anche la grande carestia irlandese debba essere partita da questa regione. Esistono infatti diversi altri indizi che puntano a un'origine messicana. Per esempio patate selvatiche come Solanum demissum, diffuse in questa regione, hanno sviluppato una resistenza al patogeno. Ed è qui che esistono popolazioni di P. infestans a riproduzione sessuale, ritenute ancestrali rispetto quelle che si riproducono solo asessualmente. D'altra parte è in Sud America, per la precisione intorno alle Ande, che la patata è stata addomesticata, e da qui provengono  alcune delle prime segnalazioni della malattia: alcuni ricercatori continuano quindi a sostenere l'ipotesi di un'origine fuori dal Messico.  

La storia scritta nel Dna, ma ancora da decifrare

A complicare le cose ora arriva un nuovo studio pubblicato su Molecular Biology and Evolution. I ricercatori hanno confrontato il genoma di  71 campioni di P. infestans, sia antichi che moderni, cercando di ricostruire più in dettaglio la storia del terribile patogeno. I ricercatori hanno riscontrato che i campioni "storici" condividono particolari sequenze con  P. andina, una specie diffusa intorno alle Ande che si pensa sia il prodotto di un'ibridazione tra P. infestans e un altro "genitore" sconosciuto. Questa linea evolutiva sembra ancestrale rispetto a quella degli altri ceppi di P. infestans, provenienti dal Messico, quindi confermerebbe l'ipotesi dell'origine Sud Americana. A detta degli stessi ricercatori l'enigma non è ancora definitivamente risolto, ma questo studio limita l'evoluzione e la diffusione di P. infestans a due scenari. Se l'origine è messicana, allora alcuni ceppi ancestrali negli stessi periodi sono stati trasportati, oltre che negli Stati Uniti d'America e Europa, anche in Ecuador, dove hanno potuto ibridarsi dando origine a P. andina. In seguito però le popolazioni sono cambiate molto e i ceppi responsabili della carestia si sono probabilmente estinti: un po' di antico DNA sopravvive solo in P. andina. L'altro scenario è che P. infestans fosse presente dall'inizio in Sud America e che forse fosse un parassita delle patate selvatiche, ma cambiando ospite si diffuse nelle colture del Messico e da lì passò in USA e poi in Europa. Anche in questo caso le popolazioni originarie potrebbero essersi estinte, ma ulteriori campionamenti, sia in Messico che in Sud America, potrebbero scovare popolazioni relitte e risolvere la questione una volta per tutte. Immagine di apertura: By Scott Bauer, USDA ARS [Public domain], via Wikimedia Commons By Weekly Freeman (http://www.vads.ac.uk/large.php?uid=74102&sos=14) [CC BY 4.0], via Wikimedia Commons
Patates
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