
I periodi orbitali dei sette pianeti che ruotano attorno a Trappist-1 paragonati a quelli dei satelliti galileiani di Giove e ai quattro pianeti più interni del sistema solare (Immagine: Nature)
Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope, per gli amici TRAPPIST
Il nome della stella, e per estensione del suo sistema planetario, deriva da un telescopio dell'Osservatorio la Silla (Cile). Gestito dall'Università di Liegi in Belgio (non è un caso che l'acronimo omaggi l'ordine monastico, e la sua birra) è stato costruito appositamente per la caccia agli esopianeti. Trappist-1 è quindi la prima stella dove il telescopio ha scoperto la presenza di pianeti. Come ci ha spiegato il cacciatore di esopianeti Davide Cenadelli, uno dei metodi più comuni per scoprire nuovi mondi è il metodo dei transiti: quando un pianeta passa davanti alla sua stella la luminosità catturata dai telescopi diminuisce, ed è proprio in questo modo che i nuovi esopianeti hanno rivelato la loro presenza. Già a fine del 2015 gli scienziati di Trappist avevano le prime prove di un sistema planetario con almeno tre pianeti, e presto altri strumenti furono puntati verso Trappist-1. Nell'estate del 2016 anche il telescopio spaziale Spitzer ha cominciato le osservazioni, scoprendo ben altri 4 pianeti e definendo molte caratteristiche degli altri.Abitabile, ma non necessariamente abitato...
Se i sette pianeti di Trappist-1 sembrano simili al nostro (almeno per alcuni versi), i nostri Soli sono parecchio diversi. Trappist-1 è infatti una stella nana ultrafredda, dieci volte più piccola della nana gialla intorno alla quale orbitiamo. Tutti i pianeti di Trappist-1 le orbitano molto più vicino di quanto non faccia il nostro Mercurio, eppure solo tre sono abbastanza vicini da rientrare nella tradizionale definizione di zona abitabile. Le prossime osservazioni ci diranno qualcosa in più sulla presenza di acqua, ma anche questo non sarebbe sufficiente a concludere che il mondo è abitato da qualche forma di vita. Se immaginiamo che la vita su un altro mondo debba essere simile alla nostra (in realtà non ne abbiamo idea) allora questi pianeti porrebbero comunque diverse sfide: per esempio, è probabile che mostrino al Sole sempre lo stesso emisfero, una condizione ritenuta sfavorevole per l'emergere della vita. Per buona misura il SETI è già in ascolto. -- Immagine in apertura e immagine box: NASA


