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Don’t panic! Come convivere coi nanotubi

Un nuova ricerca tranquillizza sulla pericolosità dei nanotubi multiparete, paragonati per pericolosità all'amianto: un semplice trattamento chimico li rende sostanzialmente innocui.
Un nuova ricerca tranquillizza sulla pericolosità dei nanotubi multiparete, paragonati per pericolosità all'amianto: un semplice trattamento chimico li rende sostanzialmente innocui.  

Particolare della funzionalizzazione dei nanotubi e del loro comportamento in vivo (CREDITI: Angewandte Chemie International Edition)

  I nanotubi di carbonio, una delle forme del fullerene, sono tra le molecole magiche delle nanotecnologie. Sono talmente versatili che, dalla medicina all’elettronica, non abbiamo ancora finito di trovare nuovi modi per utilizzarli. Nel 2008 però hanno anche destato qualche preoccupazione: secondo uno studio su modelli animali pubblicato su Nature nanotechnology, i nanotubi (per la precisione i nanotubi multi-parete), poiché sono molto simili alle fibre di amianto, se vengono inalati possono lesionare i tessuti respiratori e addirittura indurre il mesotelioma, un tipo di cancro devastante e molto difficile da trattare. Studi più recenti di un team giapponese hanno poi confermato questi risultati. Visto che i nanotubi stanno diventando sempre più comuni (e indispensabili) è chiaro che queste ricerche sono tenute in grande considerazione. Per fortuna sembra che la soluzione sia relativamente semplice: secondo un altro studio pubblicato recentemente sulla rivista Angewandte Chemie, in parte finanziato dal nostro Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, la tossicità dei nanotubi è infatti facilmente evitabile se sottoposti a un trattamento chimico. La loro pericolosità è infatti legata alla loro lunghezza: solo quelli più lunghi di 20 micrometri non riescono a essere espulsi dai tessuti. Eseguendo una funzionalizzazione delle superfici mediante l’aggiunta di catene idrofiliche derivate dal trietilen glicole, la lunghezza effettiva dei nanotubi si riduce e si impedisce che si aggreghino tra loro. Qualche perplessità in merito alle conclusioni del team internazionale che ha presentato questi risultati (tra gli altri il professor Maurizio Prato dell’Università di Trieste) viene da Jun Kanno, primo autore di uno degli ultimi studi che legano nanotubi multiparete e mesotelioma: il sospetto è che la riduzione di tossicità sia dovuta a una sostanziale alterazione della struttura dei nanotubi, in particolare dalla rimozione degli strati più esterni. I ricercatori tuttavia respingono questa ipotesi ribadendo che è tutto dovuto alla funzionalizzazione. C’è da specificare che i nanotubi normalmente non si trovano in situazioni in cui è facile che possano essere inalati, né gli studi finora condotti implicano che la loro pericolosità sia automaticamente da estendere all’uomo, ma man mano che diventano più indispensabili e, quindi, onnipresenti, i professionisti del settore saggiamente proseguono a studiare i loro rischi, reali e potenziali, e gli strumenti per eliminarli. Utile ricordare che nonostante le stringenti leggi internazionali che regolano l’utilizzo dell’amianto, la bonifica non è ancora terminata, anche in Italia.

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