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Dopo Pangea, il nuovo supercontinente sarà Amasia

«Navigando» sui relitti del supercontinente Pangea ora sappiamo dove e come si formerà il prossimo, «Amasia», grazie al paleomagnetismo

«Navigando» sui relitti del supercontinente Pangea ora  sappiamo dove e come si formerà il prossimo, «Amasia», grazie al paleomagnetismo.

Un supercontinente «a pezzi»
Tutti abbiamo conosciamo la Pangea, il supercontinente che circa 300 milioni di anni fa cominciò a spezzettarsi fino a dare origine agli attuali continenti. Questo processo è spiegato dalla teoria della tettonica a placche: la litosfera (crosta terrestre associata alla porzione più esterna del mantello) poggia sull'astenosfera, uno strato del mantello che si comporta come un fluido ed è interessato da moti convettivi a causa dell'immenso calore proveniente dagli strati più profondi. Queste grandi masse di materiale in movimento trasportano le placche, cioè porzioni di litosfera, che ci «galleggiano» sopra.

Meno noto è che la Pangea non è l'unico supercontinente esistito sulla Terra: prima sono venuti Nana (1.8 miliardi di anni fa) e Rodinia (circa un miliardo di anni fa). Secondo i geologi quindi esiste una certa periodicità nel fenomeno, ovvero le placche tendono a convergere in un nuovo supercontinente prima di questo sia di nuovo fatto a pezzi. Gli studiosi hanno già un nome per il prossimo supercontinenete, Amasia, e prevedono la sua formazione tra qualche centinaio di milioni di anni, ma la domanda è: dove sarà?

Due scenari possibili
Esistono due modelli concorrenti per quanto riguarda la formazione dei supercontinenti. Secondo il primo questi tendono a riformarsi nello stesso punto di origine (introversione), secondo un altro invece questi si troveranno sempre a 180° di longitudine rispetto a quello precedente (estroversione). Un nuovo studio pubblicato su Nature identifica invece una soluzione «intermedia», il modello dell'ortoversione: come suggerisce il nome, i supercontinenti si formerebbero a circa 90 gradi di longitudine l'uno dall'altro.

Fasi successive della deriva dei continenti (Immagine: Nature)

I campi magnetici «di una volta»
I ricercatori hanno tratto queste conclusioni grazie al paleomagnetismo: alcuni tipi di rocce conservano l' «impronta» del campo magnetico terrestre al momento della formazione, ed è pertanto possibile risalire alla paleolatitudine, cioè a quale latitudine si trovava la roccia (e per estensione l'area geografica di appartenenza) in una determinata era geologica.

In questi termini sembra un'impresa facile, ma non solo i ricercatori sono dovuti andare a caccia di antichissimi giacimenti, ma bisogna tenere conto che il polo magnetico non coincide sempre con quello terrestre (nemmeno adesso sono perfettamente coincidenti), quindi è stato necessario effettuare le opportune correzioni per risalire alle coordinate geografiche. Per la prima volta inoltre i dati paleomagnetici, relativi a interi cratoni, sono stati utilizzati non solo per la stima della paleolatitudiine, ma anche per la paleolongitudine. Ne è emerso che il centro di massi di Rodinia si trovava 88° da Nuna, e la Pangea a sua volta si è formata a 87° da Rodinia. Se il modello è corretto, Amasia si troverà quindi a circa 90° da Pangea e dai suoi «relitti» (i nostri attuali continenti).

Qui di seguito l'animazione di come gli scienziati prevedano possa profilarsi l'andamento della sua formazione.

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