Telescopio Kepler: dopo gli esopianeti, ora tocca alle esolune. Ma come si cercano?
Grazie ai successi di Kepler, il più avanzato telescopio spaziale della NASA, sappiamo che il cosmo brulica di pianeti, alcuni dei quali addirittura simili alla Terra e che quindi ci fanno ben sperare di trovare, un giorno, indizi della presenza di vita extraterrestre e forse addirittura civiltà aliene. Se ci sono gli esopianeti, però, ci dovranno anche essere delle esolune, cioè altri corpi celesti di dimensioni minore che vi orbitano intorno.
Kepler potrebbe vedere queste esolune? Sì, se sono abbastanza grandi, e se si sa come cercarle. Per questo è nato il progetto HEK - The Hunt for Exomoons with Kepler.
Oggetti interessanti?
La prima motivazione è, di nuovo, la vita extraterrestre. In teoria, non è necessario essere un pianeta per poter ospitare qualche tipo di organismo, una luna abbastanza grande andrebbe bene ugualmente, e se i giganti gassosi che Kepler ha trovato hanno una o (forse) più lune, allora potrebbe essere addirittura più probabile trovare una luna abitabile, piuttosto che un pianeta.
In secondo luogo, non è mai stata osservata prima una esoluna, ma i modelli ci dicono appunto che un buon numero di oggetti delle dimensioni del nostro pianeta potrebbero aver conquistato un'orbita stabile attorno a grandi pianeti gassosi durante la formazione dei rispettivi Sistemi Solari. Insomma, se ci sono tutte queste Pandora nella galassia, è ragionevole cercarle.
Una questione di luminosità
Quando la luna, rispetto all'osservatore, transita davanti al pianeta, diventa ben visibile agli strumenti. Kepler utilizza metodi fotometrici, cioè misura con precisione la luminosità della stella (o, come spera HEK, del pianeta) e se questa periodicamente diminuisce ci sono buone possibilità che ciò sia dovuto a un corpo che le transita davanti. La presenza di un pianeta è inoltre deducibile dalle variazioni del tempo di transito: se c'è un satellite, o un corpo di altra natura abbastanza grande da influenzare con la propria gravità il pianeta, allora queste perturbazioni si ripercuotono sul tempo di transito ed è possibile analizzarle per risalire all'oggetto responsabile. In questo stesso modo, ad esempio, Kepler ha scoperto un sistema stellare con due soli.
Richiesta un revisione paritaria
Per ora il team di HEK ha prodotto solo una pubblicazione on line su ArXiv per esporre il progetto ai colleghi astronomi, si tratta cioè di una pubblicazione che non è stata ancora sottoposta a revisione paritaria (specialmente in campo fisico questa è ormai una prassi che permette di condividere velocemente dati grezzi: così è accaduto anche con i neutrini superluminali), ma sta compilando una lista di pianeti «promettenti» già scoperti da Kepler e comincerà presto le indagini.