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Joe, il baby dinosauro riportato alla luce da un liceale

In un'area già passata al setaccio da paleontologi professionisti, uno studente liceale ha rinvenuto un preziosissimo reperto: l'esemplare, un adrosauro vissuto sette milioni e mezzo di anni fa, rappresenta il fossile più completo di baby dinosauro mai rinvenuto finora.
All’inizio non sembrava che una costola di dinosauro, una delle tante rinvenute dai paleontologi: tutto sommato, un ritrovamento di scarsa rilevanza scientifica. Ma quando lo studente liceale Kevin Terris si è trovato di fronte anche una piccola testa fossilizzata, tutti hanno capito di essere di fronte a una scoperta eccezionale: il più piccolo e completo fossile di un baby dinosauro mai riportato alla luce!
Perlustrando un’area dello scavo già passata al setaccio da paleontologi professionisti, Kevin non poteva credere ai propri occhi quando si è ritrovato di fronte la miniatura perfettamente conservata di un Parasaurolophus, un adrosauro vissuto in Nord America circa 75 milioni di anni fa. Gli adrosauri erano erbivori dotati di un lungo osso cavo situato in cima al cranio, una sorta di “tromba” che, al passaggio dell’aria, emetteva un suono vigoroso. Nonostante numerosi scheletri di Parasaurolophus adulto siano passati per le mani dei paleontologi, questa è la prima volta che un esemplare neonato può essere studiato nel dettaglio, fornendo un’impareggiabile sorgente di particolari su come queste specie si sviluppassero e crescessero. I risultati di questi studi, frutto di quasi cinque anni di indagini, sono state ora pubblicate sulla rivista Peer J. Ma quanti anni aveva Joe quando è morto? Per rispondere a questa domanda i paleontologi dispongono di un trucco: lo studio al microscopio delle ossa del fossile. L’osso, a dispetto della sua rigida apparenza, è in realtà un tessuto molto dinamico, in continua trasformazione: il risultato di questo rimodellamento è la deposizione di nuovi strati di tessuto di anno in anno. Se osservata al microscopio, la sezione trasversale di un osso di dinosauro può quindi rivelare – proprio come gli anelli nel tronco di un albero – l’età dell’esemplare. Nel caso di Joe, i ricercatori hanno trovato un tessuto osseo in rapida crescita, ma nessun anello annuale: al momento della morte, Joe non aveva neppure un anno di età. Eppure, il baby dinosauro aveva già raggiunto la ragguardevole lunghezza di quasi due metri, un quarto delle dimensioni che avrebbe raggiunto da adulto.
Confronto tra la cresta ossea pienamente sviluppata sul cranio di un adulto Parasaurolophus e l’abbozzo appena visibile presente sulla fronte di Joe (immagine: dinosaurjoe.org)
Un altro aspetto interessante riguarda lo sviluppo dell’osso cavo in cima al cranio. Nonostante la giovane età, Joe presenta già un abbozzo di quello che costituirà l’osso ricurvo della cresta: un elemento che non ha mancato di stupire gli scienziati, visto che lo sviluppo di simili strutture, in altre specie di dinosauro, avviene in tempi più lunghi. Uno sviluppo tanto precoce potrebbe sottolineare l’importanza della cresta non solo come elemento “ornamentale”, ma anche come importante sistema di comunicazione. Il suono emesso dalle piccole creste degli esemplari come Joe doveva avere una tonalità più alta, permettendo così di distinguere gli esemplari più giovani dai più anziani. Il fossile ritrovato non è solo il più piccolo mai rinvenuto: è anche il più accessibile dal punto di vista digitale. Le scansioni tridimensionali di tutto il fossile sono liberamente consultabili sul sito dedicato al baby dinosauro Joe, dinosaurjoe.org, dove è anche possibile scoprire tutti i dettagli sul suo ritrovamento.
dino

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