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Newton e le piante

Il più grande dei filosofi naturali aveva risolto un problema su cui i botanici avrebbero continuato a scervellarsi per due secoli, era tutto in poche righe di appunti riscoperte di recente.
Il nome di Isaac Newton (1643–1727) è legato alla teoria della gravitazione e al calcolo infinitesimale, ma ai suoi tempi le discipline scientifiche non erano ben definite come lo sono oggi. Dalla zoologia alla chimica, tutto faceva parte di un grande calderone chiamato "filosofia naturale", e gli interessi di questi filosofi erano infatti molto ampi, indipendentemente dai contributi specifici per cui oggi la Storia li ricorda. Ora nel taccuino privato di Newton Quaestiones quaedam Philosophiae, composto tra il 1661 e il 1665 e oggi religiosamente custodito dalla biblioteca dell'Università di Cambridge, è stata notata una paginetta di appunti da cui sembra che il più grande dei filosofi naturali avesse capito, con circa due secoli di anticipo, il meccanismo che usano le piante vascolari per trasportare la linfa verso l'alto. Newton descrive il processo in questi termini: immaginiamo che la luce (che all'epoca era considerata solo in termini di particelle) riesca a sbalzare via una particella di liquido all'apice di uno dei canali conduttori di una pianta. A quel punto il liquido rimanente tenderà a occupare lo spazio liberato, salendo verso l'alto. Man mano che altre particelle sono rimosse, si creerà quindi un continuo movimento del fluido, dalle radici alla sommità della pianta.
La pagina del taccuino di Newton dedicata alle piante. In alto a sinistra è visibile un diagramma: a. è la base del vaso conduttore, b. la sua sommità, c è una "particella" di luce che sta per colpire il liquido alla sommità. Immagine: Cambridge Digital Library
Lette oggi le parole di Newton sembrano anticipare la teoria della coesione-tensione (1895), che è tuttora il modello più accettato (e confermato) per spiegare il trasporto della linfa: le piante vascolari perdono acqua attraverso gli stomi (traspirazione),  generando un "risucchio" che permette la salita della linfa dalla parti più basse della pianta. Questo, assieme alla capillarità, permette il trasporto dei fluidi anche in piante di enormi dimensioni. Come spiegato questo mese in un articolo del botanico David Beerling su Nature Plants, purtroppo non abbiamo idea del contesto in cui Newton scrisse queste geniali righe. Quanto pensò al problema? E perché quella è l'unica nota sulle piante? Forse non lo sapremo mai. Nelle parole di Beerling: «Forse non dovrebbe sorprenderci che il genio di Newton sia stato capace di sviluppare il germe di un'idea per la salita della linfa nelle piante circa due secoli prima che i botanici riuscissero ad arrivarci da soli. Ma è bello pensare che anche Newton non fosse immune al fascino e alla sfide che le piante offrono a una mente creativa.» --- Immagine in apertura: Cambridge Digital Library Immagine box: Isaac Newton in un dipinto di Godfrey Kneller, Pubblico Dominio via Wikimedia Commons
newton piante
Sir_Isaac_Newton_(1643-1727)
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