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Scarso orientamento? Tutta colpa del (poco) testosterone

Perché le donne spesso dimenticano dove hanno parcheggiato l’auto? Secondo uno studio retrospettivo, se le donne sono meno brave nell’orientamento non è per un fenomeno evolutivo, ma perché hanno meno testosterone in circolo.

Perché gli uomini odiano chiedere indicazioni stradali? E perché le donne spesso si perdono se sbagliano strada? Secondo uno studio retrospettivo di Justin Rhodes, psicologo dell’Illinois, se le donne sono meno brave nell’orientamento non è per un fenomeno evolutivo, ma perché hanno meno testosterone in circolo.

Le donne si perdono
Non si tratta solo di una diceria: le donne sono meno brave nell’orientamento spaziale, si perdono con maggiore facilità, e nei test di realtà virtuale (quindi anche nei videogiochi in tre dimensioni) sono un po’ meno ferrate dei colleghi maschi. Fino a oggi questo fenomeno è stato attribuito all’evoluzione. Si credeva infatti che il maschio, dovendo provvedere alla caccia e alla protezione del territorio, avesse sviluppato uno spiccato orientamento come vantaggio rispetto ai suoi concorrenti. Ma Justin Rhodes, professore di psicologia all’Università dell’Illinois (USA), non ne era convinto.
 

Per fortuna (per le donne) esiste il GPS per orientarsi in auto (Fonte immagine: www.riviera24.it)


La nipote di Cristoforo Colombo
«I ricercatori tendono a lasciarsi sfuggire il fatto che molte caratteristiche fisiche e comportamentali compaiono come conseguenza di eventi casuali, oppure sono semplicemente effetti di alcuni cambiamenti che davvero offrono un vantaggio evolutivo», dice Rhodes nel comunicato riportato sul sito Sciencedaily. «Per esempio le donne hanno i capezzoli per un adattamento evolutivo: grazie a essi aumenta infatti la percentuale di sopravvivenza dei piccoli», continua Rhodes. «E anche gli uomini hanno i capezzoli, dal momento che la loro presenza non li penalizza in alcun modo. Quindi se riscontriamo una caratteristica positiva per uno dei due sessi, l’altro sesso la erediterà comunque, almeno che non sia uno svantaggio». Da questo pensiero Rhodes ha iniziato a valutare che un buon orientamento non poteva essere uno svantaggio per la nipote femmina di un ipotetico Cristoforo Colombo, per esempio. Quindi dal punto di vista evolutivo non avrebbe avuto senso questa differenza tra i due sessi.

8 specie su 11
Grazie a una valutazione retrospettiva di 35 studi già effettuati in questo campo, Rhodes ha avuto le prime risposte ai suoi dubbi. La differenza di orientamento tra maschio e femmina non è una prerogativa umana: anche pesci, topi, cavalli e macachi presentano la stessa caratteristica, che è stata vista in 8 specie su 11 prese in considerazione. Questa differenza non era in alcun modo collegata con l’estensione del territorio o la capacità di spostamento e movimento all’interno del territorio stesso.

Il testosterone per orientarsi

Le testimonianze del migliore orientamento dei maschi rispetto alle femmine sono numerose, ma non vi è secondo Rhodes un collegamento con un comportamento evolutivo, bensì con un valore fisiologico ormonale: il testosterone in circolo. Rhodes, nel suo studio pubblicato su The Quartely Review of Biology, mette in relazione la capacità di orientamento spaziale con la quota di testosterone nel circolo sanguigno, ormone prevalentemente maschile e responsabile dei caratteri sessuali secondari. «Si tratta quindi di una sorta di effetto collaterale del testosterone» dice Rhodes, «infatti alcuni studi hanno evidenziato che le donne che assumono testosterone come farmaco hanno riscontrato un aumento nelle loro capacità di navigazione spaziale».
Forse è proprio questo il motivo che indispettisce gli uomini all’idea di chiedere indicazioni stradali. Fermare uno sconosciuto per chiedere informazioni in qualche modo sarebbe come ammettere di avere un basso livello di testosterone e quindi di "mascolinità". E questo a scapito della loro autostima.

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