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Tu chiamale, se vuoi... mappe topografiche delle emozioni

Create per la prima volta le mappe topografiche delle emozioni, in cui emergono strette correlazioni tra stati d’animo e sensazioni corporee: un'associazione che sembra essere innata e universale, condivisa dalle diverse culture.
Le emozioni sono una parte integrante della nostra vita: che ne siamo più o meno consapevoli, le sensazioni che proviamo nelle più svariate situazioni guidano il nostro comportamento e le reazioni fisiologiche del corpo. Per esempio, di fronte a una situazione di pericolo, è l’insorgere della paura che mette in atto quelle reazioni fisiologiche che contribuiscono a uno stato di allerta e ci preparano alla fuga. Ma come vengono influenzate le diverse parti del corpo da un’emozione come la paura? E come reagisce, invece, il nostro corpo quando siamo felici? Un gruppo di ricercatori finlandesi della Aalto University ha creato per la prima volta una mappa topografica del nostro corpo, in cui emerge una stretta associazione tra stati d’animo e sensazioni corporee. Ne emerge l’idea, alquanto innovativa, che le emozioni siano codificate in modo altamente specifico dal sistema somatosensoriale del nostro corpo, un’associazione che non dipende né dalla sensibilità individuale, né dall’ambiente culturale.
Alcune delle mappe topografiche che illustrano le sensazioni corporee associate a diversi tipi di emozioni (immagine: Nummenmaa et al. PNAS 2014)
Lo studio, condotto online con la supervisione della Aalto University, ha visto coinvolti oltre settecento partecipanti, distribuiti tra Finlandia, Svezia e Taiwan. Dapprima i ricercatori hanno indotto nei partecipanti diversi stati emotivi e poi, mostrando loro silhouettes di figure umane sullo schermo del computer, gli hanno chiesto di identificare e colorare le parti del corpo che a loro parere erano state maggiormente coinvolte da quella sensazione. Ne sono emerse delle mappe topografiche molto accurate del modo in cui le emozioni vengono tradotte dalla nostra mente in reazioni corporee: ogni tipo di emozione – sia essa rabbia, ansia o felicità – dà quindi origine a una mappa topografica che è specifica per quello – e solo per quello – stato d’animo. Per esempio, mentre la rabbia vede un aumento delle sensazioni corporee associate alla testa e agli arti superiori, gli stati depressivi si associano a una "perdita" di sensazioni corporee a livello di tutti gli arti (vedi immagine). Curiosamente, la felicità determina un aumento delle sensazioni corporee dell'organismo nel suo insieme. Il confronto tra partecipanti di diverse parti del mondo ha messo in luce un altro aspetto interessante: il modo attraverso cui le emozioni si traducono in reazioni corporee non è dettato da schemi culturali, ma è universale e coinvolge reazioni innate. Basti dare un’occhiata alla mappa delle reazioni corporee emersa dai soggetti reclutati nell’Europa Occidentale: sorprendentemente simile a quella disegnata dai partecipanti provenienti dell’Asia dell’Est. La stretta interazione tra mente e corpo rimanda, in un certo senso, alla nostra natura “animale”. In quest’ottica, non stupisce che, quando proviamo una sensazione di paura, il nostro corpo metta in atto una serie di reazioni volte a innescare, per esempio, la fuga per metterci in salvo dal pericolo. Al contrario, se proviamo sensazioni piacevoli, è naturale che il nostro corpo ci predisponga a una interazione costruttiva con l’ambiente circostante e con le altre persone. Questo dialogo tra stati emotivi e reazioni corporee avviene continuamente nell’arco della giornata, nella maggior parte dei casi senza che ne siamo minimamente consapevoli. Eppure, sostiene Lauri Nummenmaa della Aalto University, una maggiore consapevolezza di queste reazioni incrociate è proprio quello che potrebbe aiutarci a gestire in modo più conscio i nostri stati emotivi e le corrispondenti reazioni corporee. I risultati di questo studio suggeriscono quindi un nuovo modo di analizzare le reazioni emotive e il modo in cui esse si rispecchiano a livello del nostro corpo: questo potrebbe fornire finalmente una nuova chiave di lettura per la diagnosi e la comprensione di disturbi emotivi attualmente difficili da gestire.
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