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Un bravo insegnante ti migliora la vita

Uno studio robusto, fatto seguendo più di 2 milioni e mezzo di studenti americani per 20 anni, dimostra quanto, in realtà, ci dice già il buon senso da tanto tempo. Gli effetti di un insegnante bravo che spinge i propri studenti a dare il meglio e non si accontenta di risultati standard o mediocri, non si fermano all’aula scolastica ma durano tutta la vita

Uno studio robusto, fatto seguendo più di 2 milioni e mezzo di studenti americani per 20 anni, dimostra quanto, in realtà, ci dice già il buon senso da tanto tempo. Gli effetti di un insegnante bravo che spinge i propri studenti a dare il meglio e non si accontenta di risultati standard o mediocri, non si fermano all’aula scolastica ma durano tutta la vita. E si traducono in adulti più soddisfatti, capaci di gestire la propria esistenza, più soggetti ad avere soddisfazioni nel proprio lavoro, anche da un punto di vista economico, e quindi, in definitiva, un futuro più promettente. Lo racconta, nel lungo articolo «Big study links good teachers to lasting gain» corredato da una animazione interattiva, il New York Times.

Non c’è una formula magica, naturalmente. Ma secondo tre economisti americani, Raj Chetty e John N. Friedman di Harvard e Jonah E. Rockoff della Columbia University, i dati parlano chiaro, come dimostrano nella pubblicazione online dei loro risultati con il titolo «The long-term impact of teachers». E con la logica pragmatica tutta americana che è loro tipica, calcolano anche in modo piuttosto preciso quanta differenza, in termini di futuri guadagni per uno studente, faccia il fatto di avere un cattivo insegnante, un insegnante nella media e uno eccellente. Il calcolo si basa sul fatto che uno studente con ottimi risultati ha più facilmente accesso alle migliori università e ha maggiori probabilità di studiare più a lungo. Il che, nel sistema americano, si traduce con una certa sicurezza in accesso a un impiego più retribuito e con maggior probabilità di carriera.

Questi risultati non arrivano certo a sorpresa. Ma lo studio dei tre economisti è di gran lunga il più solido, per numeri e per continuità di tempo, che sia mai stato fatto. Ed è destinato a far discutere. Perché nel sistema americano gli insegnanti sono scelti dalle scuole. E quindi, da un lato lo studio conforta chi ritiene che la responsabilità degli insegnanti nel successo scolastico degli alunni sia molto elevata. E fornisce alle scuole uno strumento in più per puntare su una attenta valutazione e selezione del proprio corpo docenti. Dall'altro, però, caricando di tale responsabilità i docenti, finisce con il penalizzarli anche nei casi in cui l’influsso di altri fattori sociali ed economici sia tale da rendere vana l’azione anche del migliore tra essi.

Insomma, attorno alla valutazione delle competenze didattiche dei docenti non si discute solo nel nostro paese. Ma un dato è certo: un insegnante che non si accontenta e che esige dai propri studenti il meglio che possano dare ha maggiori probabilità di influire in modo positivo sulla loro crescita e sul loro sviluppo futuro, anche al di fuori del contesto scolastico.

L’articolo del New York Times «Big study links good teachers to lasting gain»

La pagina web con la pubblicazione dello studio «The long-term impact of teachers», le slides di presentazione e un summary

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